Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1655 del 24/01/2020

Cassazione civile sez. lav., 24/01/2020, (ud. 09/10/2019, dep. 24/01/2020), n.1655

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15938-2014 proposto da:

TRENITALIA S.P.A., con socio unico soggetta all’attività di

direzione e coordinamento di FERROVIE DELLO STATO ITALIANE S.P.A.,

in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio

dell’avvocato ARTURO MARESCA, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato FRANCO BONAMICO;

– ricorrente principale –

contro

G.G.L., + ALTRI OMESSI, tutti elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA FLAMINIA 195, presso lo studio dell’avvocato SERGIO

VACIRCA, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

GUGLIELMO DURAZZO;

– controricorrenti –

e contro

A.G., M.D., domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dagli avvocati RODOLFO UMMARINO, GINA

DELL’ORFANO, LUISA DELL’ORFANO, che li rappresentano e difendono;

– controricorrenti –

e contro

AG.GI., + ALTRI OMESSI, domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato GIUSEPPE COTRONEO;

– resistenti con mandato –

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati

ANTONIETTA CORETTI, VINCENZO STUMPO, VINCENZO TRIOLO;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

e contro

TRENITALIA S.P.A.;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 252/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 31/03/2014 r.g.n. 774/2013.

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’ appello di Torino confermava la sentenza del Tribunale che aveva rigettato il ricorso proposto da Trenitalia s.p.a. in opposizione ai decreti ingiuntivi con i quali G.G.L. ed altri litisconsorti, dipendenti di P.M. Ambiente s.p.a., avevano intimato alla società, quale committente per l’appalto di servizi obbligato con vincolo di solidarietà ex art. 1676 c.c. e D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2 il pagamento di quanto da essi maturato a titolo di TFR. Confermava altresì la sentenza nella parte in cui aveva respinto la domanda proposta da Trenitalia s.p.a., nei confronti dell’Inps, diretta ad ottenere il pagamento in restituzione a carico del Fondo di garanzia dei ridetti importi.

2. Di tale sentenza Trenitalia s.p.a. chiede la cassazione, affidando l’impugnazione a tre motivi, cui hanno resistito con distinti controricorsi G.G. ed altri litisconsorti, A.G. e M.D., nonchè l’Inps. L’Inps ha proposto altresì ricorso incidentale condizionato, cui Trenitalia ha resistito con controricorso. Ag.Gi. ed altri litisconsorti hanno depositato memoria (definita come “avente valore di controricorso) notificata insieme alla procura speciale già depositata; l’Inps e G.G. e i suoi litisconsorti hanno depositato memoria ex art. 380 bis.1.c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

3. con il primo motivo di ricorso, Trenitalia s.p.a. denunzia violazione o falsa applicazione dell’art. 1203 c.c., n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 della L. n. 297 del 1982, artt. 1 e 2 di attuazione della Direttiva Cee 80/987/CEE del 20.10.1980 e 2008/94/CE del 22.10.1998 e dell’art. 3 Cost. Censura la ritenuta esclusione del suo diritto alla surrogazione nei diritti dei lavoratori nei confronti del Fondo di garanzia istituito presso l’Inps, sul rilievo che l’adempimento di un obbligo ex lege da parte del committente, coobbligato solidale, non può escludere il diritto di quest’ultimo a rivalersi sul Fondo di Garanzia per effetto di surroga rispetto alla posizione del lavoratore, in applicazione dell’art. 1203 c.c..

1. Il motivo non è fondato, alla luce dei principi affermati da questa Corte in numerosi arresti (v. da ultimo Cass. 10/03/2017 n. 6361, Cass. 20.5.2016 nn. 10543 e 10544), che hanno evidenziato come la posizione giuridica soggettiva della società committente non sia riconducibile a quella dell’avente diritto che beneficia della garanzia del Fondo istituito ai sensi della L. n. 297 del 1982, art. 2; è stato in proposito rilevato che il committente, solidalmente responsabile con il proprio appaltatore, ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, non trae la propria posizione in via derivata da un dante causa (nel caso di specie: il lavoratore) come invece il cessionario del suo credito, ma presta una garanzia in favore del datore di lavoro ed a vantaggio del lavoratore, adempiendo alla quale assolve ad un’obbligazione propria, istituita ex lege, che lo legittima, come nei rapporti tra condebitori solidali, ad un’azione di regresso ai sensi dell’art. 1299 c.c. nei confronti dell’appaltatore, obbligato principale; che, pertanto, nei suoi confronti, quando si renda inadempiente, il medesimo committente può agire anche in surrogazione dei diritti del lavoratore, ai sensi dell’art. 1203 c.c., n. 3, in base al diverso titolo del rapporto di appalto assistito dal particolare obbligo di garanzia legale, posto che: “Ai fini dell’operatività della surrogazione legale di cui all’art. 1203 c.c., n. 3, non è necessario nè che il surrogante sia tenuto al pagamento del debito in base allo stesso titolo del debitore surrogato, nè che egli sia direttamente obbligato nei confronti dell’accipiens, richiedendo la norma soltanto che il surrogante abbia un interesse giuridicamente qualificato alla estinzione dell’obbligazione” (cfr. Cass. 16 dicembre 2013, n. 28061);

2. per tale ragione, è stato escluso che Trenitalia s.p.a. possa essere qualificata ad alcun titolo avente diritto del lavoratore, il quale riceve la propria garanzia attraverso il meccanismo predisposto dalla speciale normativa in materia di appalto, così essendo soddisfatto del proprio credito, ed è stato chiarito che, per effetto di ciò, vengono meno, per la parte così soddisfatta, i presupposti di intervento del Fondo di Garanzia gestito dall’Inps, avendo l’adempimento del committente, obbligato solidale dell’appaltatore datore di lavoro, rimediato alla sua insolvenza, in virtù della garanzia istituita dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, comma 2, sicchè, quest’ultimo non può sicuramente accedere, sulla base di un titolo autonomo, non di derivazione diretta da quello del lavoratore (quale appunto suo “avente diritto”), a detto Fondo (cfr., nei termini richiamati, Cass. 10543 e 10544/2016 cit.).

4. Con il secondo motivo, Trenitalia s.p.a. deduce plurime violazioni di legge (D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 in relazione all’art. 2120 c.c. e agli artt. 10 e 11 preleggi, nonchè in relazione all’art. 324 c.p.c. e all’art. 2909 c.c., artt. 112 e 346 c.p.c.; della L. n. 1369 del 1960, art. 3, art. 1676 c.c. in relazione all’art. 2697 c.c., e agli artt. 115 e 24 Cost. nonchè in relazione all’art. 116 c.p.c.) e omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti. Assume che erroneamente la Corte di merito avrebbe fondato la responsabilità solidale di Trenitalia per le quote di TFR maturate prima del D.Lgs. n. 276 del 2003, sia sul D.Lgs. n. 276, art. 29 sia sull’art. 1676 c.c., sia sulla L. n. 1369 del 1960, art. 3 in tal modo riconoscendo un’obbligazione di pagamento anche per quote di TFR maturate prima del 24 ottobre 2003 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 276 cit.) e violando il giudicato interno considerato che la sentenza di primo grado aveva limitato l’applicazione del D.Lgs. n. 276, art. 29 limitatamente alle quote di TFR maturate dopo l’indicato discrimine temporale. Sostiene poi che la Corte avrebbe omesso di dare rilievo alla dedotta assenza di pendenze debitorie a carico di Trenitalia verso la P.M. Ambiente s.p.a., indispensabile per poter decidere con applicazione dell’art. 1676 c.c.

5. Il motivo non è fondato.

Occorre preliminarmente chiarire che la questione dell’obbligo di Trenitalia di corrispondere ai lavoratori l’intero TFR era stata fatta oggetto da parte di Trenitalia di specifico motivo di appello, sicchè non poteva ritenersi sceso il giudicato sulle alcune delle ragioni giuridiche poste da primo giudice a fondamento della relativa decisione. Ciò in quanto la c.d. minima unità suscettibile di acquisire la stabilità del giudicato interno individua la sequenza logica costituita dal fatto, dalla norma e dall’effetto giuridico, ossia la statuizione che affermi l’esistenza di un fatto sussumibile sotto una norma che ad esso ricolleghi un dato effetto giuridico. Ne consegue che, sebbene ciascun elemento di detta sequenza possa essere oggetto di singolo motivo di appello, nondimeno l’impugnazione motivata anche in ordine ad uno solo di essi riapre la cognizione sull’intera statuizione (v. Cass. n. 2217 del 04/02/2016, Cass. n. 12202 del 16/05/2017).

La Corte territoriale non ha quindi violato i limiti del giudicato fondato in primo luogo la responsabilità di Trenitalia anche per le quote di TFR maturate anteriormente al 2003 sul disposto del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 argomentando che il diritto al pagamento del TFR matura al momento della cessazione del rapporto di lavoro e che all’epoca in cui il rapporto di lavoro tra i lavoratori e la società appaltatrice era cessato (3.12.1999) l’art. 29 cit. era pienamente vigente.

6. La Corte ha poi aggiunto che il diritto era altresì fondato ai sensi dell’art. 1676 c.c. invocato dai richiedenti, valorizzando le circostanze fattuali in base alle quali Trenitalia era subentrata a Ferrovie dello stato s.p.a. nel contratto in essere con PMA, venendo così ad acquisire la qualifica di committente anche per il periodo precedente e pertanto succedendo alla cedente anche ai fini dell’operatività della garanzia posta a favore dei dipendente dell’appaltatore PMA dal suddetto art. 1676 c.c. Alle pgg. 16 e 17 della sentenza ha in proposito accertato, sulla base della documentazione in atti gli atti e delle difese svolte dalle parti, che all’epoca della domanda sussistevano debiti di Trenitalia nei confronti di PMA, presupposto per l’operatività della garanzia ex art. 1676 c.c.

7. Il motivo proposto da Trenitalia, nella parte in cui è finalizzato a contrastare l’accertamento fattuale in tal modo compiuto dal giudice di merito, risulta inammissibile, esorbitando dal sindacato di legittimità sulla motivazione, nel senso chiarito dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 8053 del 2014, secondo il quale la lacunosità e la contraddittorietà della motivazione possono essere censurate solo quando il vizio sia talmente grave da ridondare in una sostanziale omissione, nè può fondare il motivo in questione l’omesso esame di una risultanza probatoria, quando essa attenga ad una circostanza che è stata comunque valutata dal giudice del merito.

8. Inoltre, come rileva il giudice di merito, il credito dei lavoratori al TFR è sorto al momento della cessazione dei rapporti di lavoro, e dunque nella vigenza del D.Lgs. n. 276, art. 29 e la predetta disposizione non limita l’obbligazione solidale del committente al T.F.R. maturato a decorrere dalla sua entrata in vigore.

9. Questa Corte, in fattispecie analoghe, ha ripetutamente affermato che il T.F.R. deve essere compreso tra i trattamenti retributivi previsti dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 stante la natura di retribuzione differita dell’istituto (cfr., da ultimo, Cass. n. 6333 del 2019 e i precedenti ivi richiamati).

10. Ne consegue che in relazione ai periodi di esecuzione dell’appalto il T.F.R. maturato dev’essere incluso nei trattamenti retributivi del cui pagamento il committente è solidalmente responsabile ai sensi del D.Lgs. n. 276 cit., art. 29 e tale affermazione ha trovato conferma sul piano del diritto positivo per effetto delle modifiche poi apportate dal D.L. n. 5 del 2012, art. 21, comma 1 conv., con mod., in L. n. 35 del 2012 (cfr., fra le altre, Cass. n. 10731 del 2016 e, da ultimo, n. 19339 del 2018 cit.).

11. Come terzo motivo la ricorrente lamenta la violazione o falsa applicazione della L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1 commi 755-757 del D.M. 30 gennaio 2007, del D.Lgs. n. 10 settembre 2003, n. 276, art. 29 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: la sentenza impugnata sarebbe errata nella parte in cui non ha dichiarato l’estraneità di Trenitalia spa al pagamento delle quote del TFR maturate a far data dal 1 gennaio 2007, per essere la relativa obbligazione a carico del Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS e non del datore di lavoro – appaltatore. Per la ricorrente poichè il pagamento effettuato al Fondo tesoreria Inps estingue l’obbligazione del datore di lavoro, non essendovi inadempimento datoriale si estinguerebbe anche la solidarietà del committente. Ne conseguirebbe altresì la carenza di legittimazione passiva di Trenitalia per il pagamento del TFR successivamente al 1 gennaio 2007, data entro cui era stato effettuato il conferimento del TFR maturato. La ricorrente sostiene, in sostanza, che la decisione impugnata sarebbe errata nella parte in cui non ha dichiarato l’estraneità di Trenitalia spa al pagamento delle quote del TFR maturate a far data dal 1 gennaio 2007, per essere la relativa obbligazione a carico del Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS e non del datore di lavoro – appaltatore.

12. Neppure tale motivo è fondato. Questa Corte ha già precisato (cfr Cass. n. 10354/2016, Cass.15/11/2017, n. 27014.02/05/2019, n. 11536) con orientamento che qui si condivide, che l’onere probatorio del lavoratore che agisca nei confronti del committente del datore di lavoro per il pagamento del TFR riguarda il fatto costitutivo del suo diritto, rappresentato dal rapporto di lavoro subordinato e dal contratto di appalto (nel senso dell’impiego nei lavori appaltati) e non anche l’effettivo versamento da parte del datore di lavoro dei contributi dovuti al Fondo di Tesoreria (a norma della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 756, seconda parte). Se è vero che il versamento dei contributi al Fondo di Tesoreria costituisce fatto estintivo della pretesa dei lavoratori nei confronti del datore di lavoro-appaltatore e, di conseguenza, nei confronti della committente, obbligata solidale ex lege, quest’ultima ha l’onere di allegazione e di prova dell’avvenuto versamento ove lo opponga in eccezione. La L. n. 296 del 2006, art. 1 prevede, infatti, al comma 756, che la liquidazione del trattamento di fine rapporto al lavoratore viene effettuata dal Fondo di cui al precedente comma 755 “limitatamente alla quota corrispondente ai versamenti effettuati al Fondo medesimo, mentre per la parte rimanente resta a carico del datore di lavoro”. Ne consegue che Trenitalia spa non poteva limitarsi a sostenere il proprio difetto di legittimazione passiva per le quote del TFR maturate dal 1 gennaio 2007, ma avrebbe dovuto dedurre di avere allegato e provato, nel giudizio di merito, i versamenti al Fondo di Tesoreria effettuati dalla società-appaltatrice ( P.M. Ambiente spa), il che non è avvenuto nel caso in esame.

13. A tanto consegue il rigetto del ricorso principale, restando assorbito l’incidentale condizionato con il quale l’Inps ha dedotto la violazione o falsa applicazione del combinato disposto dell’art. 443 c.p.c., art. 148 disp. att. c.p.c. e della L. n. 297 del 1982, art. 2 e ha ribadito l’eccezione d’ improcedibilità della domanda proposta nei confronti dell’istituto per mancanza della domanda amministrativa.

14. Le spese di lite sono regolate secondo soccombenza, dovendosene disporre la distrazione ex art. 93 c.p.c. in favore dei difensori che ne hanno riferito l’anticipazione.

15. Non vi è luogo a pronuncia sulle spese in favore di Ag.Gi. ed i suoi litisconsorti, considerato che la procura speciale è stata rilasciata al difensore, che non ha depositato tempestivo controricorso, con foglio separato congiunto alla nota di deposito dei fascicoli di parte, e dunque non era idonea ad abilitare il difensore a depositare la successiva memoria in vista dell’adunanza camerale. Nel giudizio di cassazione, infatti, la procura speciale non può essere rilasciata a margine o in calce ad atti diversi dal ricorso o dal controricorso, poichè l’art. 83 c.p.c., comma 3, nell’elencare gli atti in margine o in calce ai quali può essere apposta la procura speciale, indica con riferimento al giudizio di cassazione soltanto quelli sopra individuati; ne consegue che se la procura non è rilasciata in occasione di tali atti, è necessario il suo conferimento nella forma prevista dal cit. art. 83, comma 2 cioè con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, (Cass. 9 aprile 2009, n. 8708, Cass. 24 Gennaio 2012, n. 929, Cass. n. 25505 del 02/12/2014).

16. Sussistono i presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito l’incidentale condizionato. Condanna Trenitalia s.p.a. alla rifusione delle spese di lite, che liquida in favore dell’Inps in Euro 13.000,00 per compensi professionali, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge; in favore di G. ed altri in Euro 7.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge; in favore di A. ed altro in Euro 4.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15% e accessori come per legge, con distrazione in favore degli avv.ti Rodolfo Ummarino, Gina Dell’Orfano e Luisa Dell’Orfano.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 9 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2020

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