Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16601 del 03/08/2020

Cassazione civile sez. lav., 03/08/2020, (ud. 06/02/2020, dep. 03/08/2020), n.16601

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24538-2014 proposto da:

C.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CARLO FEA 9,

presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI PAOLETTI, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

– I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA n. 29 presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati CLEMENTINA

PULLI, EMANUELA CAPANNOLO, e MAURO RICCI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3776/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 15/04/2014, R.G.N. 3037/2012.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza in data 15 aprile 2014, la Corte di Appello di Roma ha confermato la sentenza di primo grado che aveva rigettato la domanda svolta da C.M. per l’accertamento del diritto all’assegno sociale sostitutivo della pensione di inabilità civile goduta fino al compimento del 65 anno di età, negato dall’INPS per superamento del limite reddituale;

2. la Corte di merito, premesso il riconoscimento, con sentenza passata in giudicato, del diritto dell’assistito alla prestazione di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 12 escludeva il diritto a percepire l’assegno sociale dal compimento del 65 anno di età sul presupposto della carenza di censure, con il gravame, dei limiti reddituali, per gli anni (OMISSIS), come individuati dal primo giudice e dell’accertamento del superamento dei predetti limiti in considerazione di altri trattamenti previdenziali in godimento;

3. avverso tale sentenza C.M. ha proposto ricorso affidato a censure enunciate nel corso dell’illustrazione del mezzo d’impugnazione, al quale ha opposto difese l’INPS con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

4. deducendo error in procedendo e violazione di legge, il ricorrente assume che la sentenza impugnata sarebbe fondata sull’erroneo presupposto di una domanda giudiziale per il riconoscimento dell’assegno sociale ordinario con i relativi limiti reddituali e che le censure ora devolute alla Corte di legittimità sarebbero state già introdotte con il gravame avverso la decisione di primo grado, ma che nonostante ciò la Corte di merito avrebbe reso la decisione impugnata escludendo, in considerazione dei limiti reddituali della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 6, il beneficio dell’assegno sociale ordinario non sostitutivo della prestazione di invalidità civile;

5. il ricorso è inammissibile perchè non si confronta in alcun modo con la ratio decidendi della sentenza impugnata che, confermando la decisione di primo grado, ha invero escluso il diritto all’assegno sociale in presenza di redditi superiori ai limiti reddituali previsti dalla legge ed affermato che nessuna censura l’assistito aveva svolto sia in riferimento all’individuazione, da parte del primo giudice, dei limiti reddituali vigenti nel periodo compreso tra il (OMISSIS) sia in riferimento all’accertamento del superamento, nella specie, dei detti limiti reddituali per il diritto alla trasformazione, in assegno sociale, al compimento del sessantacinquesimo anno di età della pensione di inabilità civile goduta dall’invalido infrasessantancinquenne;

6. secondo il condiviso orientamento di questa Corte, il motivo d’impugnazione è rappresentato dall’enunciazione, secondo lo schema normativo con cui il mezzo è regolato dal legislatore, della o delle ragioni per le quali, secondo chi esercita il diritto d’impugnazione, la decisione è erronea; per l’effetto, poichè per denunciare un errore bisogna identificarlo e, quindi, fornirne la rappresentazione, l’esercizio del diritto d’impugnazione di una decisione giudiziale può considerarsi avvenuto in modo idoneo soltanto qualora i motivi con i quali è esplicato si concretino in una critica della decisione impugnata e, quindi, nell’esplicita e specifica indicazione delle ragioni per cui essa è errata; il motivo che non rispetti tale requisito deve considerarsi nullo per inidoneità al raggiungimento dello scopo;

7. in riferimento al ricorso per cassazione tale nullità, risolvendosi nella proposizione di un non motivo, è espressamente sanzionata con l’inammissibilità ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 4 (cfr., ex plurimis, Cass. n. 359 del 2005 e numerose successive conformi);

8. nel caso di specie non sono state svolte specifiche argomentazioni critiche rispetto alle ragioni che la sentenza impugnata ha posto a fondamento della decisiva affermazione relativa all’accertato superamento dei limiti reddituali per il diritto dell’invalido alla trasformazione del beneficio in godimento al superamento del sessantacinquesimo anno di età;

9. segue, coerente, la condanna alle spese del giudizio, liquidate come in dispositivo;

10. ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento, a carico del ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

P.Q.M.

La corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 2.500,00 per compensi professionali, oltre quindici per cento spese generali e altri accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti processuali per il versamento a carico del ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso ex art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 6 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2020

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