Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16710 del 09/08/2016


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Cassazione civile sez. trib., 09/08/2016, (ud. 04/04/2016, dep. 09/08/2016), n.16710

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 6039-2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

SMAI SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA TOVAGLIERI 185, presso lo

studio dell’avvocato TEODORO GERMANO, rappresentato e difeso

dall’avvocato SEBASTIANO TEODORO giusta delega in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 41/2009 della COMM.TRIB.REG. della SICILIA

SEZ.DIST. di SIRACUSA, depositata il 19/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/04/2016 dal Consigliere Dott. MARCO MARULLI;

udito per il ricorrente l’Avvocato GALLUZZO che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. L’Agenzia delle Entrate ricorre per cassazione avverso l’epigrafata sentenza della Sezione staccata di Siracusa della CTR Sicilia che, respingendone l’appello, ha confermato la decisione che in primo grado aveva dichiarato illegittima la cartella di pagamento notificata alla contribuente a fronte di omessi versamenti di imposte relative all’anno 2001 e dell’indebita utilizzazione del credito ex lege n. 448 del 1998.

La CTR ha ritenuto di dover confermare il pronunciamento del primo giudice ravvisando nella specie la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, atteso che l’Agenzia “non ha comunicato ovvero notificato alla società appellata l’invito a fornire i necessari chiarimenti ovvero a produrre i documenti mancanti” e che la cartella esattoriale impugnata evidenzia errori e discrasie, “per i quali l’Agenzia appellante ha omesso di esibire ogni prova e/o qualsiasi documentazione atta a confutare le eccezioni della società appellata”.

Il mezzo erariale oggi proposto si vale di tre motivi di ricorso, ai quali replica la parte con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2.1. Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle Entrate lamenta per gli effetti dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’errore di diritto in relazione al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis e art. 2697 c.c., poichè, posto che la prima delle norme citate stabilisce una presunzione di corrispondenza tra i dati indicati dal contribuente e quelli risultanti dalla liquidazione, qualora il contribuente ritenga di contestare tale corrispondenza sarebbe stato onere del medesimo “dimostrare la diversità dei dati risultanti dalla sua dichiarazione rispetto a quelli risultanti dall’esito del controllo della stessa dichiarazione effettuato dall’ufficio”, sicchè è conseguentemente errata l’impugnata sentenza laddove essa ha ritenuto che sia onere dell’ufficio confutare le deduzioni avversarie.

2.2. Il motivo – in disparte da ogni giudizio sulla congruità in punto diritto della sanzione adottata dai giudici di merito rispetto alla fattispecie oggetto di decisione, che è profilo estraneo all’odierno svolgimento processuale – è affetto da pregiudiziale inammissibilità non esaurendo la totalità delle rationes decidendi che il giudice territoriale ha sviluppato a conforto del decisum.

Invero il rigetto del gravame pronunciato nella specie dalla CTR si fonda su un duplice argomento, solo il secondo dei quali è oggetto di censura con il motivo in esame. La CTR, come già riferito in narrativa, ha infatti assunto la determinazione impugnata rilevando in primo luogo un vizio procedurale consistente nella violazione della L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, atteso che l’ufficio prima di procedere all’iscrizione a molo non aveva provveduto ad invitare il contribuente “a fornire i necessari chiarimenti ovvero a produrre i documenti mancanti” ed, indi, facendo osservare che la pretesa erariale era rimasta probatoriamente indimostrata, dato che, a fronte di rilevanti errori e discrasie evidenziati dalla cartella impugnata, l’Agenzia appellante aveva “omesso di esibire ogni prova e/o qualsiasi documentazione atta a confutare le eccezioni della società appelata”.

2.3. Ne discende, come questa Corte ha già statuito anche a SS.UU. (7931/13; 17662/13), che, essendo la decisione di merito fondata su distinte ed autonome rationes decidendi ognuna delle quali sufficiente, da sola, a sorreggerla ed essendo perciò indispensabile, da un lato, che il soccombente censuri tutte le riferite rationes, dall’altro che tali censure risultino tutte fondate, la mancata impugnazione di una di esse preclude la chiesta pronuncia cassatoria, in quanto, quand’anche gli altri motivi di ricorso si rivelassero fondati, la decisione impugnata rimarrebbe pur sempre sulla base della ratio ritenuta corretta.

3.1. Il secondo motivo evidenzia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 un vizio di illogica motivazione in capo al deliberato d’appello oggetto di impugnazione, atteso che la CTR ha ritenuto sussistente la fattispecie di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, “omettendo tuttavia completamente di esaminare il contenuto della dichiarazione oggetto di liquidazione” e “pretendendo invece di desumere le asserite rilevanti incertezze da circostanze che non riguardavano affatto il contenuto della dichiarazione, bensì quello della cartella di pagamento nonchè la fondatezza della pretesa impositiva con essa fatta valere”.

3.2. Il motivo è fondato e la sua fondatezza assorbe il terzo motivo di ricorso, inteso a far valere un vizio di insufficiente motivazione in capo alla decisione impugnata per aver annullato la cartella impugnata sul presupposto dei “dati in essa contenuti”, ad onta del fatto che “tali dati erano certamente idonei ad individuare le imposte dovute e la relativa causale”.

3.3. Quanto al motivo accolto, premesso che secondo la giurisprudenza di questa Corte il vizio di motivazione su un punto decisivo, denunziabile per cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, postula che il giudice di merito abbia formulato un apprezzamento, nel senso che, dopo aver percepito un fatto di causa negli esatti termini materiali in cui è stato prospettato dalla parte, lo abbia valutato in modo insufficiente o illogico (22109/15; 16280/15; 15672/05), è innegabile la ricorrenza nella specie della lamentata carenza motivazionale.

La CTR ha invero ritenuto di poter assumere quale fonte di incertezza dei dati esposti in dichiarazione – in ragione dei quali, incidendo essi su aspetti rilevanti della dichiarazione, ha creduto quindi di poter sanzionare la condotta dell’amministrazione per non aver provveduto al previo invio della comunicazione di irregolarità di cui alla L. n. 212, art. 6, comma 5, – dati invece emergenti dal diretto esame della cartella e non della dichiarazione e dati che solo la cartella poteva enunciare come quello riferito “alla mancata e/o insufficiente indicazione nella cartella della imposta IRAP degli elementi per il calcolo della sanzione” e “all’erroneo calcolo e/o insufficienti indicazioni degli elementi di calcolo della sanzione e degli interessi in materia di IVA”. Operando in tal modo uno scambio concettuale tra contenuto della cartella e contenuto della dichiarazione ed inferendo dalla prima la sussistenza di incertezze su aspetti rilevanti dell’obbligo dichiarativo che avrebbe potuto scientemente argomentare solo in relazione alla seconda, onde poter dare corretta applicazione alla L. n. 212 del 2000, art. 6, comma 5, la CTR è incorsa in un evidente errore logico sviluppando il ragionamento decisionale su un corretto presupposto di fatto (l’intervenuta impugnazione della cartella), da cui ha però tratto una conclusione (la nullità della cartella per l’omesso invio della comunucazione di irregolarità) razionalmente incongrua, poichè manchevole di ogni giustificazione argomentiva in guisa della quale i dati emergenti dalla cartella possano essere assunti a riprova della ricorrenza nella specie di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione.

4. Va quindi dichiarato inammissibile il primo motivo di ricorso e va accolto il secondo motivo, con assorbimento del terzo.

La sentenza impugnata va perciò cassata nei limiti del motivo accolto e la causa andrà rinviata ai sensi dell’art. 383 c.p.c., comma 1, avanti al giudice territoriale per il necessario seguito.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbito il terzo motivo di ricorso; cassa l’impugnata sentenza nei limiti del motivo accolto e rinvia la causa avanti alla CTR Sicilia che in altra composizione provvederà pure alla liquidazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione quinta civile, il 4 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 agosto 2016

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