Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16740 del 06/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 06/07/2017, (ud. 04/04/2017, dep.06/07/2017),  n. 16740

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4295-2016 proposto da:

S.A.I. S.R.L. SOCIETA’ ALBERGHI ISCHI – P.I. (OMISSIS), in persona

del Legale Rappresentante pro iempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIALE ANGELICO 70, presso lo studio dell’avvocato PAOLO PALMA,

rappresentata e difesa dall’avvocato PASQUALE PACIFICO;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI FORIO – C.F. (OMISSIS), in persona del Vice Sindaco e

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA TEULADA 38/A, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI

MECHELLI, rappresentato e difeso dall’avvocato ACUNTO VINCENZO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6715/23/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI, depositata il 06/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/04/2017 dal Consigliere Dott. NAPOLITANO LUCIO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 – bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata e dato atto che la ricorrente ha depositato memoria, osserva quanto segue:

Con sentenza n. 6715/23/2015, depositata il 6 luglio 2015, la CTR della Campania ha rigettato l’appello proposto nei confronti del Comune di Forio dalla S.A.I. S.r.l. Società Alberghi Ischia (di seguito società), avverso la sentenza della CTP di Napoli, che aveva rigettato il ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di accertamento per Tariffa gestione dei rifiuti solidi urbani e assimilati dovuta per l’anno 2011.

Avverso la pronuncia della CTR la società ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi, ulteriormente illustrato da memoria.

Il Comune di Forio resiste con controricorso.

Con il primo motivo la società ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 162, della L. n. 212 del 2000, art. 7, della L. n. 241 del 1990, art. 3, e dell’art. 24 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, assumendo l’erroneità in diritto della pronuncia impugnata nella parte in cui ha escluso la necessità di allegazione all’atto impositivo delle delibere comunali in esso richiamate.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 158 del 1999 e del D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 42, lett. f), in combinato disposto con il D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, comma 8, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e 4, lamentando la mancata e/o illegittima e/o erronea determinazione del tributo, essendo state le tariffe vigenti nel 2010 approvate con delibera di Giunta municipale, non potendo ritenersi legittima al 2011 l’estensione delle medesime tariffe deliberate da organo incompetente, in ragione di semplice ratifica da parte del Consiglio comunale.

Con il terzo motivo la società censura la sentenza impugnata per violazione del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, violazione del D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, commi 9, 13 e 15, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, con riferimento alla mancata applicazione e riscossione della tariffa da parte del soggetto gestore.

Preliminarmente all’esame dei motivi di ricorso deve essere delibata l’eccezione del Comune controricorrente d’inammissibilità dell’avverso ricorso per nullità della procura.

Diversamente da quanto prospettato nella proposta del relatore depositata in atti, l’eccezione, alla stregua della più recente giurisprudenza di questa Corte in materia, alla quale il collegio ritiene di dover assicurare ulteriore continuità, va rigettata.

Le Sezioni Unite di questa Corte (Cass. 7 novembre 2013, n. 25036), innovando rispetto all’indirizzo espresso nelle pronunce citate nella richiamata proposta, hanno affermato il principio secondo cui “la procura speciale alle liti, rilasciata, per conto di una società esattamente indicata con la sua denominazione, con sottoscrizione affatto illeggibile, senza che il nome del conferente, di cui si alleghi genericamente la qualità di legale rappresentante, risulti dal testo della stessa, nè dall’intestazione dell’atto a margine o in calce al quale sia apposta, ed altresì priva, nell’uno o nell’altra, dell’indicazione di una specifica funzione o carica del soggetto medesimo che lo renda identificabile attraverso i documenti di causa o le risultanze del registro delle imprese, è affetta da nullità relativa, che la controparte può tempestivamente opporre ex art. 157 c.p.c., onerando così, l’istante, d’integrare con la prima replica la lacunosità dell’atto iniziale, mediante chiara e non più rettificabile notizia del nome dell’autore della suddetta sottoscrizione, difettando la quale, così come in ipotesi di inadeguatezza o tardività di tale integrazione, si verifica invalidità della procura ed inammissibilità dell’atto cui essa accede” (si vedano anche, più di recente, Cass. sez. 3, 27 ottobre 2015, n. 21780; Cass. sez. 3, 10 aprile 2015, n. 7179; Cass. sez. 3, 10 ottobre 2014, n. 21405).

Nella fattispecie in esame, con la memoria depositata ex art. 378 c.p.c., la ricorrente ha colmato la lacuna del ricorso, nel quale non era indicato il nome del legale rappresentante della società ricorrente, che aveva a sua volta sottoscritto il rilascio della procura al difensore con firma illeggibile, indicando puntualmente gli atti del giudizio di merito, ricorso di primo grado ed atto di appello oggetto di allegazione (rispettivamente doc. n. 2 e n. 3) anche in sede di ricorso per cassazione, nei quali sono riportati nome e cognome, C.P.P., dell’amministratore e legale rappresentante pro – tempore della società ricorrente.

Il ricorso deve pertanto essere ritenuto ammissibile.

Esso però deve essere rigettato alla stregua delle seguenti considerazioni.

Il primo motivo è inammissibile (cfr. Cass. sez. unite 21 marzo 2017, n. 7155), avendo la sentenza della CTR pronunciato in conformità all’indirizzo espresso dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui ” l’onere di allegazione posto a carico dell’amministrazione finanziaria dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1, secondo periodo, dello “altro atto” richiamato nella motivazione dell’avviso di accertamento, ha riferimento agli atti che, rappresentano, appunto, la motivazione della pretesa tributaria che deve essere applicata nell’avviso e non agli atti di carattere normativo o regolamentare che legittimano il potere impositivo e che sono oggetto di conoscenza “legale” da parte del contribuente.

Tale principio, nel contesto di quanto previsto dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 162, è pacificamente riferibile anche agli avvisi di accertamento emanati dalle amministrazioni comunali (cfr., ad esempio, in tema di ICI, Cass. sez. 5, 24 novembre 2004, n. 22197; Cass. sez. 5, 17 ottobre 2008, n. 25371; Cass. sez. 5, ord. 25 luglio 2012, n. 13106; Cass. sez. 6-5, ord. 3 novembre 2016, n. 22254 e, specificamente, in tema di TARSU, Cass. sez. 6-5, ord. 20 gennaio 2017, n. 1568).

D’altronde, che l’allegazione delle delibere a contenuto normativo non valga in alcun modo ad integrare il requisito motivazionale dell’atto impositivo in tema di TARSU si collega all’ulteriore principio secondo cui “in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, non è configurabile alcun obbligo di motivazione della delibera comunale di determinazione della tariffa di cui al D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 65, poichè la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile ex post, di destinatari occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili” (cfr. Cass. sez. 5, 23 ottobre 2006, n. 22804; Cass. sez. 5, 26 marzo 2014, n. 7044).

Nel caso di specie parte ricorrente non ha offerto, nell’illustrazione del motivo, elementi idonei a sollecitare un mutamento del succitato indirizzo.

Inoltre deve rilevarsi come, costituendo la pubblicazione delle delibere comunali obbligo di legge (D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 124), la circostanza della loro pubblicazione deve presumersi e non costituire oggetto di specifica prova da parte dell’ente.

In relazione al secondo motivo, in ordine al quale parte ricorrente lamenta anche l’inconferenza del riferimento da parte della CTR alla pronuncia del Consiglio di Stato, sez. 5, 2 febbraio 2012, n. 539, che andrebbe piuttosto nel senso della conferma che il potere di deliberare le tariffe è di spettanza del Consiglio, spettando alla Giunta unicamente, ai sensi del D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 42, comma 2, lett. e, la determinazione delle aliquote, la pronuncia impugnata non merita censura laddove ha rilevato che per l’anno in contestazione, il 2011, vi è stata espressa ratifica da parte del Consiglio comunale della delibera di Giunta che aveva, invece, determinato le tariffe per l’anno precedente.

In ragione del generale principio di conservazione di efficacia degli atti giuridici, la delibera consiliare, che risponde alla ratio legis quanto all’individuazione dell’organo competente in tema di disciplina generale delle tariffe, deve ritenersi esprimere validamente, per l’anno oggetto di causa, la volontà del Consiglio in ordine alla specifica competenza ad esso attribuita.

Ugualmente è da ritenersi manifestamente infondato il terzo motivo. Parte ricorrente assume che, avendo il Comune di Forio deliberato con decorrenza dal 1 gennaio 2005 il passaggio dalla TARSU alla TIA, nelle more dell’attuazione del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 238, l’emissione direttamente da parte del Comune dell’atto impositivo, impugnato dalla società, violerebbe le disposizioni del D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, commi 9, 13 e 15, che conserverebbero, per effetto del combinato disposto del citato D. n. 152 del 2006, art. 238, comma 11 e il D.P.R. 27 aprile 1999, n. 158, art. 10, efficacia ultrattiva, per cui, essendo stato affidato il servizio dal 2010 a soggetto terzo (Ego Eco S.r.l.), doveva ritenersi precluso al soggetto titolare della potestà impositiva il potere di emanare l’avviso di accertamento in contestazione.

La disposizione di cui al D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, comma 9, laddove stabilisce che “la tariffa è applicata dai soggetti gestori nel rispetto della convenzione e del relativo disciplinare” deve intendersi in primo luogo riferita al potere dovere del gestore di emettere le relative bollette per la fatturazione del servizio, ma non certo preclusiva, in assenza di specifico divieto, del potere di accertamento del mancato versamento dell’imposta dovuta, spettante all’ente impositore (cfr. già, sia pur in fattispecie non esattamente sovrapponibile, Cass. sez. 5, 27 febbraio 2013, n. 4893), non rilevando, in relazione all’oggetto del contendere nel presente giudizio, le ulteriori disposizioni di cui allo stesso D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, commi 13 e 15, riferiti all’attività di riscossione.

Il ricorso deve essere pertanto rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

 

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore in favore del controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge se dovuti.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 4 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2017

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