Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16713 del 05/08/2020

Cassazione civile sez. lav., 05/08/2020, (ud. 05/02/2020, dep. 05/08/2020), n.16713

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12679-2014 proposto da:

MONTE UNIPERSONALE S.R.L., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO SANTARELLI 52,

presso lo studio dell’avvocato DIEGO COLONNA, rappresentata e difesa

dagli avvocati ALESSANDRO COLONNA e DIEGO MANZO;

– ricorrente –

contro

– I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e

quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. società di cartolarizzazione

dei crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto,

rappresentati e difesi dagli avvocati ANTONINO SGROI, GIUSEPPE

MATANO, EMANUELE DE ROSE, CARLA D’ALOISIO e LELIO MARITATO;

– resistenti con mandato –

e contro

MINISTERO LAVORO POLITICHE SOCIALI;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3534/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 31/05/2013, R.G.N. 7015/2009.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Con ricorsi successivamente riuniti la s.r.l. Monte si opponeva al verbale ispettivo INPS del 31.1.05 ed al successivo verbale di illecito amministrativo del 1.2.06 redatto dagli ispettori del Ministero del lavoro in quanto il rapporto di lavoro subordinato asseritamente intercorso con G.F. era insussistente.

Con altro ricorso la società si opponeva alla cartella esattoriale avente ad oggetto il pagamento di Euro 34.496,63 per omessa contribuzione inerente il preteso rapporto di cui sopra.

Il Tribunale adito accoglieva le opposizioni.

L’INPS ed il Ministero impugnavano tale sentenza, evidenziando il primo la inesattezza della valutazione delle prove operata dal Tribunale, concludendo per la riforma della pronuncia, ed il secondo il difetto di interesse ad agire nei propri confronti. Resisteva la società. Poichè in data 5.10.12 veniva depositata la tentata notifica dell’appello alla Monte s.r.l. e non l’appello notificato all’INPS, la Corte d’appello di Napoli disponeva un rinvio per il deposito, da parte del Ministero, degli appelli ritualmente notificati.

Con sentenza depositata il 31.5.13, la Corte d’appello di Napoli accoglieva l’appello dell’INPS e rigettava le opposizioni proposte dalla s.r.l. Monte, dichiarando la legittimità dell’iscrizione a ruolo per crediti contributivi di cui alla cartella esattoriale e dichiarava l’improcedibilità dell’appello proposto dal Ministero del lavoro.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la s.r.l. Monte, affidato a sei motivi; l’INPS ha depositato delega in calce al ricorso notificato, mentre il Ministero è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.- Con il primo motivo la ricorrente denuncia la nullità della sentenza per violazione del litisconsorzio necessario tra l’INPS e la SCCI; violazione e/o falsa applicazione degli artt. 102 e 331 c.p.c., nonchè della L. n. 448 del 1998, art. 13, comma 8.

Il motivo è infondato.

Secondo la recente giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. n. 5625 del 2019, Cass. n. 16425/19), l’agente per la riscossione non è litisconsorte necessario nella controversia avente ad oggetto esclusivamente l’accertamento nel merito della pretesa contributiva dell’INPS, giacchè un eventuale annullamento della cartella per vizi sostanziali produce comunque effetti ultra partes nei confronti dell’esattore, senza necessità che questi abbia partecipato al processo (e ciò vale a maggior ragione laddove, come nel caso di specie, sia impugnato solo un verbale ispettivo dell’INPS).

2.- Con secondo motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 324,348 e 358 c.p.c., oltre ad illogicità della decisione.

Lamenta che una volta dichiarata l’improcedibilità dell’appello del Ministero, la sentenza di primo grado impugnata, che annullò anche il verbale di contestazione, doveva ritenersi essere passata in giudicato nei suoi confronti, mentre la Corte di merito rigettò la domanda della s.r.l. Monte anche avverso il verbale di illecito amministrativo redatto dal Ministero.

Il motivo è infondato posto che la sentenza di prime cure venne ritualmente impugnata anche dall’INPS nei confronti del Ministero, che si costituiva resistendo al gravame, chiedendo il rigetto di entrambe le opposizioni, dunque anche quella avverso il verbale di illecito amministrativo redatto dal Ministero. Non può dunque ritenersi che la dichiarata improcedibilità dell’appello autonomo del Ministero abbia comportato il passaggio in giudicato della sentenza di prime cure nei suoi confronti, che si costituiva senza eccepire alcun difetto di interesse ad agire dell’INPS.

Ne consegue peraltro che la dichiarata legittimità della cartella esattoriale fa venir meno anche il verbale di illecito amministrativo redatto dal Ministero.

3.- Con terzo motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2697 c.c. e 246 c.p.c., oltre all’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ed insufficiente e contraddittoria motivazione.

Lamenta che la sentenza impugnata ritenne provata l’esistenza di rapporto di lavoro subordinato col Sig. G. basandosi solo sui verbali ispettivi e le dichiarazioni ivi contenute del G. stesso.

Il motivo è, prima che infondato, inammissibile in quanto diretto a censurare apprezzamenti e valutazioni di merito della sentenza impugnata nel regime di cui al novellato n. 5 dell’art. 360 c.p.c., comma 1.

4.- Con quarto motivo la ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2094 e 2697 c.c., oltre all’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ed insufficiente e contraddittoria motivazione.

Lamenta in sostanza che la sentenza impugnata non valutò adeguatamente i requisiti della subordinazione in capo al G., ma il motivo è parimenti inammissibile per contrastare accertamenti e valutazioni in fatto dei giudici di merito.

5.- Con quinto motivo la ricorrente si duole dell’erroneo esame e valutazione delle prove.

Il motivo è palesemente inammissibile nel regime di cui al novellato n. 5 dell’art. 360 c.p.c., comma 1.

6.- con sesto motivo la ricorrente lamenta ancora l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e la violazione e/o falsa applicazione della D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 3, in base al quale l’INPS avrebbe dovuto attendere l’esito del giudizio ed un provvedimento esecutivo del giudice prima di procedere all’iscrizione a ruolo.

Il motivo è inammissibile per novità della questione.

Ed invero su di essa la sentenza impugnata nulla dice sicchè era onere di parte ricorrente indicare e chiarire come e quando essa fosse stata sollevata nel giudizio di merito, non potendo diversamente essere per la prima volta proposta in questa sede di legittimità (così da ult. Cass. ord.n. 2009/20, Cass. n. 20694 del 2018).

ricorso deve essere pertanto rigettato.

Nulla per le spese non avendo le controparti svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese. Ai sensi della D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24.12.12 n. 228, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 5 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2020

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