Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16563 del 05/07/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. trib., 05/07/2017, (ud. 23/06/2017, dep.05/07/2017),  n. 16563

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PICCININNI Carlo – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 11844/2012 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con domicilio eletto in Roma, via dei

Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

L.I.E.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia, n. 51/29/11 depositata il 28 marzo 2011.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 23 giugno

2017 dal Consigliere Iannello Emilio.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che l’Agenzia delle entrate ricorre con tre motivi, nei confronti di L.I.E. (che non svolge difese nella presente sede), avverso la sentenza in epigrafe con la quale la Commissione tributaria regionale della Sicilia ha rigettato l’appello dell’Ufficio, ritenendo illegittimo l’avviso di accertamento emesso nei confronti del predetto, esercente attività di allevamento di bovini e caprini, per Iva Irpef e Irap in relazione all’anno 1998, sulla base di reddito induttivamente determinato, stante l’omessa presentazione della denuncia dei redditi;

che i giudici d’appello hanno ritenuto infatti le argomentazioni dell’appellante “prive di alcuna allegazione probatoria” e che non erano ricavabili dal verbale della Guardia di Finanza elementi utili e conducenti;

che, a tale ultimo riguardo, hanno in particolare osservato che “l’iter seguito dagli agenti accertatori, seppur apprezzabile sotto un profilo teorico, non può assumere alcuna rilevanza dal punto di vista strettamente giuridico, poichè esso, al fine di determinare la produttività dell’allevamento, si fonda sostanzialmente su uno studio di settore (sic) elaborato dal Comando della Tenenza di Sciacca, non previsto dal nostro ordinamento”;

considerato che con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 2, lett. a), nonchè dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, rilevando che, trattandosi nel caso di specie di accertamento d’ufficio, ben potevano i militari verificatori utilizzare, al fine di determinare la produttività dell’allevamento, i dati posti a base della verifica e poi dell’accertamento (dati ricavati da una indagine di polizia economica e veterinaria, effettuata dalla Guardia di Finanza di Sciacca con la collaborazione dell’Associazione degli allevatori della provincia di Agrigento, in merito alla produttività degli allevamenti di ovini/caprini e bovini);

che con il secondo motivo la ricorrente denuncia altresì motivazione illogica su fatto controverso e decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere la C.T.R. omesso di considerare che, come emergeva dalla pagina 13 del p.v.c., per l’anno in questione erano annotati nel “registro carico e scarico” n. 603 capi e per avere ritenuto, contrariamente ad ogni logica, che un gregge siffatto non abbia prodotto alcun reddito imponibile, agrario o di impresa ex artt. 29, 51 e 78 t.u.i.r.;

che, con il terzo motivo, la ricorrente denuncia infine violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 1, 2 e 7, nonchè dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per avere la C.T.R., quale giudice non solo dell’impugnazione dell’atto ma anche del rapporto tributario, omesso comunque di quantificare il debito fiscale, determinando autonomamente il reddito imponibile attraverso un esame diretto degli atti a disposizione ed eventualmente utilizzando a tal fine criteri diversi da quelli adottati dall’Ufficio;

ritenuto che sono fondati i primi due motivi di ricorso, congiuntamente esaminabili per la loro intima connessione, con assorbimento del terzo;

che, al riguardo, giova preliminarmente precisare che, in ipotesi, quale quella di specie, di mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, l’Ufficio procede all’accertamento ai sensi del secondo comma dell’art. 39 (ove si tratti di redditi d’impresa) e/o del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 41, (c.d. accertamento d’ufficio), in entrambi i casi “sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza”;

che in tal modo l’Ufficio è autorizzato a determinare il reddito complessivo del contribuente medesimo con facoltà di ricorso a presunzioni c.d. supersemplici, anche prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, che comportano l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale può fornire elementi contrari intesi a dimostrare che il reddito (risultante algebrica di costi e ricavi) non è stato prodotto o che è stato prodotto in misura inferiore a quella indicata dall’ufficio (v. Cass. del 13/02/2006, n. 3115; Cass. del 18/06/2003, n. 9755; Cass. del 02/12/2002, n. 17016);

che la decisione impugnata appare non in linea con tale quadro di riferimento normativo, esprimendo un ingiustificato rigore valutativo circa l’idoneità degli elementi posti a base dell’accertamento in realtà rappresentati – alla stregua di quanto specificamente evidenziato in ricorso, con richiamo ad atti che risultano ritualmente acquisiti al giudizio (avviso di accertamento e p.v.c. ad esso allegato) e con pieno assolvimento, dunque, dell’onere di autosufficienza – dagli esiti di una indagine condotta dalla Guardia di Finanza con la collaborazione dell’associazione degli allevatori della provincia di Agrigento in merito alla produttività degli allevamenti di ovini/caprini e bovini, la quale non può aprioristicamente ritenersi inidonea a offrire (in rapporto al non irrilevante numero di capi posseduto dal contribuente, quale risultante dalla verifica, siccome pure specificamente evidenziato in ricorso) gli argomenti presuntivi richiesti ai fini dell’accertamento, potendo questo essere condotto nel caso di specie, per le ragioni dette, anche sulla base di indizi privi dei requisiti di gravità, precisione e concordanza;

che in accoglimento del ricorso, la sentenza va cassata e la causa rinviata al giudice a quo, anche per il regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

 

accoglie il primo e il secondo motivo di ricorso; dichiara assorbito il terzo; cassa la sentenza; rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 23 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA