Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16681 del 16/07/2010

Cassazione civile sez. II, 16/07/2010, (ud. 16/03/2010, dep. 16/07/2010), n.16681

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

PREFETTURA UFFICIO TERRITORIALE GOVERNO ANCONA, in persona del

Prefetto pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende per legge;

– ricorrente –

contro

M.L.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 38/2006 del GIUDICE DI PACE di SANT’ELPIDIO A

MARE, depositata il 13/02/2006;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/03/2010 dal Consigliere Dott. PARZIALE Ippolisto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CICCOLO Pasquale Paolo Maria, che si riporta alle conclusioni

scritte.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. – La vicenda processuale e’ cosi’ riassunta dal ricorso. “Con ricorso depositato presso la cancelleria del Giudice di Pace di Sant’Elpidio a Mare in data 18 ottobre 2005 la sig.ra M. L. proponeva opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione prot.

N. (OMISSIS) emessa l’8 settembre 2005 dal Prefetto di Ancona e notificata il 17 settembre 2005 in relazione alla violazione della L. n. 386 del 1990, art. 1 come modificato dal D.Lgs. n. 507 del 1999, art. 28 avendo emesso in data (OMISSIS) un assegno senza autorizzazione.

A sostegno dell’opposizione la ricorrente lamentava di non essere stata ammessa a partecipare al procedimento amministrativo e che il provvedimento impugnato era privo di motivazione; esponeva, inoltre, che l’assegno oggetto di causa, benche’ portante la data del (OMISSIS), in realta’ era stato emesso nel mese di luglio, cioe’ prima che la stessa venisse a conoscenza della revoca dell’autorizzazione e, dunque, in assoluta buona fede. Rappresentava, infine, che, comunque, la stessa aveva provveduto, in seguito al protesto, a pagare integralmente il beneficiario dell’assegno. Si costituiva la Prefettura di Ancona, eccependo preliminarmente la tardivita’ del ricorso e l’incompetenza territoriale del giudice adito, nel merito, contestando la fondatezza dell’opposizione, il Giudice di Pace di Ancona, con la sentenza impugnata, accoglieva l’opposizione sulla base della seguente motivazione: Parte ricorrente insiste nel fatto che l’assegno di cui si tratta sia in effetti stato emesso prima della revoca dell’autorizzazione e che comunque detto titolo di credito sia stato realmente pagato, con spese ed oneri, il (OMISSIS), come risulta da apposita dichiarazione scritta di S. M. che ha direttamente ricevuto il contante.

Visto quanto precede si ritiene di dover necessariamente ricorrere alla previsione di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 12 con l’accoglimento dell’opposizione. Spese compensate”.

2. – La ricorrente formula due motivi di ricorso.

3. – Parte intimata non ha svolto attivita’ difensiva in questa sede.

4. – Attivatasi procedura ex art. 375 c.p.c. il Procuratore Generale invia requisitoria scritta nella quale conclude con richiesta di accoglimento del ricorso per la sua manifesta fondatezza.

5. – I motivi del ricorso.

Col primo motivo si deduce: “violazione e falsa applicazione della L. n. 386 del 1990, art. 1 come modificato dal D.Lgs. n. 507 del 1999, art. 28 e della L. n. 689 del 1981, art. 3 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3; Omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5”.

Col secondo motivo si deduce: “violazione e falsa applicazione della L. n. 386 del 1990, art. 8 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3”.

6. – Il ricorso e’ fondato e va accolto.

Dalla motivazione del Giudice di Pace non si comprende esattamente ne’ come egli abbia qualificato la fattispecie sottoposta al suo esame, ne’ la ratio decidendi.

Peraltro, la vicenda oggetto del presente giudizio riguarda l’emissione di un assegno posdatato ed e’ pacifico tra le parti che, alla data risultante dall’assegno, l’autorizzazione era stata revocata. La decisione impugnata e’ errata, posto che non e’ consentito emettere assegni post – datati, sicche’ se lo si fa, oltre alle conseguenze previste dalla legge al riguardo, si assume consapevolmente il rischio del venir meno, medio tempore, della relativa autorizzazione. A nulla, quindi, rileva la circostanza secondo la quale l’assegno oggetto di causa sarebbe stato emesso quando la sig.ra M. non era ancora venuta a conoscenza della revoca dell’autorizzazione. Al fine di verificare la sussistenza dell’illecito – in particolare la mancanza di autorizzazione – occorre, infatti, aver riguardo esclusivamente alla data risultante dall’assegno stesso, essendo del tutto irrilevante il momento della effettiva emissione.

Quanto al profilo relativo all’imputabilita’ soggettiva, sussiste una presunzione iuris tantum di colpevolezza a carico di chi pone in essere il fatto vietato, ponendo poi a carico di quest’ultimo l’onere di provare di aver agito incolpevolmente (v., per tutte, Cass. del 4.7.2003, n. 10607; Cass. del 9.5.2003, n. 7065). Spetta, dunque, a colui che contesta la legittimita’ della sanzione amministrativa dimostrare che non sussiste l’imputabilita’ soggettiva dell’illecito, neanche sotto il profilo della colpa. La ricorrente non ha fornito alcuna prova, ne’ della non conoscenza della revoca dell’autorizzazione al momento dell’emissione dell’assegno, ne’ del momento preciso nel quale l’assegno sarebbe stato emesso, facendo riferimento genericamente al mese di luglio 1998, senza di cio’ fornire alcuna prova al riguardo.

7. – Il ricorso va accolto e il provvedimento impugnato cassato.

Sussistendone i presupposti, ai sensi dell’art. 384 c.p.c. questa Corte puo’ pronunciare sul merito, rigettando l’opposizione originariamente proposta.

8. – Le spese seguono la soccombenza.

P.T.M.

LA CORTE accoglie ricorso, cassa senza rinvio il provvedimento impugnato e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione originariamente proposta dalla parte intimata.

Condanna la parte intimata alle spese di giudizio, liquidate in complessivi 600,00 Euro per onorari, oltre spese prenotate a debito e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 16 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 luglio 2010

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