Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16725 del 14/06/2021

Cassazione civile sez. lav., 14/06/2021, (ud. 29/01/2021, dep. 14/06/2021), n.16725

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2109/2020 proposto da:

K.S., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’Avvocato MICHELE CAROTTA;

– ricorrente-

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, Commissione Territoriale per il

Riconoscimento della Protezione Internazionale di Verona, Sezione

Vicenza, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

ex lege in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. cronologico 10183/2019 del TRIBUNALE di

VENEZIA, depositato il 26/11/2019 R.G.N. 2555/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/01/2021 dal Consigliere Dott. ADRIANO PIERGIOVANNI PATTI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. con decreto 26 novembre 2019, il Tribunale di Venezia rigettava il ricorso di K.S., cittadino gambiano, avverso il decreto della Commissione Territoriale di Vicenza, di reiezione delle sue domande di protezione internazionale e umanitaria;

2. esso escludeva, come già la Commissione, la credibilità del richiedente, che aveva raccontato di aver lasciato il Gambia il (OMISSIS) e di essere arrivato in Italia (attraverso Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger e Libia) il (OMISSIS), dopo aver deciso di disertare la milizia (OMISSIS) (al soldo della quale aveva ucciso diverse persone su ordine dei propri capi: e per tale ragione la moglie lo aveva lasciato), avendo informato l’uomo (che curava i malati con erbe e) che avrebbe dovuto uccidere: essendo quindi stato ricercato dai propri ex compagni a causa del tradimento;

3. il racconto appariva, infatti, inverosimile e contraddittorio, in assenza di alcuna allegazione giustificativa della ragione, dopo cinque anni di militanza nel corpo speciale, di avvisare proprio quell’uomo del rischio che correva e di mettersi in salvo, nè documentazione di una tale effettiva militanza o di un procedimento nei suoi confronti dopo la diserzione;

4. il Tribunale negava la ricorrenza dei requisiti delle protezioni maggiori e, in specifico riferimento all’ipotesi di protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), una situazione politica e sociale della Repubblica del Gambia tale da integrare una situazione di pericolo di vita in caso di rimpatrio, alla luce della recente evoluzione in senso democratico e di rispetto dei diritti umani conseguente alla vittoria in elezioni democratiche di un nuovo presidente che era succeduto al dittatore J. (sulla base di informazioni attinte dai siti Internet del Ministero degli Esteri, di Amnesty International e di organizzazioni accreditate, quale in particolare Peace Reporter, risalenti all’anno precedente);

5. esso escludeva infine una particolare condizione di vulnerabilità del richiedente, neppure allegata, integrante seria ragione di carattere umanitario, nè risultando una compiuta integrazione in Italia, per l’insufficienza di una parziale documentazione di rapporti di lavoro in somministrazione a tempo determinato: in ogni caso neppure valendo allo scopo la sola occupazione lavorativa;

6. con atto notificato il 23 dicembre 2019, lo straniero ricorreva per cassazione con quattro motivi; il Ministero dell’Interno intimato non resisteva con controricorso, ma depositava atto di costituzione ai fini della eventuale partecipazione all’udienza di discussione ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1, ult. alinea, cui non faceva seguito alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. in via preliminare, deve essere rilevata la nullità della procura del difensore (nella specie apposta su foglio separato e materialmente congiunto all’atto), in quanto priva della data di rilascio e della correlata certificazione dal predetto, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, così da non consentire la verifica del suo conferimento in epoca successiva alla comunicazione del decreto impugnato (Cass. 3 febbraio 2020, n. 2342; Cass. 15 settembre 2020, n. 19164; Cass. 24 settembre 2020, n. 20075);

2. il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile, senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto difese e raddoppio del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (conformemente alle indicazioni di Cass. s.u. 20 settembre 2019, n. 23535), a carico del difensore, che ha in tal modo agito in proprio (Cass. 9 dicembre 2019, n. 32008; Cass. 11 novembre 2020, n. 25304).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del difensore del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 29 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 giugno 2021

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