Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16669 del 11/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 11/06/2021, (ud. 02/03/2021, dep. 11/06/2021), n.16669

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. VECCHIO Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12575-2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

A.E., elettivamente domiciliato in ROMA, V. PIEMONTE 32,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE SPADA, rappresentato e

difeso dall’avvocato SEBASTIANO SALLEMI;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1453/2016 della COMM. TRIB. REG. SICILIA SEZ.

DIST. di CATANIA, depositata il 14/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

02/03/2021 dal Consigliere Dott. MASSIMO VECCHIO.

 

Fatto

RITENUTO

1. – La Commissione tributaria regionale della Sicilia con sentenza n. 1453/18/2016 del 23 febbraio 2016, pubblicata il 14 aprile 2016, ha confermato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Ragusa, n. 163/2011, di accoglimento del ricorso proposto dal contribuente A.E. avverso il provvedimento della Agenzia delle entrate – Direzione provinciale di (OMISSIS) n. (OMISSIS) prot. del (OMISSIS), di rigetto della richiesta di parziale rimborso dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e della imposta locale sui redditi, corrisposte per gli anni 1990, 1991 e 1992.

2. – L’Avvocatura generale dello Stato, mediante atto del 12 maggio 2017, ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

3. – Con atto del 4 settembre 2018 la ricorrente ha dichiarato di rinunciare al ricorso, esponendo che la notifica della impugnazione “non era andata a buon fine, sia presso il contribuente che presso il procuratore costituito”.

4. – Il difensore del contribuente intimato si è costituito (in difetto della presentazione del controricorso) mediante “comparsa”, recante la data del 17 novembre 2020, al fine della eventuale partecipazione alla discussione orale, e chiedendo “la decisione del giudizio con vittoria di spese e compensi”.

E, con memoria del 19 febbraio 2021, ha chiesto il rigetto del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

1. – Il processo è estinto.

1.1 – La intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione “produce l’estinzione del processo anche in assenza di accettazione, non avendo tale atto carattere “accettizio” per essere produttivo di effetti processuali e, determinando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, comporta il venir meno dell’interesse a contrastare l’impugnazione, fatta salva, comunque, la condanna del rinunciante alle spese del giudizio” (Sez. 5, Ordinanza n. 10140 del 28/05/2020, Rv. 657723 – 01; cui adde Sez. Un., Ordinanza n. 34429 del 24/12/2019, Rv. 656485 – 01; Sez. 6 – 4, Sentenza n. 3971 del 26/02/2015, Rv. 634622 – 01; Sez. 5, Sentenza n. 9857 del 05/05/2011, Rv. 617942 – 01; Sez. 3, Ordinanza n. 21894 del 15/10/2009, Rv. 610642 – 01).

1.2 – La declaratoria della estinzione del processo prevale su quella della inammissibilità del ricorso (non notificato), alla luce del principio di diritto secondo il quale “ove la parte che ha proposto ricorso per cassazione vi rinunci (…) alla manifestazione di tale volontà abdicativa segue la declaratoria di estinzione, anche se sussista una causa di inammissibilità dell’impugnazione, sulla base del rilievo assorbente che qualunque valutazione sul ricorso presuppone che esso sia in atto e che ciò è escluso dalla sua rinunzia. (Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 32368 del 13/12/2018, Rv. 652064 – 01)

1.3 – Infine è appena il caso di rilevare che la rinuncia deve ritenersi valida ed efficace, pur in difetto della notificazione o comunicazione alla parte intimata, in quanto la relativa formalità è prescritta dall’art. 390 c.p.c., comma 3, esclusivamente in relazione alle “parti costituite”, mentre nella specie tale qualità non riveste il contribuente, non avendo costui tempestivamente perfezionato la propria costituzione in giudizio colla forma del contro ricorso prescritta dall’art. 370 c.p.c., comma 1.

2. – Il rilievo che precede comporta altresì che non deve farsi luogo al regolamento delle spese a favore dell’intimato non ritualmente costituito.

3. – E neppure deve essere pronunciata la declaratoria prevista dal Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A), approvato con D.P.R. 30 magio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, in quanto “la declaratoria di estinzione del giudizio esclude l’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, relativo all’obbligo della parte impugnante non vittoriosa di versare una somma pari al contributo unificato già versato all’atto della proposizione dell’impugnazione” (Sez. 5, Ordinanza n. 25485 del 12/10/2018, Rv. 650803 – 01; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 19560 del 30/09/2015, Rv. 636979 – 01).

P.Q.M.

La Corte dichiara l’estinzione del processo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, tenutasi da remoto, il 2 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2021

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