Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16514 del 05/07/2017


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Cassazione civile, sez. III, 05/07/2017, (ud. 08/06/2017, dep.05/07/2017),  n. 16514

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3323-2015 proposto da:

L.E. in qualità di procuratore speciale del sig.

D.B., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA GIULIANA 70,

presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO MASSATANI, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

G.C., G.P., GE.CL., P.I.,

G.A., elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA DI VILLA

CARPEGNA 58, presso lo studio dell’avvocato MARCO PETRINI,

rappresentati e difesi dagli avvocati MONICA DIMAURO, ALESSANDRO

MARIA DIMAURO giusta procura speciale in calce al controricorso;

CITTA’ METROPOLITANA DI TORINO già PROVINCIA di TORINO, in persona

del Vice Sindaco della Città avv. A.A., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso lo studio

dell’avvocato MARCO VINCENTI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato PIER FRANCO GIGLIOTTI giusta procura

speciale a margine del controricorso;

SINTEXCAL SPA già ESSEPI STRADE SRL, in persona dell’Amministratore

Delegato sig. C.G., elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA DI RIPETTA 2 presso lo studio dell’avvocato GERARDO VESCI, che

la rappresenta e difende unitamente agli avvocati GIOVANNA PACCHIANA

PARRAVICINI, MARCO GUASCO giusta procura speciale a margine del

controricorso;

GENERALI ITALIA SPA, già INA ASSITALIA SPA, società incorporante di

ALLEANZA TORO SPA, in persona del Procuratore speciale dott.

PA.VI., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE PINTURICCHIO,

204, presso lo studio dell’avvocato ANNAPAOLA MORMINO, rappresentato

e difeso dall’avvocato LUCA PROCACCI giusta procura speciale in

calce al controricorso;

– controricorrenti –

e contro

RSA SUN INSURANCE OFFICE LTD, ZURICH INSURANCE PLC;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2038/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 12/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

08/06/2017 dal Consigliere Dott. MARCO DELL’UTRI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che, con sentenza resa in data 12/12/2013, la Corte d’appello di Torino, tra le restanti statuizioni, per quel che ancora rileva in questa sede, ha rigettato l’appello proposto da L.E., quale procuratore speciale di D.B., avverso la sentenza con la quale il giudice di primo grado ha condannato G.A., G.P., G.C., Ge.Cl. e P.I., in qualità di eredi di G.R., nonchè la Essepi Strade s.r.l., la Provincia di Torino, la Alleanza Toro s.p.a., la RSA Sun Insurance Office Ltd. e la Zurich Insurance Plc., ciascuno in relazione ai rispettivi titoli dedotti in giudizio, al risarcimento dei danni sofferti da D.B. a seguito del decesso del figlio, P.D., verificatosi a causa di un sinistro stradale in occasione del quale G.R., alla guida del proprio autoveicolo, inoltratosi a velocità eccessiva su una strada interessata da lavori eseguiti dalla Essepi Strade s.r.l. su incarico della Provincia di Torino, aveva perduto il controllo del mezzo, urtando violentemente contro un albero, così determinando gravi danni alla salute, e quindi il decesso, dello stesso conducente, di P.D. e di un’ulteriore terzo trasportato;

che, la corte territoriale, nel confermare la condanna pronunciata dal primo giudice nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili del sinistro, dei relativi aventi causa e delle compagnie assicuratrici chiamate in giudizio, ha escluso la sussistenza di danni patrimoniali a carico dell’originario attore, non avendo quest’ultimo fornito alcuna prova al riguardo, limitando la condanna per il danno non patrimoniale subito all’importo di Euro 13.000,00, in ragione dell’accertata insussistenza di rapporti stretti o assidui tra l’attore e il figlio deceduto;

che, avverso la sentenza d’appello, L.E., quale procuratore speciale di D.B., propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo d’impugnazione;

che G.A., G.P., G.C., Ge.Cl. e P.I., la Essepi Strade s.r.l. (ora Sintexcal s.p.a.), la Città Metropolitana di Torino (già Provincia di Torino) e la Generali Italia s.p.a. (già Alleanza Toro s.p.a.), resistono con controricorso;

che la Essepi Strade s.r.l. (ora Sintexcal s.p.a.) ha depositato memoria;

che nessun altro intimato ha svolto difese in questa sede;

considerato, che, con l’unico motivo d’impugnazione proposto, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione della L. n. 990 del 1969, art. 19, lett. a), artt. 2697 e 2727 c.c., artt. 112, 115 e 116 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), nonchè per errata applicazione del principio di diritto di non contestazione stabilito dalle sentenze della Corte di cassazione civile richiamate in ricorso, nonchè per violazione degli artt. 1223, 1226, 2056, 2059 e 2697 c.c. e artt. 115 e 116 c.p.c., relativamente alla violazione del principio del diritto all’integrale risarcimento del danno, per avere la corte territoriale erroneamente attestato (ai fini della personalizzazione del danno non patrimoniale) la circostanza della mancata convivenza dell’originario attore con il figlio deceduto nel sinistro sin dall’epoca in cui quest’ultimo aveva due anni, sulla base di una pretesa mancata contestazione delle corrispondenti allegazioni delle controparti, in assenza di alcun onere al riguardo a carico dello stesso attore, e per avere i giudici del merito in ogni caso erroneamente escluso l’avvenuta contestazione di tale circostanza a seguito della proposizione delle istanze istruttorie avanzate in primo grado e non ammesse dal primo giudice, giungendo, infine, a una penalizzante ed erronea liquidazione del danno non patrimoniale, in violazione del principio del diritto all’integrale risarcimento del danno;

che il motivo è inammissibile.

che, al riguardo, osserva il collegio come il ricorrente abbia prospettato il vizio in esame senza cogliere in modo specifico la ratio individuata dal giudice a quo a sostegno della decisione assunta;

che, sul punto, varrà richiamare il principio, consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, ai sensi del quale, il motivo d’impugnazione è rappresentato dall’enunciazione, secondo lo schema normativo con cui il mezzo è regolato dal legislatore, della o delle ragioni per le quali, secondo chi esercita il diritto d’impugnazione, la decisione è erronea, con la conseguenza che, siccome per denunciare un errore occorre identificarlo (e, quindi, fornirne la rappresentazione), l’esercizio del diritto d’impugnazione di una decisione giudiziale può considerarsi avvenuto in modo idoneo soltanto qualora i motivi con i quali è esplicato si concretino in una critica della decisione impugnata e, quindi, nell’esplicita e specifica indicazione delle ragioni per cui essa è errata, le quali, per essere enunciate come tali, debbono concretamente considerare le ragioni che la sorreggono e da esse non possono prescindere, dovendosi, dunque, il motivo che non rispetti tale requisito, considerarsi nullo per inidoneità al raggiungimento dello scopo;

che, in riferimento al ricorso per cassazione, tale nullità, risolvendosi nella proposizione di un “non motivo”, è espressamente sanzionata con l’inammissibilità ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 4 (Sez. 3, Sentenza n. 359 del 11/01/2005, Rv. 579564 – 01);

che, nel caso di specie, la corte territoriale ha ritenuto di confermare la valutazione espressa dal primo giudice in ordine alla consistenza, alla qualità e alla natura dei rapporti tra l’originario attore e il figlio deceduto nel sinistro, sulla base – non già della mera mancata contestazione, ad opera dell’attore, dell’allegazione di controparte circa l’avvenuta interruzione della convivenza del B. con il figlio sin da quando quest’ultimo aveva due anni – bensì dell’integrata considerazione di una serie di indici di indole presuntiva nel loro complesso idonei a confermare la conclusione secondo cui i rapporti tra l’attore e il figlio deceduto nel sinistro fossero ormai da lungo tempo interrotti e privi di effettiva e significativa vicinanza;

che, al riguardo, la corte territoriale ha espressamente sottolineato – senza alcuna specifica censura sul punto dell’odierno ricorrente come la circostanza secondo cui il figlio deceduto convivesse con la madre e il patrigno sin dall’età di due anni non rappresentasse il frutto di una mera asserzione contenuta nell’atto di costituzione in giudizio della Alleanza Toro S.p.A., trattandosi bensì di una circostanza documentalmente riscontrata da dichiarazioni risalenti, tanto al patrigno Bo.Io., quanto allo stesso attore B.D. (cfr. pag. 26 della sentenza impugnata, in cui si specifica la documentazione richiamata);

che, sul punto, la stessa corte territoriale ha evidenziato nell’esercizio di una discrezionalità valutativa esplicata in assenza di vizi d’indole logica o giuridica – come i capitoli di prova orale formulati dall’attore fossero di contenuto sin troppo generico, oltre che meramente valutativo (e dunque complessivamente inammissibili), per costituire una chiara e inequivoca contestazione della circostanza in esame;

che, pertanto, la valutazione probatoria e il procedimento argomentativo seguito dai giudici del merito ai fini dell’accertamento della circostanza in esame devono ritenersi condotti in modo corretto, tanto sul piano logico, quanto su quello giuridico, sì da escludere il ricorso di alcuno dei vizi sul punto in questa sede denunziati dal ricorrente;

che, infine, le complessive circostanze valorizzate dai giudici del merito in ordine 1) all’avvenuta interruzione da lungo tempo dei rapporti tra l’attore e il figlio deceduto a seguito del sinistro, 2) al fatto che il defunto, all’atto del matrimonio, avesse deciso di assumere il cognome della moglie e di non mantenere quello del padre, 3) alla mancata documentazione, da parte dell’attore, di viaggi del defunto in Romania o un suo qualsiasi rapporto con il paese d’origine, nonchè 4) in ordine all’avvenuto raggiungimento, da parte del defunto, al momento del decesso, di una propria autonomia economica e sentimentale (essendo sposato e padre) (cfr. pagg. 26-28 della sentenza impugnata), devono ritenersi tali da costituire, nel loro complesso, un compendio argomentativo sufficiente e logicamente idoneo a giustificare l’avvenuta liquidazione del danno non patrimoniale nella misura ritenuta dal primo giudice, senza che al riguardo possa in alcun modo ritenersi violato il principio del diritto all’integralità del risarcimento;

che sulla base delle argomentazioni che precedono, dev’essere dichiarata l’inammissibilità del ricorso, con la conseguente condanna del ricorrente al rimborso, in favore di ciascuno dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, secondo la liquidazione di cui al dispositivo.

PQM

 

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso, in favore di ciascun controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate, per ciascun controricorrente, in Euro 4.200,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, art. 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 8 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2017

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