Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16740 del 16/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 16/07/2010, (ud. 16/06/2010, dep. 16/07/2010), n.16740

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. MAGNO Giuseppe Vito Antonio – rel. Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

B.F., elettivamente domiciliato in Roma, via A. Granisci,

n. 36, presso l’Avvocato Totino Carlo, che lo rappresenta e difende

con l’Avvocato Ernesto Carnevale Schianca per procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore p.t., domiciliata in

Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello

Stato, che la rappresenta e difende secondo la legge;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 152/2/05 della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, depositata il 27.10.2005;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

giorno 16.6.2010 dal relatore Cons. Giuseppe Vito Antonio Magno;

Udito, per il ricorrente, l’Avvocato Rrnesto Carnevale Schianca e,

per la controricorrente, l’Avvocato dello Stato Daniela Giacobbe;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

1.- Dati del processo.

1.1.- Il signor B.F. esercente l’attivita’ di odontotecnico ricorre, con tre motivi, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe che, accogliendo l’appello proposto dall’ufficio di (OMISSIS) dell’agenzia delle entrate, riforma la sentenza n. 113/3/02 della commissione tributaria provinciale di Pavia – che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente avverso l’avviso di rettifica del reddito dichiarato ai fini dell’IRPEF per il 1994 portandolo, sulla base d’indagini bancarie esperite dalla guardia di finanza, da L. 48.531.000 a L. 277.847.000 – e conferma l’accertamento.

1.2.- L’intimata agenzia delle entrate resiste mediante controricorso, illustrato anche da memoria.

2.- Motivi del ricorso.

2.1.- Il ricorrente censura la sentenza impugnata in base ai seguenti tre motivi:

2.1.1.- omessa motivazione in ordine al riscontrato difetto di prova contraria alle risultanze bancarie, deducendo di avere fornito, con apposite memorie, “dettagliate giustificazioni di tutte le movimentazioni bancarie”; giustificazioni esaminate e trovate soddisfacenti dai giudicanti di primo grado, ma del tutto ignorate dalla commissione regionale; la quale, peraltro, aveva erroneamente ritenuto necessario, a giustificazione delle movimentazioni bancarie, il riscontro di esse nelle scritture contabili, ignorando che esso contribuente, operando in regime di contabilita’ semplificata, non possedeva le scritture proprie della contabilita’ ordinaria;

2.1.2.- violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39 per avere, in presenza di ricavi dichiarati, che l’ufficio aveva ritenuto congrui rispetto ai parametri settoriali, accolto un motivo d’appello “nuovo”, poiche’ l’ufficio appellante, mutando illegittimamente il titolo della pretesa, originariamente fondata su accertamento induttivo (art. 39 cit., comma 2), aveva preteso poi di fondarla sulle sole presunzioni, prive dei caratteri di D.Lgs.’, precisione e concordanza, ricavabili dalle indagini su conti correnti cointestati alla moglie ed utilizzati anche per la conduzione familiare;

2.1.3.- violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2, in quanto, trattandosi di accertamento induttivo, i prelevamenti bancari ingiustificati non potevano essere equiparati semplicemente ai ricavi, senza dedurre i costi dichiarati e non contestati, in conformita’ al principio di capacita’ contributiva, come riconosciuto anche dalla sentenza C. cost. n. 225/2005.

3.- Decisione.

3.1.- Il ricorso deve essere rigettato, per infondatezza o inammissibilita’ dei motivi, come di seguito esposto. Le spese del presente giudizio di legittimita’, liquidate in dispositivo, fanno carico al ricorrente, per il principio della soccombenza.

4.- Questioni controverse e motivi della decisione.

4.1.- La commissione regionale – sull’esatto presupposto che l’art. 32 (erroneamente indicato come 39), D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, “contiene una presunzione legale sulla base della quale… sono considerate ricavi le movimentazioni sui conti” correnti bancari, salvo determinate prove contrarie a carico del contribuente – afferma “che non risultano giustificate ne’ in sede amministrativa, ne’ in sede contenziosa, le movimentazioni bancarie contestate”; quindi conferma l’accertamento, assumendo che il contribuente non avrebbe assolto l’onere della prova contraria alle suddette risultanze bancarie.

4.2.- Tanto premesso, il primo motivo di ricorso (par. 2.1.1) e’ inammissibile, poiche’ il ricorrente si limita a lamentare, sotto il profilo di un preteso difetto di motivazione, l’omessa considerazione, da parte del giudicante, di “due memorie” che asseritamente contenevano “dettagliate giustificazioni di tutte le movimentazioni bancarie”, con indicazione di quelle che non sarebbero riferibili all’attivita’ di odontotecnico; ma non trascrive nel ricorso, in omaggio al principio di autosufficienza di esso (Cass. nn. 15952/2007, 14973/2006, 12362/2006 ed altre), tali giustificazioni, cosi’ da consentire il controllo di completezza e congruita’ della motivazione, senza necessita’ di accesso ad altri atti di cui e’ precluso l’esame in sede di legittimita’; anche se tali atti sono allegati al ricorso (Cass. n. 18506/2006), trattandosi nella specie dell’impugnazione di una sentenza pubblicata prima del 2.3.2006, cui pertanto non si applica la norma contenuta nell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, introdotta dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 5, comma 1.

4.3.- Il secondo motivo di ricorso (par. 2.1.2) e’ infondato, innanzitutto, perche’ l’accertamento dell’ufficio nei confronti d’imprese minori, che utilizzano una contabilita’ semplificata, puo’ essere sia di tipo analitico – contabile (nella misura resa possibile dalla contabilita’ semplificata) sia di tipo induttivo extracontabile, in base a coefficienti presuntivi di reddito (Cass. n. 3223/2007, in materia di IVA); ma ancor piu’ perche’, nella specie, non si discute dell’applicazione di tali coefficienti, bensi’ della presunzione legale – non suscettibile, in quanto tale, di disamina circa l’esistenza dei caratteri di D.Lgs., precisione e concordanza degli indizi – connessa alle risultanze bancarie (Cass. nn. 7766/2008, 430/2008, 4601/2002).

Nel ricorso, d’altra parte, non e’ trascritto il titolo dell’accertamento, onde valutare se questo era stato – come il ricorrente deduce – inammissibilmente mutato in appello, da induttivo – sintetico (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2) a induttivo – analitico (stesso articolo, 1 co., lett. d).

4.4.- Il terzo motivo (par. 2.1.3) e’ inammissibile, poiche’ la critica in esso contenuta – non essere stati conteggiati nell’accertamento, a fronte dei ricavi corrispondenti ai prelevamenti bancari, i costi dichiarati e non contestati e quelli presumibili, in percentuale dei ricavi stessi – non riguarda alcun capo della sentenza impugnata, ne’ questa e’ censurata per omissione di pronunzia sull’eventuale eccezione proposta in sede di controdeduzioni all’appello dell’ufficio.

I ricorrente peraltro non dimostra – trascrivendo nel ricorso, in omaggio al principio di autosufficienza di esso, i passi significativi dell’atto impositivo – che l’ufficio non abbia tenuto conto dei costi di produzione del reddito.

4.5.- Le conclusioni sono nel senso indicato al par. 3.1.

5.- Dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE DI CASSAZIONE Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.500,00 (duemilacinquecento/00), di cui Euro 2.300,00 (duemilatrecento/00) per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.

Cosi’ deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione quinta civile – tributaria, il 16 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 luglio 2010

 

 

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