Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16586 del 11/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 11/06/2021, (ud. 14/04/2021, dep. 11/06/2021), n.16586

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34178-2018 proposto da:

R.A., rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE LUFRANO

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

– intimato –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di ANCONA, depositata il

10/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/04/2021 dal Consigliere Dott. MAURO CRISCUOLO.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

Con ordinanza del 14 aprile 2018 il Tribunale di Ancona rigettava l’opposizione proposta da R.A. avverso il decreto con il quale erano stati liquidati i compensi dovuti al difensore della parte, in quanto ammessa al patrocinio a spese dello Stato.

L’opponente lamentava che il decreto non avesse remunerato anche le attività difensive svolte nel suo interesse anteriormente al deposito dell’istanza D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 126, comma 3, sebbene prima di tale deposito, l’istanza di ammissione in via provvisoria fosse stata indirizzata al Consiglio dell’Ordine Forense senza però essere stata accolta, avendo il Consiglio ravvisato la manifesta infondatezza della domanda.

Secondo l’opponente, in assenza della previsione di un formale procedimento di opposizione avverso il provvedimento di diniego dell’ammissione provvisoria, ed essendo la parte abilitata ad avvalersi della sola previsione di cui all’art. 126, in quanto finalizzata a consentire una diversa valutazione della medesima istanza, ove tale valutazione si risolva in maniera positiva gli effetti dell’ammissione devono necessariamente retroagire alla data della prima richiesta.

Ad avviso del Tribunale la retroattività degli effetti dell’ammissione andava però riferita alla sola istanza effettivamente accolta, dovendosi invece escludere che quella avanzata al Tribunale ex art. 126, fosse la medesima istanza già rivolta al Consiglio dell’Ordine, in quanto se così fosse la stessa assumerebbe evidentemente connotati impugnatori.

Nè sussiste pregiudizio per l’interessato, in quanto questi può rivolgere l’istanza ex art. 126, nel primo atto introduttivo del giudizio e comunque contestualmente ad esso, subordinandone l’efficacia all’eventuale diniego da parte del Consiglio dell’Ordine, ove questi ancora non si sia pronunziato.

Nè infine poteva invocarsi il precedente costituito da Cass. n. 20710/2017 che concerneva invece un’ipotesi in cui l’errore del Consiglio dell’Ordine investiva il dato obiettivo della titolarità dei redditi in capo al richiedente, che costituisce una fattispecie diversa da quella che invece attiene alla valutazione (discrezionale e prognostica) circa la probabile fondatezza del ricorso.

Per la cassazione di tale ordinanza propone ricorso R.A. sulla base di un motivo.

Il Ministero della Giustizia non ha svolto difese in questa fase.

Il motivo di ricorso lamenta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 109, 126 e 136, nonchè dell’art. 6 CEDU, per non avere il Tribunale ritenuto che gli effetti dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato retroagiscono al momento in cui l’istanza è stata avanzata al Consiglio dell’Ordine, essendo a tal fine irrilevante che la concessione del beneficio avvenga ad opera del magistrato dopo che l’organismo forense l’abbia inizialmente denegata.

Si deduce che il ricorrente avrebbe un autonomo interesse ad impugnare in quanto la mancata ammissione in maniera retroattiva lo costringerebbe al versamento del contributo unificato, nonchè a farsi carico delle spettanze dovute al difensore per il periodo di tempo non coperto dall’ammissione.

Nel merito si rileva l’erroneità della decisione, posto che la richiesta ex art. 126, si fondava sulla medesima allegazione dei fatti posta a fondamento della richiesta inoltrata al Consiglio dell’Ordine, sicchè, attesa l’impossibilità di impugnare il diniego del Consiglio dell’Ordine, è solo la ripresentazione dell’istanza ex art. 126, che assicura la tutela della posizione dell’interessato, la quale sarebbe irrimediabilmente vanificata ove si negasse l’operatività in maniera retroattiva del successivo riconoscimento da parte del Tribunale della ricorrenza dei presupposti costitutivi del beneficio.

Ritiene il Collegio che debba provvedersi alla cassazione senza rinvio del provvedimento gravato, stante il rilievo d’ufficio dell’inammissibilità, per difetto di legittimazione attiva, dell’opposizione ab origine proposta da parte del ricorrente.

Infatti, come si ricava dalla lettura dell’ordinanza oggetto di ricorso, il Tribunale è stato chiamato a pronunciarsi D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 170, sulla legittimità dell’ordinanza del 26/10/2017 con la quale il Tribunale aveva liquidato i compensi spettanti al difensore del ricorrente per l’attività prestata nel procedimento D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35, rilevando, sempre però ai fini della liquidazione, che non competessero le spettanze per le attività svolte in epoca anteriore al deposito dell’istanza ex art. 126, comma 3.

Rileva il Collegio che, come già affermato da questa Corte (cfr. Cass. n. 7072/2018) il difensore di persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 84 e 170 (T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia), proponga opposizione avverso il decreto di pagamento dei compensi, agisce in forza di una propria autonoma legittimazione a tutela di un diritto soggettivo patrimoniale (conf. Cass. n. 10239/2013; Cass. n. 9808/2013), essendosi altresì precisato che (Cass. n. 10705/2014) la legittimazione a ricorrere per cassazione avverso il provvedimento che abbia rigettato o solo parzialmente accolto l’opposizione del difensore avverso il decreto di liquidazione del compenso spetta esclusivamente al difensore medesimo, non anche al patrocinato, che non può considerarsi soccombente nel procedimento, nè ha interesse a dolersi dell’esiguità della liquidazione.

Indicazioni in tal senso possono poi ricavarsi da quanto statuito da Cass. n. 7486/2019 che, nel giudicare fondato il ricorso proposto direttamente da parte del soggetto richiedente l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato avverso il provvedimento che aveva invece ritenuto inammissibile la sua opposizione avverso la decisione di diniego, ha ricordato come la legittimazione del difensore in proprio a proporre opposizione concerna le controversie in tema di liquidazione di compensi (cfr. Cass. n. 10705/2014; Cass. n. 1539/2015; Cass. S.U. n. 26907/2016), mentre non è configurabile anche con riferimento all’opposizione avverso il decreto di rigetto dell’istanza di ammissione o di revoca del gratuito patrocinio; in tali casi, infatti, la legittimazione è riconoscibile al solo interessato, ovvero propriamente alla parte che si vuole avvalere del patrocinio a carico dello Stato, o che vi sia stata ammessa ma il cui beneficio sia stato poi revocato.

Nel caso in esame l’opposizione investiva il decreto di liquidazione dei compensi e quindi la legittimazione spettava in via esclusiva al difensore ed ancorchè la decisione abbia posto in discussione la portata retroattiva o meno dell’ammissione a seguito della richiesta ex art. 126, comma 3, la stessa è stata esaminata incidenter dal giudice dell’opposizione ma sempre e limitatamente ai fini della determinazione dei compensi liquidabili, dovendosi quindi escludere che la sua risoluzione, come detto ai fini in esame, potesse giustificare una autonoma legittimazione della parte ammessa al beneficio alla proposizione dell’opposizione.

La carenza di legittimazione attiva del ricorrente, non rilevata dal Tribunale, dev’essere rilevata di ufficio da questa Corte (Cass. n. 14119/2020; Cass. n. 14118/2020), con conseguente cassazione senza rinvio dell’ordinanza impugnata nella parte relativa alla posizione di R.A. (vedi SSUU 1912/12: “a norma dell’art. 382 c.p.c., u.c., va disposta la cassazione senza rinvio della sentenza impugnata ove si accerti il difetto di legittimazione dell’attore, che toglie in radice ogni possibilità di prosecuzione dell’azione”). Va peraltro precisato nella fattispecie non è necessario indicare alle parti la questione del difetto di legittimazione attiva del ricorrente, poichè “il divieto della decisione sulla base di argomenti non sottoposti al previo contraddittorio delle parti non si applica alle questioni di rito relative a requisiti di ammissibilità della domanda previsti da norme la cui violazione è rilevabile in ogni stato e grado del processo, senza che tale esito processuale integri una violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, art. 6, paragrafo 1, il quale nell’interpretazione data dalla Corte Europea – ammette che il contraddittorio non venga previamente suscitato quando si tratti di questioni di rito che la parte, dotata di una minima diligenza processuale, avrebbe potuto e dovuto attendersi o prefigurarsi” (così Cass. n. 15019/2016, conf. Cass. n. 11738/18, Cass. n. 26525/18).

Non vi è luogo a regolazione di spese, non avendo il Ministero della Giustizia spiegato difese in questa sede (nè in sede di opposizione D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 170).

Non vi sono le condizioni per dare atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla citata L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, essendo la sentenza impugnata cassata sulla base di un rilievo di ufficio della Corte che ha impedito l’esame nel merito del ricorso (così Cass. n. 14119/2020).

P.Q.M.

La Corte, pronunciando sul ricorso, cassa l’ordinanza impugnata, limitatamente alla statuizione resa nei confronti dell’odierno ricorrente senza rinvio, poichè la causa non poteva essere dal medesimo proposta.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2021

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