Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16552 del 05/07/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 05/07/2017, (ud. 15/06/2017, dep.05/07/2017),  n. 16552

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. FASANO Annamaria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21793/2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

STUDIO RAFFA SRL;

– intimato –

avvero la sentenza n. 151 /2011 della COMM. TRIB. REG. di CATANZARO,

depositata il 15/07/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/06/2017 dal Consigliere Dott. ANNA MARIA FASANO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che:

La società Studio Raffa S.r.l. proponeva ricorso innanzi alla CTP di Catanzaro avverso la cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, del modello unico anno 2001, e del modello unico 2002, eccependo di aver sanato la propria posizione debitoria, avendo presentato istanza di definizione ai sensi della L. L. n. 289 del 2002, art. 9 bis. La CTP accoglieva il ricorso della contribuente, affermando che il mancato pagamento delle rate successive alla prima non determinava l’inefficacia del condono fiscale. L’Ufficio proponeva appello, che veniva rigettato dalla CTR della Calabria, sulla base del rilievo che l’art. 9 bis L. cit. non prevedeva la decadenza del beneficio premiale in ipotesi di ritardato od omesso versamento delle rate successive alla prima. L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza, svolgendo un unico motivo. La parte intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1. Con l’unico motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata, denunciando violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, atteso che la CTR ha errato nel ritenere valido il condono, L. n. 289 del 2002, ex art. 9 bis, anche nell’ipotesi in cui il contribuente non abbia provveduto all’integrale versamento degli importi dovuti.

2. Il motivo è fondato.

Questa Corte con indirizzo ampliamente condiviso, a cui si intende dare continuità, ha affermato il principio che il condono previsto dalla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, relativo alla possibilità che gli omessi e tardivi versamenti delle imposte e delle ritenute emergenti dalle dichiarazioni presentate vengano definiti mediante il solo pagamento dell’imposta e degli interessi o, in caso di mero ritardo, dei soli interessi, senza aggravi e sanzioni, costituisce una forma di condono clemenziale e non premiale, come invece deve ritenersi per le fattispecie regolate dalla L. n. 289 del 2002, artt. 7, 8, 9, 15 e 16, le quali attribuiscono al contribuente il diritto potestativo di chiedere un accertamento straordinario, da effettuarsi con regole peculiari rispetto a quello ordinario; con la conseguenza che, nell’ipotesi di cui all’art. 9 bis, non essendo necessaria alcuna attività di liquidazione del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, in ordine alla determinazione del “quantum” esattamente indicato nell’importo specificato nelle dichiarazione integrativa presentata ai sensi del comma 3, con gli interessi di cui all’art. 4, il condono è condizionato dall’integrale e tempestivo pagamento di quanto dovuto e il pagamento rateale determina la definizione della lite pendente solo se è integrale e tempestivo per tutte le rate.

Si è, infatti, affermato il principio secondo il quale: “In tema di condono fiscale, incorre nella decadenza dalle agevolazioni di cui alla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9 bis, il contribuente che abbia provveduto al versamento delle somme dovute con ritardo, qualora questo, anche se modesto (nella specie, di un giorno), non si giustificato” (Cass. n. 10309 del 2013).

3.Ne consegue che, in ipotesi di pagamento rateale previsto dall’art. 9 bis (come modificato dalla L. n. 350 del 2003, art. 2, comma 45, recante legge finanziaria per il 2004), il condono – in quanto rimesso alla mera attività di liquidazione e versamento della somma da parte del contribuente – produce la definizione del rapporto tributario e sanzionatorio soltanto con l’integrale pagamento delle rate dovute nei termini prescritti della L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, comma 1, essendo legittimata l’Amministrazione finanziaria, in difetto del perfezionamento della procedura condonistica, al recupero dell’originaria imposta dovuta (ovvero al residuo dell’importo, tenuto conto degli eventuali versamenti parziali delle rate) ed alla applicazione delle conseguenti sanzioni pecuniarie (Cass. n. 20745 del 2010; Cass. n. 19546 del 2011; Cass. n. 21364 del 2012; Cass. n. 25238 del 2013), non essendo consentita, stante il divieto opposto dall’art. 14 preleggi, l’applicazione analogica di norme relative alla medesima legge n. 289 del 2002, ma disciplinanti forme diverse di condono (Cass. n. 21364 del 2012; Cass. n. 25238 del 2013; Cass. n. 19546 del 2011; Cass. n. 10650 del 2013).

4. I giudici di appello non si sono uniformati ai suindicati principi di diritto, avendo affermato che il condono “si perfeziona….nel momento in cui il contribuente assevera il suo impegno con l’Amministrazione Erariale con il versamento della prima rata”.

Il ricorso va, pertanto, accolto, e la sentenza impugnata cassata; non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, decidendo nel merito, va rigettato il ricorso introduttivo proposto dalla società contribuente. In ragione del recente consolidarsi della giurisprudenza di legittimità sulle questioni trattate, con riferimento all’epoca della introduzione della lite, le spese di giudizio di ogni fase e grado vanno interamente compensate tra le parti.

PQM

 

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo proposto dalla società contribuente; compensa tra le parti le spese di lite di ogni fase e grado.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2017

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