Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16640 del 11/06/2021

Cassazione civile sez. I, 11/06/2021, (ud. 17/03/2021, dep. 11/06/2021), n.16640

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5761/2019 proposto da:

S.J., elettivamente domiciliato in Roma Via S Cansacchi 11,

presso lo studio dell’avvocato Caporilli Valentina, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Scalco Erica;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS), Prefettura Latina;

– intimato –

avverso l’ordinanza n. 19/2019 del GIUDICE DI PACE di LATINA,

depositata il 09/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17/03/2021 dal Cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorrente, cittadino indiano destinatario di un decreto di espulsione dal territorio nazionale emesso dal Prefetto di Latina del 18.9.18, proponeva ricorso avverso tale provvedimento dinanzi al Giudice di Pace del medesimo capoluogo di provincia.

Il GdP emetteva provvedimento di rigetto del ricorso sostenendo la legittimità della procedura di espulsione, sulla base dei seguenti rilievi. Il predetto GdP rilevava che nei confronti del ricorrente era stato adottato il decreto prefettizio di espulsione dopo che gli era stato revocato il permesso di soggiorno da parte del Questore di Latina per i precedenti penali e di polizia per maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli e per lesioni personali ed il medesimo Questore – a supporto della revoca del permesso di soggiorno -aveva dedotto da tali circostanze la pericolosità sociale del cittadino straniero. Da parte sua il ricorrente aveva però evidenziato il dispositivo di sentenza emesso dal tribunale di Latina, all’esito del procedimento penale nei confronti di S.J., di assoluzione dei reati allo stesso ascritti per i predetti maltrattamenti con revoca da parte del Questore del provvedimento di revoca del permesso di soggiorno, al quale tuttavia, secondo il GdP (f. 2 dell’ordinanza impugnata), non sarebbe seguito nessun annullamento in autotutela del decreto di espulsione (in effetti, alla p. 4 del ricorso, il ricorrente evidenzia che il successivo 26.10.18 interveniva anche l’annullamento in autotutela da parte del Prefetto, cfr. doc. 3 del fascicolo del ricorrente nel presente giudizio).

Pertanto, il GdP sulla base della motivazione della convalida dell’arresto, pur essendo già intervenuto il dispositivo della sentenza di assoluzione ma in mancanza delle relative motivazioni, emetteva un giudizio di pericolosità sociale che fondava il provvedimento di rigetto dell’opposizione.

Contro il provvedimento del GdP, propone ricorso in cassazione S.J. sulla base di cinque motivi, illustrati da memoria, mentre la Prefettura di Latina non risulta costituita.

Con il primo motivo, il ricorrente deduce il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione dell’ordinanza su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per nullità della sentenza o del procedimento per difetto di notifica e mancata instaurazione del contraddittorio con riferimento alla violazione dell’art. 144 c.p.c., o per errata notifica via pec alla Prefettura nella sede di Latina, perchè risulterebbe che il ricorso non sia stato notificato all’Avvocatura dello Stato ma direttamente all’Amministrazione, in violazione dell’art. 144 c.p.c..

Con il secondo motivo, il ricorrente prospetta il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione dell’ordinanza su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nonchè erronea/omessa valutazione dell’esistenza della revoca della revoca del permesso di soggiorno, perchè il giudice si era limitato a prendere in considerazione solo quanto indicato nel provvedimento di convalida dell’arresto, e di revoca del permesso di soggiorno, senza considerare i fatti successivi, quali l’assoluzione in sede penale e la successiva restituzione del titolo da parte della Questura.

Con il terzo motivo, il ricorrente prospetta il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione dell’ordinanza su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nonchè violazione e/o erronea lettura del decreto di espulsione, perchè il Prefetto aveva comminato l’espulsione come conseguenza della revoca da parte della Questura del permesso di soggiorno, avvenuta il giorno dopo il deposito del dispositivo di assoluzione e non perchè il Prefetto avesse effettuato una autonoma valutazione sulla pericolosità del soggetto.

Con il quarto motivo, il ricorrente prospetta il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione dell’ordinanza per la violazione della Cass. n. 21099/17 e del D.Lgs. n. 159 del 2011, art. 1,D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 4, lett. a) e art. 13, comma 2, lett. c), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè il GdP violando la normativa in rubrica aveva ritenuto che il ricorrente potesse essere ricompreso in una delle categorie di pericolosità sociale indicate nella legge, in spregio all’assoluzione dal reato ascritto e senza tener conto della restituzione del titolo relativo al permesso di soggiorno, previa revoca del decreto di espulsione del Prefetto.

Con il quinto motivo, il ricorrente prospetta il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione dell’ordinanza su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nonchè violazione e/o erronea lettura dei fatti. Omessa istruttoria, perchè gli atti di violenza familiare qualificabili come maltrattamenti in famiglia, non possono essere automaticamente ricondotti ad ipotesi di pericolosità sociale, senza un effettivo inquadramento desumibile dalla concretezza degli episodi.

Il primo motivo è infondato, in quanto il ricorso è stato notificato all’amministrazione convenuta in primo grado, ai sensi dell’art. 144 c.p.c., comma 2, la quale poteva stare in giudizio in persona dei suoi funzionari.

Il quarto motivo è fondato con assorbimento dei restanti, per violazione dei criteri legali relativi alla valutazione di pericolosità sociale del ricorrente effettuata dal GdP, in quanto, quello che emergeva dagli atti – alla luce dell’assoluzione in sede penale e dell’annullamento in autotutela del decreto di espulsione prefettizio (v. p. 4 del ricorso) con restituzione del titolo da parte del Questore (v. sempre a p. 4 del ricorso) – non poteva essere ricondotto, in assenza di altri elementi, ad una delle fattispecie normativamente contemplate di pericolosità sociale (la norma di riferimento parla di persone ” abitualmente dedite” alla commissione di reati, laddove nel caso di specie, era emersa una singola vicenda penale dalla quale il ricorrente era stato assolto).

In accoglimento del quarto motivo, rigettato il primo ed assorbiti i restanti Va, accolto il ricorso, cassata senza rinvio l’impugnata sentenza e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, ex art. 384 c.p.c., annullato il decreto prefettizio impugnato.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, annulla il provvedimento del Prefetto di Latina del 18.9.18.

Condanna l’amministrazione statale a pagare a S.J. le spese di lite che liquida quanto al primo grado in Euro 800,00, oltre Euro 100,00, per esborsi e quanto al giudizio di legittimità in Euro 2.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre il 15% per spese generali, oltre accessori di legge per entrambi i gradi.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA