Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16575 del 31/07/2020

Cassazione civile sez. lav., 31/07/2020, (ud. 27/02/2020, dep. 31/07/2020), n.16575

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16944-2017 proposto da:

B.M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

FEDERICO ROSAZZA 32, presso lo studio dell’avvocato UGO LUCA SAVIO

DE LUCA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIA

ANGELA GRILLI;

– ricorrente –

contro

AGRICOLTURA DI RIOMAGGIORE, MANAROLA, CORNIGLIA, VERNAZZA MONTEROSSO

SOCIETA’ AGRICOLA COOPERATIVA PER AZIONI, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BUCCARI 11, presso lo studio dell’avvocato PIERLUIGI TIBURZI,

rappresentata e difesa dall’avvocato EUGENIO BOSSI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 156/2017 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 29/03/2017 R.G.N. 584/2016.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. con sentenza 29 marzo 2017, la Corte d’appello di Genova rigettava l’appello proposto da B.M.F. avverso la sentenza di primo grado, che, in accoglimento dell’opposizione della società cooperativa “Agricoltura di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso”, aveva revocato il decreto con il quale lo stesso Tribunale di Genova le aveva ingiunto il pagamento della somma di Euro 50.385,93, in favore del predetto per provvigioni maturate nel rapporto di agenzia tra le parti dal 1 luglio 2006 al recesso comunicato all’agente il 25 agosto 2010;

2. essa negava la preclusione da giudicato per effetto del decreto ingiuntivo ottenuto dall’agente di consegna dalla Cooperativa del libro Iva e delle fatture emesse, per la diversità dal precedente giudizio dell’odierno, non inteso alla contestazione del rapporto di agenzia tra le parti, ma alla liquidazione delle provvigioni per le vendite realizzate nel suo corso: e pertanto escludeva un rischio di conflitto di giudicati;

3. nel merito, la Corte ligure riteneva infondata la pretesa, per insufficienza della prova della vendita a soggetti, non rientranti tra i clienti (quali la Cooperativa Coronata e ITC), per la rivendita da questi ai clienti della cooperativa, appartenenti alla Grande distribuzione e alla Distribuzione organizzata (avendo il contratto di agenzia ad oggetto la vendita dei prodotti ad essi);

4. in ogni caso, essa negava la spettanza delle provvigioni pretese in quanto relative a vendite effettuate ad intermediari, al di fuori delle direttive ricevute dalla preponente e in assenza di prova dell’effettiva vendita finale da quelli a soggetti appartenenti alla grande distribuzione e della loro eventuale riferibilità, anche solo indiretta, all’attività promozionale dell’agente;

5. avverso tale sentenza l’agente, con atto notificato il 4 luglio 2017, ricorreva per cassazione con tre motivi, cui la società preponente resisteva con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., art. 647 c.p.c., comma 1, per inammissibilità del nuovo giudizio, attesa la preclusione da giudicato sul decreto ingiuntivo di consegna del libro Iva e delle fatture emesse dalla Cooperativa ottenuto dall’agente, riguardante gli elementi costitutivi dello stesso rapporto e pertanto le premesse fattuali della richiesta di pagamento delle provvigioni (primo motivo);

2. al di là del profilo di inammissibilità, per violazione del principio di specificità prescritto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 6 (Cass. 3 luglio 2010, n. 17915; Cass. 31 luglio 2012, n. 13677; Cass. 10 agosto 2017, n. 19985), in difetto di trascrizione del ricorso e del pedissequo decreto ingiuntivo di consegna documentale tra le parti, esso è infondato;

2.1. il principio, ormai prevalente nel più recente insegnamento giurisprudenziale di legittimità, secondo cui l’autorità del giudicato spiega i suoi effetti non solo sulla pronuncia esplicita della decisione, ma anche sulle ragioni che ne costituiscono sia pure implicitamente il presupposto logico-giuridico, trova applicazione anche in riferimento al decreto ingiuntivo di condanna al pagamento di una somma di denaro, il quale, in mancanza di opposizione o quando quest’ultimo giudizio sia stato dichiarato estinto, acquista efficacia di giudicato non solo in ordine al credito azionato, ma anche al titolo posto a fondamento dello stesso, precludendo ogni ulteriore esame delle ragioni addotte a giustificazione della relativa domanda in altro giudizio (Cass. 2007, n. 18725; Cass. 28 novembre 2017, n. 28318; Cass. 24 settembre 2018, n. 22465);

2.2. d’altro canto, è noto che il giudicato copra il dedotto e il deducibile in relazione al medesimo oggetto e riguardi pertanto non solo le ragioni giuridiche e di fatto esercitate in giudizio ma anche tutte le possibili questioni, proponibili in via di azione o eccezione, che, sebbene non dedotte specificamente, costituiscano precedenti logici, essenziali e necessari, della pronuncia (Cass. 16 agosto 2012, n. 14535; Cass. 23 febbraio 2016, n. 3488; Cass. 30 ottobre 2017, n. 25745; Cass. 26 febbraio 2019, n. 5486);

2.3. è evidente che, nel caso di specie, dall’azione dell’agente in via monitoria di consegna dalla società preponente della documentazione contabile necessaria non si configuri alcuna deducibilità della domanda di pagamento delle provvigioni per l’attività prestata, non riguardante la contestazione di esistenza del rapporto (essa sì circostanza deducibile nel primo giudizio monitorio), ma la pretesa del corrispettivo per l’attività in esso prestata, esigente proprio quella documentazione chiesta ed ottenuta in virtù della prima azione e soltanto in esito al suo esame, pertanto strumentale alla successiva domanda, azionabile in giudizio, come avvenuto;

3. il ricorrente deduce poi violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., comma 1, art. 116 c.p.c., comma 1 e vizio motivo, per erronea valutazione delle prove in ordine alla promozione, esclusa dalla Corte territoriale, da parte dell’agente della clientela prevista dal contratto di agenzia (secondo motivo);

3.1. esso è inammissibile:

3.2. la violazione dell’art. 115 c.p.c. è inconfigurabile, posto che essa ricorre in presenza di un errore di percezione, che verta sulla ricognizione del contenuto oggettivo della prova, in contrasto con il divieto di fondare la decisione su prove reputate dal giudice esistenti, ma in realtà mai offerte (Cass. 12 aprile 2017, n. 9356);

3.3. neppure sussiste violazione dell’art. 116 c.p.c., norma che sancisce il principio della libera valutazione delle prove (salva diversa previsione legale), idonea ad integrare vizio di error in procedendo, solo quando il giudice di merito disattenda tale principio in assenza di una deroga normativamente prevista, ovvero all’opposto valuti secondo prudente apprezzamento una prova o risultanza probatoria soggetta ad un diverso regime (Cass. 10 giugno 2016, n. 11892);

3.4. il motivo si risolve in una mera contestazione della valutazione probatoria compiuta dalla Corte territoriale, pure con argomentazione congrua (per le ragioni esposte dal secondo all’ultimo capoverso di pg. 5 della sentenza) e nella sottesa sollecitazione al riesame del merito, insindacabili in sede di legittimità, in quanto operazioni riservate al giudice del merito; sicchè, il ricorrente non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sè coerente, atteso che l’apprezzamento dei fatti e delle prove è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che, nell’ambito di quest’ultimo, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice di merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio convincimento e, all’uopo, di valutare le prove, controllarne attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass. 6 aprile 2011, n. 7921; Cass. 7 aprile 2017, n. 9097; Cass. 7 dicembre 2017, n. 29404);

4. il ricorrente deduce infine violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., per omesso esame dello specifico motivo di appello (p.to 4), con il quale aveva rivendicato la spettanza delle provvigioni (cd. indirette) relative agli affari conclusi direttamente dalla preponente nella zona di sua riserva esclusiva, a norma dell’art. 1748 c.c., comma 2 e art. 6, comma 8 dell’AEC Industria, documentate dalle fatture prodotte in allegato al (secondo) procedimento monitorio (terzo motivo);

4.1. preliminarmente rilevato il suo difetto di specificità, in violazione della prescrizione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 6 per l’inadeguata trascrizione (nell’insufficienza del richiamo al penultimo capoverso di pg. 6 del ricorso) del motivo di cui è stato denunciato l’omesso esame (Cass. 3 luglio 2010, n. 17915; Cass. 31 luglio 2012, n. 13677; Cass. 10 agosto 2017, n. 19985), esso è infondato;

4.2. al di là della non corretta denuncia del vizio, quale error in procedendo in riferimento alla nullità della sentenza (Cass. s.u. 24 luglio 2013, n. 17931; Cass. 28 settembre 2015, n. 19124), la questione è stata in realtà decisa dalla Corte territoriale nel senso di un rigetto implicito (il che esclude l’omissione di pronuncia: Cass. 6 dicembre 2017, n. 29191; Cass. 13 agosto 2018, n. 20718), posto che la Corte territoriale ha ritenuto infondata la pretesa dell’agente (rigettandone pertanto l’appello) relativa alla somma di Euro 50.385,93, pari all’intero importo del decreto ingiuntivo oggetto di controversia, così esaurendo l’esame del petitum ad essa devoluto;

5. pertanto il ricorso deve essere rigettato, con la regolazione delle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza e raddoppio del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (conformemente alle indicazioni di Cass. s.u. 20 settembre 2019, n. 23535).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna l’agente alla rifusione, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 200,00 per esborsi e Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso per spese generali nella misura del 15 per cento e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 27 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 31 luglio 2020

 

 

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