Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1672 del 23/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1672 Anno 2018
Presidente: IACOBELLIS MARCELLO
Relatore: MOCCI MAURO

ORDINANZA

sul ricorso 24559-2016 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE C.F. 06363391001, in persona del
Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro

URSO CARMELO, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, RAPPRESENTATO
E DIFESO DALL’AVVOCATO GENNARO MESSUTI;
– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3631/32/2016 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il
20/06/2016;

Data pubblicazione: 23/01/2018

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
non partecipata del 20/12/2017 dal Consigliere Dott. MAURO
MOCCI.
Rilevato:
che la Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla

con motivazione semplificata;
che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei
confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale
della Lombardia che aveva accolto l’appello di Carmelo Urso
contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di
Milano. Quest’ultima aveva respinto l’impugnazione del
contribuente avverso un avviso di accertamento IRPEF, per
l’anno 2007;
Considerato:
che il ricorso è affidato a due motivi;
che, col primo, la ricorrente lamenta violazione e falsa
applicazione degli artt. 102 c.p.c. e 14 D.Lgs. n. 546/1992, con
conseguente nullità della sentenza, ex art. 360 n. 4 c.p.c.: la
CTR avrebbe mancato di rilevare d’ufficio la carenza del
litisconsorzio necessario nei confronti dell’altro socio della
s.a.s. D. e C.;
che, col secondo, si deduce violazione e falsa applicazione degli
artt. 5 DPR n. 917/1986, 31 e 40 DPR n. 600/1973, ai sensi
dell’art. 360 n. 4 c.p.c: la CTR avrebbe trascurato di
considerare che l’avviso di accertamento col quale era stato
rettificato il reddito della società era stato notificato anche
all’Urso, in qualità di socio, sicché l’accertamento, una volta
divenuto definitivo nei confronti della società, non sarebbe
stato contestabile neppure dal socio, che non lo aveva, a suo
tempo, impugnato;
Ric. 2016 n. 24559 sez. MT – ud. 20-12-2017
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relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c. delibera di procedere

che l’Urso si è costituito con controricorso;
che il primo motivo è fondato;
che, non è parte del processo l’altro socio Andrea Ciulo;
che è invero pacifico che la fattispecie riguardi l’accertamento
di maggior reddito ai fini IRPEF a carico dei soci conseguente

società priva di personalità giuridica;
che la unitarietà dell’accertamento che è (o deve essere) alla
base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società
ed associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art.
5 (T.U.I.R.) e dei soci delle stesse (D.P.R. n. 600 del 1973, art.
40) e la conseguente automatica imputazione dei redditi a
ciascun socio proporzionalmente alla quota di partecipazione
agli utili, indipendentemente dalla percezione degli stessi,
comporta che il ricorso tributario proposto da uno dei soci o
dalla società anche avverso un solo avviso di rettifica, riguarda
inscindibilmente la società ed i soci (salvo che questi
prospettino questioni personali), i quali tutti devono essere
parte dello stesso processo e la controversia non può essere
decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi (D.Lgs. n. 546
del 1992, art. 14, comma 1) perché non ha ad oggetto la
singola posizione debitoria dei ricorrenti, bensì la posizione
inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto alla
obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, cioè gli
elementi comuni della fattispecie costitutiva della obbligazione
(Cass., SS.UU. 1052/2007);
che trattasi pertanto di fattispecie di litisconsorzio necessario
originario, con la conseguenza che il ricorso proposto anche da
uno soltanto dei soggetti interessati destinatario di un atto
impositivo apre la strada al giudizio necessariamente collettivo
ed il giudice adito in primo grado deve ordinare l’integrazione
Ric. 2016 n. 24559 sez. MT – ud. 20-12-2017
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all’accertamento di maggior reddito d’impresa a carico di una

del contraddittorio (a meno che non si possa disporre la
riunione dei ricorsi proposti separatamente, ai sensi del D.Lgs.
n. 546 del 1992, art. 29): il giudizio celebrato senza la
partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è nullo per
violazione del contraddittorio di cui all’art. 101 c.p.c. e art. 111

essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento, anche
di ufficio (Cass. SS. UU. 14815 del 2008; Sez. 65, n. 7789 del 20/04/2016);
che nel caso di specie il giudizio è stato celebrato senza che
fosse disposta l’integrazione del contraddittorio nei confronti
anche dell’altro socio, sicché deve concludersi che l’intero
rapporto processuale si è sviluppato in violazione del D.Lgs. n.
546 del 1992, art. 14;
che si impone quindi la cassazione della decisione impugnata e
dell’intero giudizio, e la causa deve essere rinviata alla
Commissione tributaria provinciale di Milano;
che il secondo motivo resta assorbito;
che il ricorrente, anche nella memoria ex art. 380 bis c.p.c.,
afferma di aver “ottenuto l’annullamento degli atti di
accertamento”, ma non offre alcuna prova che, in altro
giudizio, sia stata resa una tale decisione in via definitiva,
mentre la stessa CTR ha dato atto che l’avviso di accertamento
nei confronti della società sarebbe divenuto definitivo;
che, ove il ricorrente intendesse riferirsi al presente giudizio,
sarebbe agevole opporre che il rispetto del contraddittorio è
preliminare a qualsivoglia questione di merito;
che il giudice del rinvio dovrà occuparsi anche del regolamento
delle spese del giudizio
P.Q.M.

Ric. 2016 n. 24559 sez. MT – ud. 20-12-2017
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Cost., comma 2, e trattasi di nullità assoluta che può e deve

La Corte cassa la sentenza impugnata e rinvia alla

Commissione tributaria provinciale di Milano.

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