Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16707 del 06/07/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 06/07/2017, (ud. 15/02/2017, dep.06/07/2017),  n. 16707

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6755/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

L.D.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 4760/6/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA, depositata l’11/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 15/02/2017 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ricorso in Cassazione affidato a un motivo, l’ufficio censura la sentenza della CTR del Lazio, per violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto, in punto di fatto, il contribuente aveva presentato il 7.7.2009 istanza di rimborso dell’Irpef versata in eccesso nell’anno 2001, sulle somme percepite a titolo d’incentivo all’esodo e, quindi, oltre il termine decadenziale di 48 mesi previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, comma 1, mentre erroneamente i giudici d’appello avevano ritenuto tempestivo l’istanza del contribuente e illegittimo il diniego di rimborso opposto dall’ufficio, in quanto avevano fatto decorrere il termine per il chiesto rimborso dall’ordinanza della Corte di Giustizia UE, pubblicata il 12.4.2008, con la quale, la norma impositiva sulle somme percepite a titolo d’incentivo all’esodo, era stata dichiarata definitivamente contrastante con la normativa comunitaria e, quindi, suscettibile di disapplicazione da parte del giudice nazionale. La parte contribuente non ha spiegato difese scritte.

Il Collegio ha deliberato di adottare la presente ordinanza in forma semplificata.

Il ricorso è manifestamente fondato.

E’, infatti, insegnamento di questa Corte, quello secondo cui “Allorchè un’imposta sia stata pagata sulla base di una norma successivamente dichiarata in contrasto con il diritto dell’Unione europea, i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di “overruling” non sono invocabili per giustificare la decorrenza del termine decadenziale del diritto al rimborso dalla data della pronuncia della Corte di giustizia, piuttosto che da quella in cui venne effettuato il versamento o venne operata la ritenuta, termine fissato per le imposte sui redditi dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38, dovendosi ritenere prevalente una esigenza di certezza delle situazioni giuridiche, tanto più cogente nella materia delle entrate tributarie, che resterebbe vulnerata attesa la sostanziale protrazione a tempo indeterminato dei relativi rapporti” (Cass. sez. un. 13676/14, 25268/14). Nel caso di specie, pertanto, al momento della presentazione dell’istanza, da parte del contribuente, in data 7.7.2009, era oramai ampiamente decorso il termine decadenziale di 48 mesi per richiedere il rimborso Irpef (rispetto alla data dell’indebito versamento dell’imposta), in quanto, la sopravvenuta ordinanza d’illegittimità comunitaria, non può travolgere i cd. “rapporti esauriti” cioè, non più suscettibili di essere rimessi in discussione per intervenuta prescrizione o decadenza stabilite dalle leggi che regolano i rapporti medesimi e, pertanto, consolidati in situazioni divenute giuridicamente intangibili, per decorso del termine all’uopo previsto.

Va, conseguentemente accolto il ricorso, cassata senza rinvio l’impugnata sentenza e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ex art. 384 c.p.c., rigettato l’originario ricorso introduttivo.

Tenuto conto dell’esito positivo per il contribuente del doppio grado di giudizio di merito, le relative spese processuali possono essere compensate. Quelle del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo.

PQM

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente.

Dichiara compensate le spese del giudizio di merito e condanna l’intimato al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 2.300,00, oltre spese prenotate a debito.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA