Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16745 del 06/08/2020

Cassazione civile sez. trib., 06/08/2020, (ud. 16/01/2020, dep. 06/08/2020), n.16745

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – rel. Consigliere –

Dott. PERINU Renato – Consigliere –

Dott. SAIEVA Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 4966/2016 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) s.r.l., in liquidazione, in persona del legale

rappresentante pro tempore,

-intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia, n. 3358/2015, depositata il 16 luglio 2015.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 16 gennaio

2020 dal Consigliere Luigi D’Orazio.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. L’Agenzia delle entrate emetteva avviso di accertamento nei confronti della (OMISSIS) s.r.l., per l’anno 2010, rilevando che la sopravvenienza passiva per Euro 8.390.878,47, non poteva essere imputata all’anno 2005, ma nel 1998, sì che le perdite non potevano essere utilizzate per i cinque anni successivi al 2005, ma solo negli anni precedenti. Veniva, quindi, accertata una maggiore imposta Ires nel 2010 per Euro 1.466.194,00, a fronte di un reddito negativo dichiarato pari ad Euro 6.906.312,00, non potendo essere utilizzate in compensazione le perdite del 2005 negli esercizi successivi, essendo le stesse imputabili all’anno 1998 e non al 2005. In particolare, si accertava che la società aveva stipulato un mutuo fondiario con il Credito fondiario Cariplo nel 1983 con una apertura di credito per lire 4.200.000.000, garantito da ipoteca su immobili della Immobiliare Milga s.r.l., terzo datore di ipoteca, che la società era stata dichiarata fallita il (OMISSIS), con chiusura del fallimento il (OMISSIS), in quanto il socio C.G., amministratore, aveva provveduto al pagamenti dei creditori ammessi al passivo. Tuttavia, la Cariplo, godendo del beneficio processuale, quale Fondiario, e potendo proseguire i processi esecutivi pendenti anche in costanza di fallimento, con eventuale apprensione delle somme ricavate dalla vendita dei beni, non aveva presentato domanda di ammissione al passivo per il credito relativo all’apertura di credito. Il socio C., quindi, aveva avviato una trattativa con la Cariplo proponendo il pagamento di lire 14.000.000.000. La Cariplo accettava la proposta transattiva con lettera del (OMISSIS), determinando le condizioni di pagamento, che doveva avvenire in sei rate semestrali, precisando che non si trattava di una novazione e che, in caso di mancato pagamento delle rate, l’accordo sarebbe stato risolto, con possibilità di agire nei confronti della società per il recupero del credito nella sua interezza. Solo in data (OMISSIS) la Banca Intesa, subentrata alla Cariplo s.p.a., aveva rilasciato la dichiarazione attestante il pagamento della somma di 8.390.878,47. Lo stesso anno il C. chiedeva alla società il rimborso delle somme versate alla banca. La società accoglieva la richiesta e contabilizzava una sopravvenienza passiva del medesimo importo, determinandosi una perdita di Euro 6.906.312,00 che era stata poi utilizzata in deduzione degli utili negli anni successivi (2006, 2007, 2008, 2009 e 2010). Per l’Agenzia delle entrate, invece, il debito era certo già dal 1998, sicchè, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109, la perdita doveva esplicare i suoi effetti a decorrere dal 1998, per i cinque successivi, ma non a partire dal 2005, per il quinquennio 2005/2010. Veniva, quindi, recuperata a tassazione per l’anno 2005 tale sopravvenienza.

2. La Commissione tributaria regionale della Lombardia rigettava l’appello proposto dalla Agenzia delle entrate avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Milano (3252/44/2014), che aveva accolto il ricorso proposto dalla contribuente nei confronti dell’avviso di accertamento emesso dalla Agenzia delle entrate. Il giudice di appello rilevava che “nella considerazione della riconosciuta legittimità delle perdite 2005 e la possibilità della società di portarle in diminuzione dei redditi degli anni successivi, non può che riconoscere la deduzione dal reddito d’impresa dell’anno 2010 della quota parte delle perdite pregresse 2005”.

3. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate.

4.Restava intimata la società.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo di impugnazione l’Agenzia delle entrate deduce “nullità della sentenza per mancanza del requisito motivazionale previsto dal combinato disposto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 61, e art. 36, comma 2, n. 4, e violazione dell’art. 132 c.p.c., e art. 111 Cost., e art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 “, in quanto la sentenza della Commissione regionale è del tutto apparente, apodittica e priva di significativi riferimenti alla concreta fattispecie, essendo, peraltro, motivata unicamente per relationem.

2. Con il secondo motivo di impugnazione la ricorrente deduce la “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, in quanto il costo in oggetto doveva essere imputato all’anno di imposta 1998, e non nel 2005. Il socio C. si era accollato i debiti della (OMISSIS) per la somma di lire 14.000.000,00 e la Cariplo aveva accettato la transazione con lettera del (OMISSIS), senza alcuna liberazione della società debitrice (OMISSIS). In data (OMISSIS) la Banca Intesa s.p.a., subentrata alla Cariplo s.p.a., aveva solo rilasciato l’attestazione di avvenuto pagamento integrale del debito della società, oggetto della transazione con il C.. La certezza del debito era, però, lampante sin dal 1998, quando la Banca ha accettato la proposta transattiva. Non è condivisibile l’assunto che l’accollo da parte del C. abbia differito la certezza e la determinabilità del debito sino alla data del pagamento integrale da parte del socio. La circostanza che il socio si sia accollato un debito altrui, non consente di spostare la competenza del debito, che era già certo e determinabile. Il C. è divenuto un obbligato in solido per un debito già certo e determinabile. Si è verificato solo un trasferimento del credito, ai sensi dell’art. 1203 c.c., dalla banca al socio, con possibilità per quest’ultimo di agire in surrogazione. Con il pagamento di ciascuna rata da parte del C., questi acquisiva, in automatico, un corrispondente credito nei confronti della società.

2. Il ricorso è inammissibile.

Invero, l’Agenzia delle entrate ha spedito per la notifica in data 15-2-2016 il ricorso per cassazione alla (OMISSIS), con sede di (OMISSIS), Via (OMISSIS), oltre che al Dott. F.W., presso il suo studio in (OMISSIS), Via (OMISSIS).

In data 16-2-2016 l’agente delle Poste italiane non portava a termine le due notifiche, in quanto in entrambi i casi il destinatario risultava “trasferito”.

L’Agenzia delle entrate ha ripreso il procedimento notificatorio in data 31-3-2016 ai medesimi indirizzi che, a seguito di ulteriori ricerche, erano risultati esatti.

In data 4-4-2016 l’agente delle Poste Italiane non portava a termine la notifica presso la sede della società, attestando che risultava “trasferita”. Inoltre, benchè nella memoria depositata dalla Agenzia delle entrate il 27-6-2006, si afferma che si sarebbe perfezionata la notifica al Dott. F.W., legale rappresentante della società e difensore, pur essendo coincidenti gli indirizzi della sede della società e del difensore, in realtà non risulta prodotta la relata di notifica effettuata nei confronti del Dott. F..

In particolare, alla memoria suddetta risulta allegata esclusivamente la notifica tentata in data 4-4-2016 nei confronti della (OMISSIS), sempre in (OMISSIS), (OMISSIS), da cui risulta che la società si è “trasferita”. Non risulta allegata alla memoria la relata di notifica relativa al Dott. F.. Neppure negli atti del fascicolo, esaminati analiticamente da questa Corte, risulta depositata la relata di notifica nei confronti del Dott. F. in relazione alla rinnovazione della notifica del ricorso per cassazione.

Pertanto, per questa Corte, a sezioni unite, in caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa (Cass., sez. un., 15 luglio 2016, n. 14594).

Nella specie, invece, l’Agenzia delle entrate, dopo essere venuta a conoscenza della mancata notifica iniziale in data 16-2-2016, ha ripreso il procedimento notificatorio solo in data 31-3-2016, quando il termine dimezzato di cui all’art. 325 c.p.c., pari a trenta giorni, era ormai decorso, senza peraltro il perfezionamento delle notifiche.

Non si provvede sulle spese in assenza di attività difensiva della controparte.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 16 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 6 agosto 2020

 

 

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