Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16560 del 28/07/2011

Cassazione civile sez. trib., 28/07/2011, (ud. 30/06/2011, dep. 28/07/2011), n.16560

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. FERRARA Ettore – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Comune di L’Aquila, in persona del legale rapp.te pro tempore,

elett.te dom.to in Roma, alla via Trionfale n. 5647, presso lo studio

dell’avv D’Amario Ferdinando, dal quale è rapp.to e difeso, giusta

procura in atti;

– ricorrente –

contro

N.P.M.;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale dell’Abruzzo n. 18/4/2007 depositata l’8/3/2007;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

giorno 30/6/2011 dai Consigliere Relatore Dott. Marcello Iacobellis;

viste le richieste del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale, dott. APICE Umberto, che ha concluso aderendo alla

relazione.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia promossa da N.P.M. contro il Comune di L’Aquila è stata definita con la decisione in epigrafe, recante il rigetto dell’appello proposto dal Comune contro la sentenza della CTP di L’Aquila n. 125/3/2005 che aveva accolto il ricorso della contribuente avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) ICI 2002, relativamente a terreno avente destinazione in PRG a “Zona verde pubblico ed attrezzato”. La CTR riteneva la insussistenza del presupposto impositivo in ordine a terreni destinati a verde pubblico attrezzato, ad attrezzature collettive o culturali; in ogni caso risultano decaduti i vincoli urbanistici preordinati all’espropriazione per pubblica utilità. Il ricorso è fondato su quattro motivi. Nessuna attività ha svolto l’intimata. Il relatore ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c. Il presidente ha fissato l’udienza del 30/6/2011 per l’adunanza della Corte in Camera di Consiglio. Il P.G. ha concluso aderendo alla relazione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con primo motivo il ricorrente assume la violazione dell’art. 112 c.p.c. nonchè vizio di motivazione. La CTR avrebbe posto a base della decisione elementi non prospettati dalla contribuente; illogico e contraddittorio sarebbe il ragionamento per avere il giudice posto riferimento alla eventualità del vuoto normativo e nel richiamo al principio della capacità contributiva, alla edificabilità immediata dell’area, invece che al suo valore economico derivante dalla destinazione di PRG. Inammissibile è la censura di violazione di legge in quanto il quesito di diritto di cui all’art. 366 bis cod. proc. civ. è privo della riassuntiva esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito, della sintetica indicazione della regola di diritto applicata da quel giudice, e della diversa regola di diritto che, ad avviso del ricorrente, si sarebbe dovuta applicare al caso di specie.

Inammissibile è altresì la censura in ordine alla motivazione in quanto priva della specifica indicazione del “fatto” controverso o decisivo in relazione al quale la motivazione si assume contraddittoria, nonchè perchè attinente all’interpretazione ed applicazione delle norme giuridiche.

Con secondo, motivo il ricorrente assume la violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, della L. n. 248 del 2005 nonchè omesso esame . La CTR avrebbe erroneamente ed immotivatamente escluso la edificabilità della aree.

La censura è inammissibile in quanto il quesito di diritto di cui all’art. 366 bis cod. proc. civ. è privo della riassuntiva esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito, della sintetica indicazione della regola di diritto applicata da quel giudice, e della diversa regola di diritto che, ad avviso del ricorrente, si sarebbe dovuta applicare al caso di specie.

Con terzo motivo il ricorrente assume la violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992 per avere la CTR escluso la edificabilità dell’area destinata a verde pubblico attrezzato, nonchè il vizio di motivazione nel ritenere l’inedificabilità da parte del privato.

Va affermata la inammissibilità dei quesiti di diritto sia in quanto privi della riassuntiva esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito, della sintetica indicazione della regola di diritto applicata dal quel giudice, e della diversa regola di diritto che, ad avviso del ricorrente, si sarebbe dovuta applicare al caso di specie (Sez. 3, Ordinanza n. 19769 del 17/07/2008), sia perchè formulati in modo non pertinente rispetto alla fattispecie concreta sottoposta alla cognizione del giudice (Sez. U, Sentenza n. 27347 del 18/11/2008): nel caso in esame si verte infatti sulla imponibilità ad ICI di aree aventi previsione edificatoria:” a verde pubblico e verde pubblico attrezzato”.

Peraltro la censura è infondata avendo questa sezione (Sez. 5, Sentenza n. 25672 del 24/10/2008) , proprio con riferimento ad altro ricorso presentato dal Comune di L’Aquila, affermato che in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), un’area compresa in una zona destinata dal PRG a verde pubblico attrezzato, è sottoposta ad un vincolo di destinazione che preclude ai privati tutte quelle trasformazioni del suolo che sono riconducibili alla nozione tecnica di edificazione. Ne deriva che un’area con tali caratteristiche non può essere qualificata come fabbricabile, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 1, comma 2, e, quindi, il possesso della stessa non può essere considerato presupposto dell’imposta comunale in discussione.

Inammissibile è la censura in ordine alla motivazione in quanto relativa all’interpretazione e l’applicazione delle norme giuridiche.

Quanto sopra ha effetto assorbente sul quarto motivo di ricorso – secondo cui alla decadenza dei vincoli non conseguirebbe la destinazione edificatoria impressa dallo strumento urbanistico.

Il ricorso va pertanto rigettato.

Nulla per le spese in assenza di attività difensiva.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 30 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2011

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