Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16770 del 07/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 07/07/2017, (ud. 20/04/2017, dep.07/07/2017),  n. 16770

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. DI STEFANO Pierluigi – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13862/2011 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con domicilio eletto in Roma, via dei

Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

D.M., quale erede di D.D., rappresentata e

difesa dall’Avv. Marco Giontella, con domicilio eletto presso il suo

studio in Roma, via Cardinal De Luca, n. 10;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio,

n. 54/22/10 depositata il 29 marzo 2010.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 20 aprile

2017 dal Consigliere Iannello Emilio.

Lette le conclusioni del Pubblico Ministero che ha chiesto il rigetto

del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che – in controversia concernente l’impugnazione di avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle entrate, in relazione alla vendita di terreni effettuata con atto registrato il 3/8/2000, chiedeva il pagamento dell’Irpef, a tassazione separata, sulla plusvalenza realizzata, con riferimento a quella parte dell’area venduta, pari all’88% dell’intero, ritenuta dall’Ufficio di natura edificabile – la C.T.R. del Lazio, con la sentenza in epigrafe, accogliendo l’appello della contribuente D.D., ne ha pronunciato l’annullamento, ritenendo che il terreno venduto non fosse edificabile al momento della cessione;

che i giudici d’appello hanno al riguardo tra l’altro rilevato che, alla data della cessione, “risulta che l’intera zona E1 di espansione del Piano Regolatore Generale del Comune di Roma, approvato con D.M. 16 febbraio 1972, nel cui ambito rientrava il terreno venduto dalla D., fu stralciata dall’approvazione, a seguito di deliberazione della Giunta Regionale Lazio n. 7387 del 1/12/1987”;

che avverso tale sentenza l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, con due mezzi, cui resiste con controricorso D.M., quale erede della contribuente, deceduta il (OMISSIS);

considerato che, con il primo motivo di ricorso, l’Agenzia delle entrate deduce la violazione del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 36, comma 2, convertito dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, nonchè falsa applicazione dell’art. 81 (ora 67), comma 1, lett. b), t.u.i.r., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la C.T.R. attribuito rilievo alla mancata approvazione, da parte della Giunta Regionale del Lazio, per la parte che qui interessa, del Piano Regolatore Generale del Comune di Roma, approvato con D.M. 16 febbraio 1972, il quale includeva il terreno venduto in zona E1 di espansione del Piano Regolatore Generale del Comune di Roma, con ciò incorrendo in violazione della citata norma di cui al D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2, che, ai fini in questione, espressamente nega rilevanza alla mancata approvazione dello strumento urbanistico da parte della Regione;

che con il secondo motivo la ricorrente deduce insufficiente motivazione su di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non avere la C.T.R. conferito prevalente rilievo a quanto acclarato nel certificato di destinazione urbanistica rilasciato dal Comune di Roma – IX Dipartimento, il quale attestava non solo l’attuale destinazione del terreno de quo in base al nuovo P.R.G. del 2003 (unico aspetto considerato dai giudici d’appello), ma altresì la sua destinazione (edificatoria) all’epoca della cessione;

ritenuto che è fondato il primo motivo di ricorso;

che occorre invero rammentare che, ai sensi del D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2, “un’area è da considerare fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione della Regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo”;

che, intervenute successivamente a tale novella legislativa, le Sezioni Unite di questa Corte, con le sentenze nn. 25505 e 25506 del 30/11/2006, concernenti l’imposta di registro e l’ICI, hanno affermato – alla luce della stessa – il principio per cui, a fini fiscali, un’area è da considerarsi fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione della Regione e dall’adozione degli strumenti attuativi del medesimo, cosi distinguendo lo jus aedificandi dallo jus valutandi, perchè già l’avvio della procedura per la formazione del P.R.G. determina un’impennata di valore, pur con tutti i necessari distinguo riferiti alle zone e alle necessità di ulteriori passaggi procedurali;

che le Sezioni Unite hanno altresì affermato la natura interpretativa del D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2, e la sua applicabilità dunque anche alle fattispecie anteriori (v. anche, e pluribus, Cass. 10/06/2008, n. 15282; Cass. 20/02/2014, n. 4116; Cass. 22/01/2016, n. 1157; Cass. 26/01/2015, n. 1286);

che la citata norma chiarisce poi espressamente che il principio ivi dettato opera “ai fini dell’applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, di cui al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504”;

che, ciò posto, non può dubitarsi della diretta applicabilità nella fattispecie del principio richiamato, atteso che, pur tralasciando la contestata lettura del contenuto del certificato di destinazione urbanistica acquisito dall’Ufficio in data 18/1/2008, risulta comunque accertato in sentenza, pure alla stregua di altra fonte maggiormente accreditata dalla Corte di merito, che il terreno de quo rientrasse nell’ambito della zona E1 di espansione del Piano Regolatore Generale del Comune di Roma, approvato con D.M. 16 febbraio 1972, con conseguente attribuzione alla stessa di una destinazione edificatoria, la cui rilevanza ai fini che occupano è stata erroneamente esclusa in sentenza solo in ragione della circostanza che tale previsione di piano “fu stralciata dall’approvazione, a seguito di deliberazione della Giunta Regionale Lazio n. 7387 del 1/12/1987”, con ciò incorrendosi evidentemente in violazione del richiamato principio che, come detto, correla ai fini de quibus la qualificazione dell’area solo alla previsione contenuta nello strumento urbanistico vigente al momento della cessione, “indipendentemente dall’approvazione della regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo”;

che in accoglimento del ricorso la sentenza impugnata va pertanto cassata, rimanendo assorbito l’esame del secondo motivo;

che non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., con il rigetto del ricorso introduttivo;

considerato che, tuttavia, avuto riguardo all’incertezza del quadro normativo di riferimento e alla circostanza che a ben vedere la pretesa impositiva scaturisce dall’applicazione retroattiva di una norma introdotta successivamente all’atto di cessione, appare equo compensare integralmente tra le parti le spese processuali, sia per il presente giudizio di legittimità, che per entrambi i gradi del giudizio di merito.

PQM

 

accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara assorbito il secondo; cassa la sentenza; decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo. Compensa integralmente le spese processuali.

Così deciso in Roma, il 20 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2017

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