Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16758 del 14/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 14/06/2021, (ud. 12/03/2021, dep. 14/06/2021), n.16758

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – rel. Consigliere –

Dott. D’AURIA Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6048-2015 proposto da:

EQUITALIA SUD S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t.,

rapp. e dif., in virtù di procura speciale in calce al ricorso,

dall’Avv. FULVIO CEGLIO, unitamente al quale è elett.te dom.ta in

ROMA, alla VIA DEI PONTEFICI, n. 3, presso lo STUDIO CAPECE MINUTOLO

DEL SASSO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore

p.t., dom.to in ROMA, alla VIA CRISTOFORO COLOMBO, n. 426 C/D;

– resistente –

e contro

Z.E. (C.F. (OMISSIS)), rapp. e dif., in virtù di procura

speciale a margine del controricorso, dagli AVV.TI ANGELO PISANI ed

ANGELO DE LUCIA, unitamente ai quali è elett.te dom.ta in ROMA,

alla VIA CATONE, n. 15, presso lo studio dell’Avv. GIUSEPPE

MAZZUCHIELLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6861/39/14 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 10/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/3/2021 dal Consigliere Dott. GIAN ANDREA CHIESI.

 

Fatto

OSSERVATO

che Z.E. impugnò, innanzi alla C.T.P. di Napoli, l’estratto di ruolo e le cartelle di pagamento dallo stesso risultanti, deducendo l’irregolare notifica di queste ultime, recanti riprese operate nei propri confronti per diverse annualità di imposta;

che la C.T.P. accolse il ricorso, con sentenza n. 138/28/13, avverso la quale EQUITALIA propose appello innanzi alla C.T.R. di Napoli, quest’ultima, con sentenza n. 6861/39/14, depositata il 10.7.2014, rigettò il gravame ritenendo – per quanto in questa sede ancora rileva – che, a fronte dell’operato disconoscimento delle copie delle relate di notifica delle cartelle di pagamento versate in atti, queste ultime dovessero ritenersi “praticamente inutilizzabili”, con conseguente difetto di prova della relativa notificazione, stante il mancato deposito, ad opera dell’agente per la riscossione, dei relativi originali;

che avverso tale sentenza l’EQUITALIA ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi. Si è costituita, con controricorso, Z.E.; Si è costituita, ai soli fini della eventuale partecipazione alla discussione in pubblica udienza, l’AGENZIA DELLE ENTRATE.

Diritto

CONSIDERATO

che, in via preliminare, va dato atto dell’avvenuto deposito (ammissibile in questa sede, stante la tempistica di formazione del documento rispetto al momento di proposizione del ricorso introduttivo del presente giudizio di legittimità – cfr. anche Cass., Sez. 2, 22.1.2018, n. 1534, Rv. 647079-01 sebbene irrilevante ai fini della definizione del presente giudizio – cfr. infra), ad opera della difesa della Z., di copia della sentenza n. 12451/2016 del Tribunale di Napoli, con attestazione di passaggio in giudicato che, a conclusione del giudizio ex art. 221 c.p.c. azionato in via principale dalla Z., ha accertato la falsità delle sottoscrizioni apposte agli avvisi di ricevimento relativi alla notificazione di due delle cartelle di pagamento oggetto della presente impugnazione;

che in via ulteriormente preliminare va rigettata l’eccezione di inammissibilità, formulata dalla difesa della Z. con riferimento a tutti i motivi articolati dall’EQUITALIA, per violazione dell’art. 348-ter c.p.c., u.c., operando la limitazione della cd. “doppia conforme” rispetto alle doglianze che ricadono nell’ambito di operatività dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, estraneo, invero, all’odierno thema decidendum;

che con il primo motivo la difesa dell’EQUITALIA lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5) la violazione dell’art. 112 c.p.c., nonchè la falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, per non essersi la C.T.R. pronunziata in ordine al motivo di appello concernente la dedotta non impugnabilità dell’estratto di ruolo;

che il motivo (il quale disvela un dedotto error in procedendo, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) è inammissibile;

che va rilevato come la decisione impugnata non affronti minimamente l’argomento: con il che il mezzo di gravame si palesa già prima facie carente di specificità (cfr. l’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), per non avere parte ricorrente trascritto come la questione fu proposta in grado di appello, essendosi limitata alla mera trascrizione della rubrica del relativo motivo di gravame (cfr. p. 8, secondo cpv.). E’, infatti, inammissibile, per violazione del criterio dell’autosufficienza, il ricorso per cassazione col quale si lamenti la mancata pronuncia del giudice di appello su uno o più motivi di gravame, se essi non siano compiutamente riportati nella loro integralità nel ricorso, sì da consentire alla Corte di verificare che le questioni sottoposte non siano “nuove” e di valutare la fondatezza dei motivi stessi senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte (Cass., Sez. 2, 20.8.2015, n. 17049, Rv. 636133-01);

che con il secondo motivo la difesa dell’EQUITALIA si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) della violazione e falsa applicazione degli artt. 2697,2712,2719 c.c., nonchè del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, per avere la C.T.R. ritenuto efficace il disconoscimento delle copie delle relate di notifica delle cartelle di pagamento impugnate, sì da privarle di efficacia probatoria, nonostante (a) esso fosse generico e preventivo e (b) l’agente della riscossione non sia tenuto a conservare gli originali oltre cinque anni;

che il motivo è, in parte inammissibile, in parte infondato;

che, quanto alla prima sotto-censura in cui si articola il mezzo, regolano la materia i seguenti principi: 1) il disconoscimento della conformità di una copia fotostatica all’originale di una scrittura non ha gli stessi effetti del disconoscimento previsto dall’art. 215 c.p.c., comma 2, perchè mentre quest’ultimo, in mancanza di richiesta di verificazione e di esito positivo di questa, preclude l’utilizzazione della scrittura, il primo non impedisce che il giudice possa accertare la conformità all’originale anche attraverso altri mezzi di prova, comprese le presunzioni; ne consegue che l’avvenuta produzione in giudizio della copia fotostatica di un documento, se impegna la parte contro la quale il documento è prodotto a prendere posizione sulla conformità della copia all’originale, tuttavia non vincola il giudice all’avvenuto disconoscimento della riproduzione, potendo egli apprezzarne l’efficacia rappresentativa (Cass., Sez. 5, 23.5.2018, n. 12737, Rv. 648402-01); 2) in tema di efficacia probatoria delle riproduzioni meccaniche di cui all’art. 2712 c.c., il disconoscimento idoneo a farne perdere la qualità di prova, degradandole a presunzioni semplici, deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendosi concretizzare nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta (Cass., Sez. L, 2.9.2016, n. 17526, Rv. 641181-01); 3) la valutazione dell’idoneità delle espressioni utilizzate dalla parte a configurare un valido disconoscimento costituisce giudizio di fatto riservato al giudice del merito, incensurabile in sede di legittimità se congruamente e logicamente motivato (arg. da Cass., Sez. 3, 17.5.2007, n. 11460, Rv. 596721-01) a proposito del disconoscimento di una scrittura privata);

che, posto quanto precede, parte ricorrente ha tuttavia omesso di trascrivere in ricorso (privando, dunque, il mezzo di gravame del carattere di specificità, richiesto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, ai fini dell’ammissibilità della censura), in che termini e quando il disconoscimento in questione fu operato dalla difesa della Z., sì da precludere al Collegio qualsivoglia valutazione circa il lamentato carattere meramente preventivo e generico dello stesso;

che consegue a tale considerazione l’assorbimento del terzo motivo, con cui parte ricorrente si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5) della violazione degli artt. 115, comma 1 e 116 c.p.c., per avere la C.T.R. erroneamente ritenuto non provata la notifica delle cartelle di pagamento impugnate, nonostante l’avvenuta produzione delle relate di notifica di ciascuna delle cartelle impugnate;

che è altresì infondata la seconda sotto-censura in cui si articola il secondo motivo, considerato che, al momento dell’instaurazione del giudizio di primo grado innanzi alla C.T.P. (notifica del ricorso avvenuta il 9.5.2011 – cfr. p. 2 del ricorso introduttivo dell’odierno grado di giudizio) e per buona parte di esso, il termine di cui all’art. 26 cit. non era elasso rispetto alla presunta notifica di alcuna delle cartelle di pagamento per cui è causa (cfr., per l’indicazione del dies a quo relativo a ciascuna di esse, la p. 14 del ricorso);

che con il quarto motivo parte ricorrente si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5,) della violazione dell’art. 115 c.p.c., comma 1 e dell’art. 116 c.p.c., nonchè della falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, per avere la C.T.R. erroneamente ritenuto tardiva la produzione delle copie delle relate di notifica delle cartelle impugnate;

che il motivo è inammissibile, per non confrontarsi con la ratio decidendi dell’impugnata decisione;

che, contrariamente alle doglianze svolte dalla parte ricorrente ed uniformandosi ai principi costantemente affermati da questa Corte (cfr., da ultimo, Cass., Sez. 5, 30.1.2019, n. 2585, Rv. 652371-01), la C.T.R. non ha affatto ritenuto inammissibile, quale conseguenza della tardività della relativa costituzione in giudizio, la produzione documentale versata in atti dall’EQUITALIA: i giudici di appello, piuttosto, dopo avere “preso atto” (cfr. p. 2, primo cpv., della motivazione della sentenza impugnata) del deposito di siffatta documentazione, hanno ritenuto che le copie delle relate prodotte dall’agente della riscossione dovessero considerarsi “praticamente inutilizzabili” e, dunque, prive di efficacia probatoria, ai fini della dimostrazione della regolarità della notifica delle cartelle di pagamento impugnate, in considerazione (a) dell’avvenuto disconoscimento della loro conformità agli originali e (b) della mancata produzione di questi ultimi (possibile fin dal primo grado di lite e, peraltro, anche ordinata dalla stessa C.T.R. con ordinanza del 26.3.2014. Cfr. ricorso, p. 5, primo cpv.);

Ritenuto, in conclusione, che il ricorso debba essere rigettato, con condanna dell’EQuITALIA SUD S.P.A, in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento, in favore di Z.E., delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo e con attribuzione in favore degli Avv.ti Angelo Pisani ed Angelo De Lucia, dichiaratisi anticipatari delle stesse, ex art. 93 c.p.c.;

che nulla debba disporsi in merito alle spese di lite nei rapporti tra I’EQUITALIA SUD S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t., e l’AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., essendosi quest’ultima costituita ai soli fini della eventuale partecipazione alla pubblica udienza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Per l’effetto, condanna l’EQUITALIA SUD S.P.A, in persona del legale rappresentante p.t., al pagamento, in favore di Z.E., delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 200,00 (duecento/00) per esborsi ed Euro 4.500,00 (quattromilacinquecento/00) per compenso professionale, oltre al 15% su tale ultimo importo per rimborso forfetario spese generali ed agli accessori di legge, con attribuzione in favore degli Avv.ti Angelo Pisani ed Angelo De Lucia, dichiaratisi anticipatari delle stesse, ex art. 93 c.p.c..

Dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della EQUITALIA SUD S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Civile Tributaria, il 12 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 giugno 2021

 

 

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