Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16744 del 14/06/2021

Cassazione civile sez. III, 14/06/2021, (ud. 02/02/2021, dep. 14/06/2021), n.16744

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5856/2018 proposto da:

NUOVA RADIO EMILIA S.R.L., elettivamente domiciliata in ROMA, presso

lo studio dell’avvocato MICHELE AURELI, rappresentata e difesa

dall’avvocato ALESSANDRO BIAGI;

– ricorrente –

contro

V.R. e TELCOM S.R.L., elettivamente domiciliati in ROMA,

presso l’avvocato LUIGI FEDELI BARBANTINI, rappresentati e difesi

dall’avvocato ALBERTO GHIRELLI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 2262/2016 della CORTE D’APPELLO DI BOLOGNA,

depositata in data 11/01/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

02/02/2021 dal Consigliere Dott. MARCO DELL’UTRI;

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. CARDINO Alberto, che ha chiesto il

rigetto del ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza resa in data 11/1/2017, la Corte d’Appello di Bologna, per quel che ancora rileva in questa sede, ha confermato la decisione con la quale il giudice di primo grado, accertata l’occupazione senza titolo, da parte della Nuova Radio Emilia s.r.l., di un terreno (area nuda) di proprietà di V.R. e di V.F. (quali eredi di V.L.), ha disposto, tra le altre statuizioni, la condanna della Nuova Radio Emilia s.r.l. al rilascio di detto terreno in favore dei proprietari.

2. A fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha evidenziato come il terreno in esame fosse stato originariamente concesso in locazione, da V.L., alla Radio Budrio coop a r.l., affinchè quest’ultima vi realizzasse un traliccio di sostegno di antenne-radio, oltre a un capannone per il ricovero dei materiali occorrenti al funzionamento dei propri impianti.

3. A sua volta, Radio Budrio coop a r.l. aveva concesso, ad altre società titolari di emittenti radiofoniche (tra cui la Nuova Radio Emilia s.r.l.), la possibilità di utilizzare, dietro compenso, il traliccio di sostegno per la collocazione anche delle proprie antenne.

4. Al fine di definire transattivamente la lite insorta tra le parti dell’originario contratto di locazione del terreno (nella cui “gestione” era medio tempore subentrata la società Telcom di V.F. e R. s.n.c.), Radio Budrio coop a r.l. aveva ceduto, alla Telcom, i propri impianti (traliccio e capannone), con l’impegno di mantenere il godimento del terreno e dei medesimi impianti, senza corrispettivo, sino al 30/6/2008.

5. Ciò posto, secondo la prospettazione della corte territoriale, una volta venuto meno il titolo locativo a fondamento della detenzione di Radio Budrio coop a r.l., V.R. e V.F. (in proprio e nella qualità di legali rappresentanti della Telcom di V.F. e R. s.n.c.) legittimamente avevano rivendicato, nei confronti della Nuova Radio Emilia s.r.l., la restituzione del terreno, non potendo quest’ultima società vantare alcun titolo a fondamento della relativa persistente occupazione, attesa l’immediata diretta dipendenza, del titolo dalla stessa acquisito per la collocazione delle proprie antenne sul traliccio, dalla persistente efficacia del contratto di locazione del terreno sottostante.

6. Avverso la sentenza d’appello, la Nuova Radio Emilia s.r.l. propone ricorso per cassazione sulla base di sei motivi di impugnazione, illustrati da successiva memoria.

7. V.R. e la Telcom s.r.l. (già Telcom di V.F. e R. s.n.c.) resistono con controricorso, cui ha fatto seguito il deposito di memoria.

8. Il Procuratore generale presso la Corte di cassazione ha concluso per iscritto, instando per il rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, la società ricorrente censura la sentenza impugnata per falsa applicazione degli artt. 99 e 112 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4), per avere la corte territoriale violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, avendo giudicato su un oggetto del giudizio mai precedentemente posto in discussione tra le parti, ossia sul rilascio del terreno di proprietà dei fratelli V., là dove la controversia doveva ritenersi limitata all’accertamento della sola effettiva occupazione sine titulo, da parte della Nuova Radio Emilia s.r.l., di una parte del traliccio realizzato su detto terreno, quale bene del tutto diverso da quest’ultimo.

2. Il motivo è infondato.

3. Osserva il Collegio come la corte territoriale abbia puntualmente provveduto a indicare in modo espresso (riportando pedissequamente il contenuto dell’atto introduttivo del giudizio e delle successive conclusioni: cfr. pag. 5 della sentenza impugnata) i contenuti della domanda originariamente proposta dagli attori, evidenziando come la stessa fosse stata immediatamente riferita all’invocato rilascio, da parte della Nuova Emilia s.r.l., del terreno da quest’ultima illegittimamente occupato, con la conseguente insussistenza (riscontrabile per tabulas) di alcuna pronuncia della corte territoriale in contrasto con i contenuti della domanda proposta.

4. Con il secondo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 100 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4), per avere la corte territoriale erroneamente giudicato sul tema della legittimazione ad agire nel presente giudizio, non potendo ritenersi che i proprietari del terreno asseritamente occupato dalla Nuova Emilia s.r.l. ne fossero provvisti, disponendone viceversa la sola società proprietaria del traliccio parzialmente occupato dalla società convenuta.

5. Il motivo è infondato.

6. Osserva il Collegio come la titolarità della legittimazione attiva o passiva in relazione a una determinata controversia sia destinata ad essere individuata in relazione alle specifiche deduzioni contenute nell’originaria domanda proposta dall’attore/ricorrente. Sul punto, è appena il caso di richiamare il consolidato insegnamento della giurisprudenza di questa Corte, ai sensi del quale per la sussistenza della legittimazione processuale, che costituisce condizione per la trattazione della causa fra i giusti soggetti del rapporto, è sufficiente l’attribuzione che l’attore faccia al convenuto della titolarità dell’obbligo controverso, indipendentemente dalla fondatezza della domanda (Sez. 3, Sentenza n. 11981 del 26/11/1998, Rv. 521120 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 377 del 13/01/1995, Rv. 489678 – 01).

7. Nel caso di specie, del tutto correttamente la corte territoriale ha riconosciuto la legittimazione ad agire in capo ai proprietari del terreno locato, avendo questi ultimi direttamente rivendicato il rilascio di tale terreno nei confronti della società indicata come occupante sine titulo.

8. Con il terzo motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 936 e 1593 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente deciso in merito al regime proprietario dei manufatti installati sul terreno locato, avendo – sia pure implicitamente, ma erroneamente – affermato che la proprietà di tali manufatti, nel corso del rapporto di locazione del terreno, spettasse ai locatori di quest’ultimo.

9. Con il quarto motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione dell’art. 1593 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente ritenuto (sia pure implicitamente) che, alla cessazione del rapporto di locazione del terreno, la proprietà dei manufatti si fosse trasferita in capo ai locatori, in contrasto con gli elementi istruttori complessivamente acquisiti al giudizio in ordine all’effettiva volontà negoziale delle parti.

10. Con il quinto motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per omesso esame di un fatto decisivo controverso (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5), per avere la corte territoriale omesso di tener conto, ai fini del giudizio, della decisiva circostanza consistita nell’avvenuta cessione, dei manufatti realizzati sul terreno concesso in locazione, dalla Radio Budrio coop a r.l. alla Telcom s.n.c., con la conseguente conferma dell’effettiva proprietà di detti manufatti in capo alla società conduttrice del terreno.

11. Tutti e tre i motivi – congiuntamente esaminabili per ragioni di connessione – sono inammissibili.

12. Osserva il Collegio come il ricorrente abbia prospettato i vizi in esame senza cogliere in modo specifico la ratio individuata dal giudice a quo a sostegno della decisione assunta.

13. Sul punto, varrà richiamare il principio, consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, ai sensi del quale, il motivo d’impugnazione è rappresentato dall’enunciazione, secondo lo schema normativo con cui il mezzo è regolato dal legislatore, della o delle ragioni per le quali, secondo chi esercita il diritto d’impugnazione, la decisione è erronea, con la conseguenza che, siccome per denunciare un errore occorre identificarlo (e, quindi, fornirne la rappresentazione), l’esercizio del diritto d’impugnazione di una decisione giudiziale può considerarsi avvenuto in modo idoneo soltanto qualora i motivi con i quali è esplicato si concretino in una critica della decisione impugnata e, quindi, nell’esplicita e specifica indicazione delle ragioni per cui essa è errata, le quali, per essere enunciate come tali, debbono concretamente considerare le ragioni che la sorreggono e da esse non possono prescindere, dovendosi, dunque, il motivo che non rispetti tale requisito, considerarsi nullo per inidoneità al raggiungimento dello scopo. In riferimento al ricorso per Cassazione tale nullità, risolvendosi nella proposizione di un “non motivo”, è espressamente sanzionata con l’inammissibilità ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 4 (Sez. 3, Sentenza n. 359 del 11/01/2005, Rv. 579564 – 01).

14. Nella specie, la corte territoriale ha accolto la domanda degli originari attori sul presupposto che la concessione in godimento della postazione-radio in favore della Nuova Radio Emilia s.r.l. (da parte di Radio Budrio coop a r.l.) avesse determinato, in capo a quest’ultima, il godimento di un bene economicamente e giuridicamente complesso, integrato, non solo dallo spazio del traliccio utilizzato per la collocazione delle antenne e del capannone per il ricovero della strumentazione necessaria al funzionamento dei propri impianti, bensì anche dal terreno sottostante tali manufatti: beni (il terreno e i manufatti), la cui differente considerazione, sul piano giuridico (a fronte del relativo collegamento funzionale sul piano economico), discendeva dalla circostanza che la relativa appartenenza risalisse a due diversi proprietari con la conseguenza che, inevitabilmente, venuta legittimamente meno, in capo a Radio Budrio s.r.l. (che aveva concesso in godimento, a Nuova Radio Emilia s.r.l., la postazione-radio per le antenne e lo spazio di ricovero per la strumentazione tecnica nel capannone), la disponibilità del terreno sottostante a tali manufatti, dovette conseguentemente venir meno anche il titolo di detenzione di Nuova Radio Emilia s.r.l., attesa l’immediata e diretta dipendenza del proprio diritto al godimento (anche) del terreno, da quello, di natura personale, di Radio Budrio s.r.l..

15. Rispetto a tale (corretta) ricostruzione, conseguentemente, del tutto coerentemente il giudice a quo ha ritenuto irrilevante l’accertamento della situazione proprietaria degli impianti realizzati sul terreno (che, peraltro, la corte territoriale non ha mai, nè esplicitamente, nè implicitamente, riconosciuto in capo ai proprietari del terreno), dovendo unicamente giudicarsi dell’esistenza, in capo ai proprietari del terreno, di un titolo (riferito al terreno, quale elemento economico-giuridico integrativo del bene “postazione-radio” concesso in godimento a Nuova Radio Emilia s.r.l.) idoneo a sostenere la rivendicazione del relativo rilascio nei confronti di un soggetto (la Nuova Radio Emilia s.r.l.) ormai priva di alcun titolo di godimento opponibile nei confronti dei proprietari.

16. Ciò posto, le odierne doglianze della società ricorrente, nel riproporre la questione del regime proprietario dei manufatti installati sul terreno locato, dimostrano di non essersi punto confrontate con la decisione impugnata, con la conseguente inammissibilità di dette censure per le specifiche ragioni in precedenza indicate.

17. Con il sesto motivo, la ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 1594 c.c., art. 1595 c.c., comma 3, artt. 1599 e 1602 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale ritenuto erroneamente irrilevante la questione concernente il carattere derivato (o meno) della concessione dello spazio sul traliccio in favore della Nuova Radio Emilia s.r.l., rispetto al contratto di locazione del terreno, finendo per applicare in modo erroneo le norme sul contratto di sublocazione, non avvedendosi della piena opponibilità del contratto di locazione della postazione-radio concluso tra la Radio Budrio coop a r.l. e la Nuova Radio Emilia s.r.l. nei confronti dei nuovi proprietari dei manufatti collocati sul traliccio, sulla base della disciplina richiamata che riconosce l’opponibilità, al nuovo proprietario del bene locato, della locazione precedentemente stipulata.

18. Il motivo deve ritenersi inammissibile sulla base delle medesime considerazioni esposte in corrispondenza dei precedenti motivi terzo, quarto e quinto; segnatamente nella parte in cui si evidenzia la corretta configurazione, operata dalla corte d’appello, della complessità economico-giuridica del bene concesso in godimento da Radio Budrio coop a r.l. a Nuova Radio Emilia s.r.l., di per sè comprensivo anche del terreno di proprietà degli originari attori, nella misura funzionalmente connessa alla necessaria installazione operativa degli impianti per la trasmissione-radio.

19. E’ appena il caso di rilevare, peraltro, come i giudici d’appello non abbiano affatto considerato irrilevante la questione relativa alla natura “derivata” del titolo personale di godimento di Nuova Radio Emilia s.r.l. (avendone piuttosto sottolineato la decisiva incidenza), essendosi detti giudici unicamente limitati ad affermare l’irrilevanza della sola questione terminologica circa la natura di contratto “di locazione” o “di sublocazione” della concessione in godimento dei manufatti (cfr. pag. 6, rigo 2 della sentenza impugnata), ponendo l’accento sull’inevitabile dipendenza della situazione soggettiva vantata da Nuova Radio Emilia s.r.l. dalla persistente efficacia del titolo giustificativo del godimento del terreno originariamente concesso a Radio Budrio coop a r.l..

20. Sulla base delle argomentazioni che precedono, rilevata la complessiva infondatezza delle censure esaminate, dev’essere pronunciato il rigetto del ricorso, con la conseguente condanna della società ricorrente al rimborso, in favore delle parti controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, secondo la liquidazione di cui al dispositivo, oltre all’attestazione della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso, in favore dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.000,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 2 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 giugno 2021

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