Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16692 del 16/07/2010

Cassazione civile sez. II, 16/07/2010, (ud. 16/03/2010, dep. 16/07/2010), n.16692

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

D.B.M.D., C.F., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA NICASTRO 3, presso lo studio dell’avvocato

CARLO VOCCIA, rappresentati e difesi dagli avvocati CRISCI LUCIO,

FABRIZIO CRISCI, giusta mandato a margine dell’istanza per

regolamento di competenza;

– ricorrenti –

contro

IVPC SRL – ITALIA VENTO POWER CORPORATION in persona del suo legale

rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEGLI AVIGNONESI 5, presso lo studio dell’avvocato ABBAMONTE ANDREA,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato FUCCI GIOVANNA,

giusta procura speciale alla lite a margine della memoria difensiva;

– resistente –

avverso l’ordinanza R.G. 1306/06 del TRIBUNALE di LUCERA del 30.1.09,

depositata il 02/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/03/2010 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUALE D’ASCOLA.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. PASQUALE PAOLO MARIA

CICCOLO.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ordinanza 30 gennaio 2009, comunicata il 6 febbraio successivo, il tribunale di Lucera ha disposto ex art. 295 c.p.c., la sospensione del giudizio civile n. 1306/2006, promosso dai signori C. F. e D.B.M.D. avverso la IVPC srl (Italian Vento Power Corporation). Il giudizio ha ad oggetto la richiesta di condanna della convenuta a rimuovere un aereogeneratore apposto in comune di Alberona, in violazione delle distanze legali dal terreno degli attori; a rimuovere le pale eoliche del traliccio, che invadevano la colonna d’aria della proprietà attorea e a risarcire i danni arrecati. Il giudice monocratico ha osservato che nel corso del giudizio era intervenuto un decreto di imposizione di servitù coattiva sul fondo disposto dal Comune, decreto impugnato dagli attori davanti al giudice amministrativo e ha ritenuto che tra tale giudizio e quello civile sussiste rapporto di pregiudizialità logico- giuridica.

Con ricorso del 6 marzo 2009, C. e D.B. hanno impugnato il provvedimento con istanza di regolamento di competenza, alla quale IVPC srl ha resistito con memoria.

Il giudice relatore ha avviato la causa a decisione con il rito previsto per il procedimento in Camera di consiglio. Le parti hanno depositato memoria.

Il ricorso è imperniato su unico motivo, che denuncia violazione dell’art. 295 c.p.c., in relazione agli artt. 873, 840 e 949 c.c., nonchè in relazione al D.P.R. n. 327 del 2001, art. 43, comma 6 bis e alla L. n. 10 del 1991, art. 1 e disapplicazione della sentenza n. 1273/75, invocata come precedente in tema di presupposti della sospensione per pregiudizialità.

Il quesito formulato ex art. 366 bis c.p.c., che si conclude con plurime interrogazioni, mira a negare che sussista obbligo di sospensione del giudizio intrapreso a tutela delle distanze (actio negatoria servitutis e risarcimento del danno) allorquando sia pendente giudizio amministrativo concernente l’annullamento del decreto di imposizione di servitù coattiva, relativo al solo ingombro, emesso dal comune in favore della società convenuta. Si vuole affermare anche l’inammissibilità dell’obbligo quando non vi sia identità delle parti nei due processi, aventi diversità di causa petendi e petitum. Infine si sostiene l’inammissibilità della sospensione di un giudizio relativo a diritti soggettivi in dipendenza di un giudizio in cui non sia fatta valere la tutela di diritti soggettivi.

L’istanza si colloca nel solco di un contenzioso che ha assunto carattere seriale, per la proposizione di ricorsi analoghi di altri proprietari di terreni gravati dalle medesime condizioni. Questa Corte ha già respinto tali ricorsi, con argomentazioni che restano insuperate e che giova qui riproporre.

Va premesso che in tema di sospensione necessaria del processo civile, benchè nel testo dell’art. 295 cod. proc. civ., modificato dalla L. 26 novembre 1990, n. 353, art. 35, manchi il riferimento ad una pregiudiziale “controversia amministrativa” (presente, invece, nella precedente formulazione), non può escludersi, in via di principio, la configurabilità di una sospensione necessaria del giudizio civile in pendenza di un giudizio amministrativo, che deve ritenersi ammissibile qualora sia imposta dall’esigenza di evitare un conflitto di giudicati. (Cass 11085/09). Va poi osservato che la presenza di ulteriore soggetto (l’ente locale) nel giudizio amministrativo non incide sul requisito dell’identità di parti tra i due giudizi, da intendere nel senso che la mancanza di una delle parti in uno dei due giudizi può essere di ostacolo alla sospensione ex art. 295 c.p.c., solo se la pronuncia sul giudizio pregiudicante non possa far stato nell’altro. Nel caso di specie la presenza di attori e convenuta anche nel giudizio pregiudicante esclude che si possa verificare tale impedimento, mentre la sovrabbondante presenza di altro soggetto nel giudizio amministrativo non esclude che nei rapporti tra le parti dell’odierna causa civile possa avere efficacia l’esito dell’altro giudizio (cfr 8701/07;16960/96).

Presupposto della sospensione necessaria del giudizio a norma dell’art. 295 cod. proc. civ. è il rapporto di pregiudizialità giuridica, il quale ricorre solo quando la previa definizione di altra controversia, pendente davanti allo stesso o ad altro giudice, costituisca l’indispensabile antecedente logico – giuridico dal quale dipenda la decisione della causa pregiudicata e il cui accertamento sia richiesto con efficacia di giudicato (Cass. 12233/07). A tal fine, la nozione di pregiudizialita ricorre solo quando una situazione sostanziale rappresenti fatto costitutivo o comunque elemento della fattispecie di un’altra situazione sostanziale, sicchè occorre garantire uniformità di giudicati, perchè la decisione del processo principale è idonea a definire in tutto o in parte il tema dibattuto (Cass 12621/06).

Ciò è quanto si verifica nella specie, poichè, contrariamente a quanto affermato in ricorso, la decisione sulla pregiudiziale amministrativa si viene a proporre come diretto antecedente sia logico che giuridico rispetto alla domanda introdotta davanti al giudice civile. “In effetti” ha osservato la ordinanza di questa Corte n. 25784/09, “la sopravvenienza nel corso del giudizio civile del provvedimento impositivo di servitù coattiva costituisce il titolo che disciplina il regime delle distanze tra il suolo gravato dalla servitù e quello a favore del quale la servitù è costituita, dovendosi escludere che la rilevanza di detto decreto operi solo con riferimento alla negatoria servitutis relativa alla occupazione della colonna d’aria con le pale, giacchè la disposta servitù non può non rifluire anche sul piano della determinazione del regime applicabile alle distanze dell’impianto dal fondo della parte ricorrente”.

Ed infatti nel giudizio amministrativo avanti al CdS, stando agli atti difensivi, è contestata dagli attori, nei confronti del comune di Alberona e della IVPC, la legittimità del decreto impositivo di servitù pubblica sui terreni limitrofi all’impianto eolico della società convenuta; nel giudizio civile che mira alla rimozione di quell’impianto e ai danni arrecati dalla sua ubicazione, la decisione che verrà assunta dal giudice amministrativo avrà efficacia, perchè condizionerà la possibilità di statuire sulla illegittimità o meno delle distanze dell’impianto, la cui ubicazione potrebbe risultare sorretta dall’atto ablatorio adottato dall’amministrazione nei confronti degli attori.

L’annullamento o meno del decreto di servitù coattiva da parte del G.A. avrà quindi la conseguenza di paralizzare la pretesa di rimozione del manufatto ovvero di consentirne l’esame alla stregua della normativa civilistica, senza che questa Corte possa ingerirsi sull’operato della P.A. con valutazioni che sono riservate al giudice amministrativo.

Discende da quanto esposto il rigetto del ricorso; la causa va rimessa al tribunale di Lucera, che provvederà anche alla liquidazione delle spese di questo giudizio.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Rimette la pronuncia sulle spese di questo giudizio al giudice del merito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile tenuta, il 16 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 luglio 2010

 

 

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