Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16594 del 11/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 11/06/2021, (ud. 14/04/2021, dep. 11/06/2021), n.16594

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36018-2018 proposto da:

S.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA E. TAZZOLI

2, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA DI GIOIA, rappresentato

e difeso dall’avvocato FABIO MAMMONE giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

LA PRIMULA SRL IN LIQUIDAZIONE, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA A. BERTOLONI N. 27, presso lo studio dell’avvocato PAOLO

IANNONE, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

GAUDINO GIORGIA giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1997/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 03/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/04/2021 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO;

Lette le memorie della controricorrente.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

Il 27/12/2007 il sig. S.L. (odierno ricorrente) conveniva in giudizio la Primula S.R.L., dinnanzi al Tribunale di Napoli, chiedendo l’esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. del contratto concluso con scrittura privata del (OMISSIS), e per l’effetto che fosse dichiarato il trasferimento in suo favore dei beni immobili di proprietà della società siti in (OMISSIS), unitamente ai diritti insistenti sulle parti condominiali e collegati ai suddetti beni; nonchè la condanna della convenuta al risarcimento del danno e al pagamento delle spese di lite.

L’attore sosteneva che, con la suddetta scrittura privata, la società si fosse impegnata a trasferire i beni (lastrici condominiali di copertura del fabbricato, locali posti al piano cantinato, terrazzino condominiale posto al primo piano della scala D, portineria e diritto di realizzare una guardiola nell’ingresso) siti in (OMISSIS), per il prezzo di Euro 45.000,00 oltre Euro 3.000,00 per spese tecniche. Nonostante il pagamento da parte del S. di un acconto di Euro 10.000,00 coevamente alla sottoscrizione della scrittura privata, le parti non addivenivano alla stipula del definitivo.

Si costituiva in giudizio la Primula S.R.L. e chiedeva il rigetto delle domande, sostenendo che l’attore non avesse offerto di adempiere l’obbligazione del pagamento del prezzo e che la domanda ex art. 2932 c.c. avesse ad oggetto beni che non erano specificati nella scrittura privata, nonchè beni condominiali non trasferibili.

Nella denegata ipotesi di accoglimento della domanda chiedeva, altresì, che il trasferimento fosse subordinato al pagamento del saldo del prezzo.

Il Tribunale di Napoli, con la sentenza n. 783/2013 del 17/01/2013, rigettava la domanda principale ex 2932 c.c. per indeterminatezza dell’oggetto del preliminare di compravendita e dichiarava assorbita la domanda riconvenzionale, con condanna dell’attore al pagamento delle spese di lite. Il Tribunale rilevava che i beni immobili non erano indicati nella scrittura nè specificamente, nè con qualsivoglia descrizione, seppure eventualmente approssimativa, nè indirettamente con il riferimento ai loro confini o ai dati catastali. Neppure il riferimento al regolamento condominiale era idoneo a chiarire l’identità degli immobili, a causa della genericità del richiamo, dell’intrinseca equivocità del riferimento ai beni “residuali”, del fatto che il regolamento, art. 8, comprendeva immobili di cui l’appellante non faceva menzione; del fatto che alcuni beni residuali avevano un accatastamento incompatibile: tutti elementi che facevano sì che il richiamo all’art. 8 non potesse essere considerato un dato integrativo univoco. Infine, il comportamento processuale del S., che aveva chiesto il rigetto della domanda riconvenzionale del convenuto, era ritenuto incompatibile con la volontà di pagare il prezzo residuo.

Il S. proponeva appello avverso tale sentenza, con riproposizione delle domande proposte in primo grado e richiesta di rinnovazione della CTU. L’appellante sosteneva che l’oggetto del contratto fosse individuabile per relationem in forza del richiamo all’art. 8 del regolamento condominiale ed al riferimento ai beni immobili residuali posti in (OMISSIS), dai quali si desumeva la volontà delle parti di trasferire tutti i beni di proprietà del venditore siti a tale indirizzo, a nulla rilevando che alcuni fossero catastalmente di proprietà di altri soggetti, atteso che i dati catastali non provano la proprietà dei beni.

L’appellante depositava l’atto di compravendita stipulato nel 2004 tra la Primula S.R.L. (venditrice) e la Molfino S.R.L., in cui erano elencati con precisione i beni di cui la prima si riservava la proprietà, sostenendo che anche il terrazzino posto al piano (OMISSIS), ancorchè non menzionato nell’atto tra quelli di cui la Primula S.R.L. si riservava la proprietà, dovesse essere considerato oggetto del preliminare, dal momento che la proprietà era comunque rimasta alla società.

Affermava di aver manifestato nella fase preprocessuale la sua intenzione di saldare il prezzo della compravendita e che ai sensi dell’azione ex art. 2932 c.c. non fosse necessaria un’offerta formale.

Si costituiva la Primula S.R.L. che chiedeva il rigetto dell’appello.

La Corte d’Appello di Napoli, con la sentenza n. 1997/2018 del 3/05/2018, rigettava l’appello e per l’effetto confermava la sentenza di primo grado, con condanna dell’appellante al pagamento delle spese di lite.

In primo luogo, dichiarava inammissibile la domanda di trasferimento del terrazzino al piano 2 del fabbricato, in quanto domanda nuova; parimenti inammissibile per tardività era la produzione in appello dell’atto di compravendita tra la Primula e la Molfino.

La Corte confermava la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva ritenuto indeterminabile per relationem l’oggetto del preliminare, fondando il proprio convincimento sullo stesso comportamento processuale del S. che, non solo aveva chiesto in secondo grado il trasferimento di un bene non menzionato in primo grado, ma aveva anche richiesto un’integrazione della CTU al fine di “determinare e identificare con esattezza la proprietà dei beni da trasferire”, senza censurare la parte della sentenza in cui il Tribunale affermava che il rinvio al regolamento di condominio, art. 8, fosse privo del requisito dell’univocità.

La Corte rilevava che la volontà del S. di pagare il saldo del prezzo non potesse considerarsi implicitamente contenuta nella domanda ex 2932 c.c., dal momento che in fase processuale l’appellante aveva manifestato la chiara volontà di non adempiere, deducibile dal fatto che mai aveva manifestato la volontà di pagare nonchè dalla richiesta di rigetto della domanda riconvenzionale con cui la Primula S.R.L. chiedeva che il trasferimento fosse subordinato al pagamento del saldo del prezzo.

S.L. propone ricorso per la cassazione della suddetta sentenza della Corte d’Appello di Napoli, fondato su tre motivi. La Primula S.R.L. si è difesa nel presente giudizio con controricorso ed ha depositato memorie in prossimità dell’udienza.

Con il primo motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1346 e 2727, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Dalla scrittura privata si evincerebbe inequivocabilmente quali fossero i beni oggetto dell’accordo – i beni ubicati in (OMISSIS), di cui la Primula S.R.L. era ancora proprietaria – stante l’espressa indicazione della proprietà dei beni, della loro ubicazione e il parziale accatastamento effettuato dall’arch. C.. L’identificazione dei beni sarebbe possibile anche dal contenuto della compravendita del 2004, che specificava i beni riservati alla società (documento la cui produzione era stata erroneamente dichiarata inammissibile in appello, nonostante che fosse già stato depositato in primo grado).

La Primula S.R.L. non aveva disconosciuto in giudizio la scrittura privata del 2007, ma aveva persino identificato i beni trasferibili nella propria comparsa di costituzione e risposta, nella quale aveva affermato di essere proprietaria dei lastrici solari e di tutti i locali posti al piano cantinato.

Questi elementi, uniti alla valutazione della CTU (che aveva riconosciuto la titolarità di alcuni beni in capo alla Primula S.R.L.) e della lettera raccomandata del 16/09/2008 a firma dell’avv. Zefilippo (che precisava il potere della Primula S.R.L. di disporre dei beni di sua proprietà che non costituivano parti condominiali, indicati dal regolamento di condominio, artt. 8 e 9) avrebbero dovuto costituire i fatti dai quali la Corte avrebbe dovuto presumere la proprietà dei beni in capo alla Primula S.R.L. e il conseguente trasferimento con la scrittura privata del 2007.

Il motivo è inammissibile.

L’indagine relativa all’accertamento della concreta sussistenza del necessario requisito negoziale della determinatezza o determinabilità dell’oggetto del contratto è compito esclusivo del giudice di merito, la cui valutazione è insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivata (Cass., Sez. 1, Sentenza n. 4849 del 01/03/2007; Cass., Sez. 3, Sentenza n. 2604 del 04/07/1975).

La decisione dei giudici di merito è in ogni modo coerente rispetto al principio di diritto affermato da questa Suprema Corte, secondo il quale l’oggetto di un contratto preliminare di vendita immobiliare può essere determinato attraverso atti o fatti storici esterni al negozio, anche successivi alla sua conclusione, nella sola ipotesi in cui l’identificazione del bene da trasferire avvenga in fase di conclusione consensuale del contratto definitivo, e non quando, invece, afferisca ad una pronuncia giudiziale ex art. 2932 c.c., caso, questo, nel quale occorre che l’esatta individuazione dell’immobile, con l’indicazione dei confini e dei dati essenziali, risulti dal preliminare, dovendo la sentenza corrispondere esattamente al contenuto del contratto, senza poter attingere da altra documentazione i dati necessari alla specificazione del bene oggetto del trasferimento (Cass., Sez. 2, Sentenza n. 21449 del 15/09/2017; Cass. Sez. 2, Sentenza n. 952 del 16/01/2013; 21449/17).

Nel caso di specie, la Corte d’Appello di Napoli ha richiamato la motivazione del giudice di primo grado, che ha escluso la possibilità di individuare l’oggetto della compravendita per relationem con il regolamento di condominio, essendo privo del requisito dell’univocità, statuizione rispetto alla quale non c’è stata una specifica impugnazione da parte del ricorrente, il quale nell’atto di appello si è limitato a reiterare le argomentazioni a sostegno della determinabilità per relationem dell’oggetto del contratto.

Il motivo, di conseguenza, si traduce in un inammissibile tentativo di sostituire la propria e più favorevole valutazione dei fatti a quella effettuata, con apprezzamento insindacabile in sede di legittimità, dai giudici di merito.

Destituito di fondamento è, pertanto, il richiamo all’art. 2727 c.c., a fronte del costante orientamento giurisprudenziale, secondo il quale le presunzioni semplici costituiscono una prova completa alla quale il giudice di merito può attribuire rilevanza, anche in via esclusiva, ai fini della formazione del proprio convincimento, nell’esercizio del potere discrezionale, istituzionalmente demandatogli, di individuare le fonti di prova, controllarne l’attendibilità e la concludenza e, infine, scegliere, fra gli elementi probatori sottoposti al suo esame, quelli ritenuti più idonei a dimostrare i fatti costitutivi della domanda o dell’eccezione. Spetta, pertanto, al giudice di merito valutare l’opportunità di fare ricorso alle presunzioni, individuare i fatti da porre a fondamento del relativo processo logico e valutarne la rispondenza ai requisiti di legge, con apprezzamento di fatto che, ove adeguatamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità, dovendosi tuttavia rilevare che la censura per vizio di motivazione in ordine all’utilizzo o meno del ragionamento presuntivo non può limitarsi a prospettare l’ipotesi di un convincimento diverso da quello espresso dal giudice di merito, ma deve fare emergere l’assoluta illogicità e contraddittorietà del ragionamento decisorio, restando peraltro escluso che la sola mancata valutazione di un elemento indiziario possa dare luogo al vizio di omesso esame di un punto decisivo (cfr. Cass., Sez. 3, Sentenza n. 10847 del 11/05/2007; Cass., Sez. 2, Sentenza n. 21961 del 27/10/2010).

Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2932 c.c., ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

La sentenza sarebbe errata nella parte in cui ha affermato la mancanza di volontà del S. di adempiere l’obbligazione del pagamento del saldo del prezzo. Al contrario, che il ricorrente mai ha inteso sottrarsi al rispetto degli accordi, si evincerebbe dal versamento dell’acconto di Euro 10.000,00 all’atto della redazione della scrittura privata, dalla richiesta di procedere alla stipula del contratto definitivo (con telegramma del 27/11/2007, con invito a presentarsi dal notaio), dalla stessa citazione con domanda ex 2932 c.c., nella quale è implicita l’offerta formale.

Il fatto che la Corte abbia dato rilievo alla formula “reietta ogni contraria istanza”, utilizzata dal ricorrente nella comparsa conclusionale, con la finalità di chiedere il rigetto della domanda avversa limitatamente alle eccezioni mosse alla trasferibilità dei beni oggetto della scrittura, e non relativamente al pagamento del prezzo residuo, sarebbe una forzatura in contrasto con ogni principio di diritto che regolamenta l’obbligo di contrarre ex art. 2932, a maggior ragione a fronte di un comportamento preprocessuale e processuale del S., che non ha mai messo in discussione la debenza del saldo del prezzo.

Il motivo è inammissibile.

La sentenza impugnata nel confermare il rigetto della domanda ex art. 2932 c.c. si fonda su una duplice ratio decidendi: l’indeterminatezza dell’oggetto del preliminare e la chiara volontà di non adempiere la propria prestazione di pagamento del prezzo manifestata dal sig. S. nel corso del giudizio. Il rigetto della censura rivolta contro la prima ratio decidendi comporta l’inutilità dello scrutinio del motivo in esame, trovando applicazione il principio secondo cui, qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta inammissibilità (o infondatezza) delle censure mosse ad una delle rationes decidendi rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 2108 del 14/02/2012; Cass., Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 9752 del 18/04/2017; Cass., Sez. 5, Ordinanza n. 11493 del 11/05/2018).

Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e dell’art. 345c.p.c., ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Sarebbe erronea la dichiarata inammissibilità del deposito in appello dell’atto di compravendita del 2004 tra la Primula S.R.L. e la Molfin S.R.L. essendo già stato depositato in primo grado (come dimostrato dall’indice degli atti e dal fascicolo di primo grado).

Parimenti erronea sarebbe l’inammissibilità della richiesta di trasferimento del terrazzino in quanto domanda nuova, nonostante che già la comparsa conclusionale del primo grado includeva la relativa particella. In ogni caso, si tratterebbe di una mera specificazione della domanda.

La conferma della correttezza della valutazione del giudice di appello, quanto alla nullità del contratto preliminare per indeterminatezza ed indeterminabilità del suo oggetto, dà altresì contezza dell’inammissibilità del motivo in esame, posto che, essendo preclusa la possibilità di procedere all’individuazione dell’oggetto del contratto sulla base di elementi extratestuali non espressamente richiamati dalle parti, non potrebbe a tal fine invocarsi il contenuto di un diverso contratto concluso dalla promittente venditrice con un terzo soggetto e peraltro nemmeno espressamente richiamato nel preliminare oggetto di causa.

Inoltre, una volta affermata la nullità del preliminare, risulta evidente che lo stesso è improduttivo di effetti e quindi diviene di fatto irrilevante verificare se la domanda originaria di esecuzione ex art. 2932 c.c. riguardasse anche il terrazzino, attesa l’impossibilità di far discendere dal preliminare una valida sentenza costitutiva.

Il ricorso deve pertanto essere rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al rimborso delle spese che liquida in complessivi Euro 4.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali pari al 15 % sui compensi ed accessori di legge;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato per il ricorso principale a norma dell’art. 1 bis dello stesso art. 13, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2021

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