Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1658 del 27/01/2014


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Civile Sent. Sez. L Num. 1658 Anno 2014
Presidente: VIDIRI GUIDO
Relatore: CURZIO PIETRO

SENTENZA

sul ricorso 20055-2011 proposto da:
ENI

S.P.A.

(già

ITALGAS

PIU’

S.P.A.),

P.I.

009905811006, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE
CLODIO 32, presso lo studio dell’avvocato LIDIA
CIABATTINI, rappresentata e difesa dall’avvocato TOSI
2013

PAOLO, giusta delega in atti;
– ricorrente –

2846

contro

SABA CLAUDIA C.F. SBACLD76E8L2100, domiciliata in
ROMA,

VIA

CRESCENZIO

58,

presso

lo

studio

Data pubblicazione: 27/01/2014

dell’avvocato COSSU BRUNO, che la rappresenta e
difende unitamente agli avvocati POLI ELENA, INGEGNERI
SILVIA, giusta delega in atti;
– controri corrente nonchè contro

– intimati –

avverso la sentenza n. 587/2010 della CORTE D’APPELLO
di TORINO, depositata il 02/08/2010 R.G.N. 1427/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 09/10/2013 dal Consigliere Dott. PIETRO
CURZIO;
udito l’Avvocato CIABATTINI LIDIa per delega TOSI
PAOLO;
udito l’Avvocato BOMBOI SAVINA per delega COSSU BRUNO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIULIO ROMANO che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

E-WORK S.P.A. ;

1. Claudia Saba convenne in giudizio ENI spa e l’agenzia interinale E-Work
formazione servizi spa, esponendo di aver stipulato due contratti di lavoro
temporaneo con l’agenzia interinale, il primo in data 24 marzo 2003, con tre
successive proroghe, con causale “casi previsti dal ccn1”; il secondo il 2
novembre 2004, per “picchi di attività” o “punte di intensa attività”. Chiedeva
che venisse dichiarato sussistente un rapporto di lavoro direttamente con
l’impresa utilizzatrice ed a tempo indeterminato per una serie di ragioni attinenti
alla illegittimità del contratto.
2. Il Tribunale dichiarò l’illegittimità del primo contratto per “l’inesistenza della
ragione addotta dalla convenuta, che ricorreva alla prestazione di lavoro
temporaneo al di fuori dei casi previsti dal ceni applicato dall’impresa
utilizzatrice”. Dichiarò, di conseguenza, la sussistenza di un rapporto di lavoro
subordinato a tempo indeterminato con PENI a decorrere dal primo contratto e
condannò la società al pagamento delle retribuzioni a decorrere dalla messa in
mora.
3. L’ENI spa propose appello contro tale decisione.
4. La Corte d’appello di Torino, si discostò dalla motivazione del Tribunale
laddove sosteneva che non era necessario indicare una causale specifica,
affermando al contrario tale necessità. Peraltro, con motivazione ulteriore,
condivise il giudizio del Tribunale laddove aveva affermato che la ragione posta
a fondamento del contratto di fornitura era stata smentita dalle risultanze
istruttorie. Infine, confermò la tesi del Tribunale sulle conseguenze sanzionatorie
costituite dalla ‘conversione’ del rapporto con l’impresa utilizzatrice ed a tempo
indeterminato. Rigettò quindi l’appello.
5. ENI spa ricorre per cassazione articolando quattro motivi. La signora Saba si è
difesa con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria. L’agenzia
interinale non ha svolto attività difensiva.
6. Con il primo motivo la società denunzia violazione dell’art. 1, 3 e 10 della legge
197 del 1997 per aver la Corte ritenuto necessaria la ‘specificazione’ dei motivi
del ricorso al lavoro interinale nel contratto di fornitura.
7. La tesi, posta a fondamento del motivo, della possibilità di non indicare ragioni
specifiche per il ricorso al lavoro interinale, è stata ritenuta priva di fondamento
da numerose sentenze di questa Corte, alle quali si rinvia (Cass. 23684/2010;
Cass. 13960/2010; Cass. 232/2012, che, in particolare, ha affermato “in materia
Ricorso n. 20055.11
Udienza 9 ottobre 2013
Pietro Curzio, estie
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Ragioni della decisione

Ricorso n. 20055.11
Udienza 9 ottobre 2013

di contratto di lavoro interinale, la mancata o la generica previsione, nel contratto
intercorrente tra l’impresa fornitrice ed il singolo lavoratore, dei casi in cui è
possibile ricorrere a prestazioni di lavoro temporaneo, in base ai contratti
collettivi dell’impresa utilizzatrice, spezza l’unitarietà della fattispecie complessa
voluta dal legislatore per favorire la flessibilità dell’offerta di lavoro nella
salvaguardia dei diritti fondamentali del lavoratore e fa venir meno quella
presunzione di legittimità del contratto interinale, che il legislatore fa discendere
dall’indicazione nel contratto di fornitura delle ipotesi in cui il contratto
interinale può essere concluso”).
8. Occupandosi di contratti interinali in cui l’indicazione della causale era, come in
quello in esame, di mero e generico rinvio alla contrattazione collettiva, questa
Corte ha affermato “il contratto, invece di specificare la causale all’interno delle
categorie consentite dalla legge, si limita a riprodurre il testo della lett. a)
dell’art. 1 della legge, senza compiere alcuna specificazione: non si specifica a
quali contratti collettivi nazionali applicabili all’impresa utilizzatrice si fa
riferimento, né, tanto meno, come sarebbe necessario, a quale delle ipotesi
previste dalla contrattazione collettiva si fa riferimento. La genericità della
causale rende il contratto illegittimo, per violazione dell’art. 1, primo e secondo
comma, della legge 196 del 1997, che ne consente la stipulazione solo per le
esigenze di carattere temporaneo rientranti nelle categorie specificate nel
secondo comma, esigenze che il contratto di fornitura non può quindi omettere di
indicare, né può indicare in maniera generica e non esplicativa, limitandosi a
riprodurre il contenuto della previsione normativa”.
9. Con il secondo motivo si denunzia violazione degli artt. 115 e 421 c.p.c. laddove
la Corte afferma che la motivazione posta a fondamento del contratto di fornitura
sia stata di fatto smentita dalle risultanze istruttorie. Questo motivo rimane
assorbito dal rigetto del secondo motivo, che rende superfluo accertare se il
lavoro concretamente svolto corrispondesse alla causale una volta affermata la
genericità della stessa con le relative conseguenze. Peraltro trattasi di una
censura che concerne una valutazione di merito in ordine alla quale la sentenza
ha motivato in maniera completa e coerente.
10.Con il terzo motivo la società denunzia violazione dell’art. 10 della legge 196 del
1997 per il fatto che la Corte ha fatto discendere dall’illegittimità del ricorso al
lavoro temporaneo la sanzione della conversione del contratto in un contratto con
la società utilizzatrice ed a tempo indeterminato.

Ricorso n. 20055.11
Udienza 9 ottobre 2013

11.Per giurisprudenza costante di questa Corte l’illegittimità del contratto interinale
comporta le conseguenze previste dalla legge sul divieto di intermediazione e
interposizione nelle prestazioni di lavoro, e quindi l’instaurazione del rapporto di
lavoro con il fruitore della prestazione, cioè con il datore di lavoro effettivo.
Infatti, l’art. 10, primo comma, della legge n. 196 del 1997 collega alle violazioni
delle disposizioni di cui all’art. 1, commi 2, 3, 4 e 5 (cioè violazioni di legge
concernenti proprio il contratto commerciale di fornitura), le conseguenze
previste dalla legge 1369 del 1960, consistenti nel fatto che “i prestatori di lavoro
sono considerati, a tutti gli effetti, alle dipendenze dell’imprenditore che
effettivamente abbia utilizzato le loro prestazioni”.
12.In tal senso questa S.C. si è espressa, in modo univoco e costante, con una
pluralità di decisioni: Cass. 23 novembre 2010 n. 23684; Cass. 24 giugno 2011 n.
13960; Cass. 5 luglio 2011 n. 14714; Cass. 12.1.2012 n. 232; Cass. 29 maggio
2013 n. 13404 alle cui motivazioni si rinvia per ulteriori approfondimenti.
13.Le medesime sentenze hanno precisato che, quando il contratto di lavoro che
accompagna il contratto di fornitura è a tempo determinato, alla conversione
soggettiva del rapporto, si aggiunge la conversione dello stesso da lavoro a
tempo determinato in lavoro a tempo indeterminato, per intrinseca carenza dei
requisiti richiesti dal decreto legislativo 368 del 2001, o dalle discipline
previgenti, a cominciare dalla forma scritta, che ineluttabilmente in tale contesto
manca con riferimento al rapporto tra impresa utilizzatrice e lavoratore (sul
punto, v. anche: Cass. 1148 del 2013 e Cass. 6933 del 2012).
14.L’effetto finale in questi casi è la conversione del contratto per prestazioni di
lavoro temporaneo in un ordinario contratto di lavoro a tempo indeterminato tra
l’utilizzatore della prestazione, datore di lavoro effettivo, e il lavoratore. A tale
ricostruzione si è attenuta la Corte d’appello di Torino.
15.Con il quarto motivo la società denunzia violazione dell’art. 32, quinto comma,
della legge n. 183 del 2010 e chiede l’applicazione della indennità prevista da
tale norma in luogo del risarcimento del danno disposto dal Tribunale. Ma sul
punto si è formato il giudicato, in quanto la sentenza di primo grado non fu
appellata con riferimento a quel capo della domanda.
16.11 ricorso quindi deve essere nel complesso rigettato. Le spese del giudizio di
legittimità devono essere poste a carico della parte che perde il giudizio e
vengono liquidate secondo i parametri previsti dal D.M. Giustizia, 20 luglio
2012, n. 140 (cfr. Cass. Sez. un. 17405 e 17406 del 2012).

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del

compensi professionali e 100,00 (cento) euro per spese, oltre accessori come per
legge, con distrazione agli avv.ti Bruno Cossu, Elena Poli e Silvia Ingegneri,
dichiaratisi anticipatari. Nulla spese per E-Work spa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 9 ottobre 2013.

giudizio di legittimità, che liquida in 3.500,00 (tremilacinquecento) euro per

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