Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16615 del 05/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 05/07/2017, (ud. 31/05/2017, dep.05/07/2017),  n. 16615

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. ORILLA Lorenzo – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13970/2016 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA PINETA

SACCHETTI, 201, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA FONTANELLA,

che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ROMA CAPITALE – C.F. (OMISSIS), in persona del Sindaco in carica,

elettivamente domiciliata presso gli Ufficio dell’Avvocatura

Capitolina, via del Tempio di Giove 21, rappresentata e difesa

dall’avvocato UMBERTO GAROFOLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 419/2016 del TRIBUNALE di RONIA, depositata il

12/01/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 31/05/2017 dal Consigliere Dott. VINCENZO CORRENTI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che:

– M.G. propose opposizione avverso una cartella esattoriale notificatagli da Equitalia per un credito vantato dal Comune di Roma a titolo di sanzione amministrativa;

– il Giudice di Pace di Roma rigettò l’opposizione;

– il Tribunale di Roma, adito dal M. con atto di appello, accolse il gravame, rilevando il difetto di notifica del verbale di accertamento;

– per la cassazione della sentenza di appello ricorre M.G. sulla base di un unico motivo;

– Roma Capitale resiste con controricorso;

Atteso che:

– l’unico motivo di ricorso, illustrato da memoria, (col quale si deduce la violazione e la falsa applicazione del D.M. n. 55 del 2014, art. 4, art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c., per aver il Tribunale liquidato le spese del doppio grado di giudizio in modo omnicomprensivo, anzichè per fasi, e per aver liquidato i compensi in misura inferiore ai parametri medi ed anche minimi, senza in alcun modo motivare sulle ragioni di tale riduzione) è, per quanto di ragione, manifestamente fondato, in quanto:

1) il giudice nella liquidazione delle spese processuali deve sempre mettere le parti in condizione di verificare l’osservanza dei minimi tariffari; può, tuttavia, liquidare, sulla base degli attuali parametri, i compensi con unica cifra, atteso che la necessità di determinare il distinto ammontare degli onorari di avvocato si giustificava nell’ottica di distinguerli dalle competenze di procuratore, onde consentire alla parte interessata di effettuare, per esclusione, un controllo adeguato sul quantum delle voci residue (Cassazione civile, sez. 2, 23/05/2002, n. 7527);

2) tuttavia è ammissibile censurare la liquidazione giudiziale ove sia stato specificamente comprovato che la liquidazione globale arrechi un pregiudizio alla parte vittoriosa, in quanto attributiva di una somma inferiore ai minimi inderogabili (Sez. 3, Sentenza n. 5318 del 08/03/2007; conf. Sez. 3, Sentenza n. 16390 del 14/07/2009);

3) invero, il superamento, da parte del giudice, dei limiti minimi e massimi della tariffa forense nella liquidazione delle spese giudiziali configura un vizio in iudicando;

4) nel caso di liquidazione delle spese processuali sulla base delle tariffe approvate con il D.M. n. 140 del 2012 o con il D.M. n. 55 del 2014, in difetto di specifica indicazione, non può presumersi che la somma liquidata sia stata parametrata dal giudice ai valori medi, rilevando unicamente che la liquidazione sia contenuta entro i limiti, massimo e minimo, delle tariffe medesime, peraltro nemmeno vincolanti, come si desume dall’art. 1, comma 7, del menzionato decreto (Sez. 6-1, Ordinanza n. 18167 del 16/09/2015);

5) in particolare, nessuna norma del citato D.M. impone al giudice di liquidare le spese indicando le percentuali di aumento o diminuzione in considerazione delle fasi di studio, introduttiva, istruttoria e decisoria;

6) pertanto, la liquidazione delle spese da parte del giudice, in assenza di specifica indicazione delle aliquote applicate, non si presume avvenuta sulla base delle aliquote medie (dunque, dei valori medi), in quanto ciò che rileva è che la liquidazione sia contenuta entro i limiti massimo e minimo;

7) nel caso di specie, tuttavia, anche a voler applicare i valori minimi, già considerando le percentuali massime di riduzione, le somme di Euro 120,00 e di Euro 221,00 liquidate dal Tribunale di Roma, tenuto conto dello scaglione fino a 5.200,00 euro, non rientrano nelle soglie della tabella allegata al D.M. n. 55 del 2014;

il ricorso va, pertanto, per quanto di ragione, accolto, con conseguente cassazione dell’ordinanza e rinvio della causa al Tribunale di Roma, in differente composizione soggettiva, che si pronuncerà anche sulle spese del presente grado di giudizio.

PQM

 

Accoglie, per quanto di ragione, il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese processuali del presente grado di giudizio, al Tribunale di Roma in differente composizione soggettiva.

La presente ordinanza è stata redatta con la collaborazione dell’assistente di studio Dott. P.A..

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 31 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2017

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