Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16536 del 14/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 14/07/2010, (ud. 11/06/2010, dep. 14/07/2010), n.16536

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. TIRELLI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. MELONCELLI Achille – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

sas Plinio, di Cittarini Giacomo & C., elettivamente domiciliata

in

Roma, Via A. Gramsci 14, presso lo studio dell’avv. GIGLIO Antonella,

che la rappresenta e difende per procura in atti unitamente all’avv.

Maurizio Leone;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi 12,

presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano,

n. 18/10/06 del 23/2-8/3/2006.

Udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza

dell’11/6/2010 dal Relatore Cons. Dott. Francesco Tirelli;

Udito l’avv. Giglio;

Sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FEDELI Massimo, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

La Corte:

 

Fatto

OSSERVA

quanto segue:

Con atto spedito il 23/4/2007 e ricevuto il 30/4/2007, la sas Plinio di Cittarini Giacomo & C. ha proposto ricorso contro la sentenza in epigrafe indicata, di cui ha chiesto la cassazione con ogni consequenziale statuizione.

L’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso e la controversia è stata decisa all’esito della pubblica udienza dell’11/6/2010.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Dalla lettura della sentenza impugnata, del ricorso e del controricorso emerge in fatto che il 13/4/2000, alcuni funzionari dell’Ufficio IVA di Milano si sono recati in (OMISSIS), dove risultava aver sede legale la sas Plinio di Cittarini Giacomo & C., per accertare se la stessa avesse o meno diritto al richiesto rimborso di una parte dell’IVA maturata nei due anni precedenti e riportata a credito nella dichiarazione del 1999.

Arrivati sul posto, hanno constatato che nelle targhette dello stabile mancava ogni indicazione della contribuente, per cui hanno interpellato la custode, la quale ha riferito di non averne mai sentito parlare fino a che un ex inquilino le aveva consegnato un documento nel quale la srl EFFE Uno Data attestava che le scritture contabili della Plinio si trovavano presso i propri uffici di (OMISSIS) e sarebbero stati esibiti all’Amministrazione finanziaria nei modi e nei termini previsti dalle vigenti disposizioni di legge.

I verificatori hanno preso nota di ciò ed il giorno seguente hanno redatto processo verbale di constatazione dell’omessa tenuta della contabilità e della conseguente non spettanza della detrazione dell’IVA esposta nelle dichiarazioni annuali per complessive L. 489.702.000.

La contribuente ha tuttavia insistito nella richiesta di rimborso, precisando di non essere stata trovata presso la sede legale per avere da tempo trasferito l’attività in altri locali, ma l’Ufficio non ha mutato parere e nel dicembre del 2002 le ha notificato avviso di rettifica per indebita detrazione, nell’anno 1997, di complessive L. 490.000.000 per IVA. La Plinio lo ha impugnato davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano, che ha accolto il ricorso perchè il presupposto da cui era partito l’Ufficio e, cioè, la sottrazione o, comunque, il rifiuto di esibizione delle scritture contabili non si era, in realtà, mai verificato, in quanto i funzionari arrivati in via Plinio erano stati puntualmente informati del luogo in cui si trovava la documentazione che, poi, era stata prodotta in giudizio senza nessun rilievo di merito da parte dell’Amministrazione finanziaria.

L’Ufficio si è gravato allora alla Commissione Regionale, che con la sentenza in epigrafe indicata ha riformato la decisione di primo grado perchè avendo “creato una sua irreperibilità nel tempo necessario per costruire una linea di difesa”, l’appellata aveva finito con l’integrare la fattispecie di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 4, che secondo un’interpretazione conforme alla “logica elementare della norma”, andava letto nel senso che per sottrazione doveva “intendersi il fatto di impedire ai verificatori di reperire (la documentazione) nella sede sociale”.

La Plinio sas ha proposto ricorso articolato su tre motivi, con i quali ha dedotto il difetto di motivazione su punto decisivo della controversia, nonchè la violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 52 e 55, in quanto i giudici a quo avrebbero dovuto escludere l’ipotesi della sottrazione e, tenuto conto della documentazione prodotta, confermare la spettanza della detrazione dell’IVA. Così riassunte le doglianze della ricorrente, da esaminare congiuntamente per via della loro intima connessione, osserva il Collegio che qualora per mancata produzione della documentazione giustificativa o per insufficienza della stessa o per altra diversa causa l’Ufficio dubiti del reale pagamento o, in ogni caso, della effettiva detraibilità dell’IVA indicata a credito, può escluderne la spettanza con salvezza, però, del diritto del contribuente di provare la fondatezza del proprio assunto mediante la esibizione della necessaria documentazione.

A questo proposito va peraltro ricordato che nel dettare le norme in tema di accessi, ispezioni e verifiche, il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 5, stabilisce altresì che “i libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata (in tali occasioni) l’esibizione, non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa. Per rifiuto di esibizione si intendono anche la dichiarazione di non possedere i libri, registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi all’ispezione”.

Trattandosi di norma facente eccezione a regole generali, la stessa non può essere applicata oltre i casi e i tempi da essa considerati e, soprattutto, deve esigere interpretata in coerenza ed alla luce dei principi affermati dagli artt. 24 e 53 Cost..

Come già sottolineato da C. Cass. 2006/9127, quest’ultima non impedisce di porre dei limiti alla prova, ma impone di leggerli in maniera molto rigorosa, perchè diversamente opinando si rischia d’incidere sul diritto alla difesa e di obbligare il contribuente alla effettuazione di pagamenti non dovuti.

Per scongiurare simili eventualità, la disposizione di cui all’art. 52, comma 5, dev’essere perciò intesa nel senso che per sanzionarlo con la perdita della facoltà di produrre i libri e le altre scritture, il contribuente deve aver tenuto un comportamento diretto a sottrarsi alla prova e, dunque, capace di far fondatamente dubitare della genuinità di documenti che affiorino soltanto in seguito nel corso di giudizio.

Tanto puntualizzato, rimane unicamente da aggiungere che nel caso di specie la Commissione Tributaria Regionale ha imputato alla Plinio di aver “evidentemente sottratto la documentazione contabile”, senza però fornire adeguata spiegazione delle ragioni per le quali l’attestazione della EFFE Uno Data non sarebbe stata sufficiente a consentire ai verificatori di visionarla comunque nell’immediatezza, prevenendo così la ideazione e messa in atto di callide strategie difensive. In accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata dev’essere pertanto cassata con rinvio ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, che provvederà pure sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, che provvederà pure sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 11 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2010

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