Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16511 del 14/07/2010

Cassazione civile sez. trib., 14/07/2010, (ud. 02/03/2010, dep. 14/07/2010), n.16511

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. MAGNO Giuseppe Vito Antonio – Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – rel. Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia delle Entrate,

rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, nei cui

uffici in Roma, via dei Portoghesi, 12, sono domiciliati;

– ricorrenti –

contro

PANIFICIO CARUSO di Caruso Antonio & C., Elettivamente dom.to

in

Roma, viale Beethoven, n. 50 – 52, nello studio dell’Avv. D’amico

Tommaso Ugo, che lo rappresenta e difende, giusta procura speciale a

margine del controricorso.

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria del Lazio, Sezione

distaccata di Latina, n. 651/40/03, depositata in data 30 dicembre

2003;

sentita la relazione del consigliere Dott. Pietro Campanile alla

pubblica udienza del 2 marzo 2010;

Sentito l’Avvocato Generale dello Stato, Massimo Santoro;

Udite le richieste del Procuratore Generale, in persona del Sostituto

Dott. FUZIO Riccardo, il quale ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

 

Fatto

1.1 Il Panificio Caruso di Caruso Antonio & C. proponeva ricorso avverso l’ordinanza con la quale L’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di Latina aveva disposto la chiusura del proprio esercizio commerciale, per la durata di quindici giorni, ai sensi del D.Lgs n. 571 del 1997, art. 12, comma 2 sostenendo l’illegittimita’ di tale provvedimento, per essere stata la sanzione principale oggetto di definizione agevolata.

1.2 – La Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso.

1.3 – La Commissione tributaria regionale, con la sentenza indicata in epigrafe, respingeva l’appello proposto dall’Ufficio, rilevando come, ai sensi del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 12, comma 2, la definizione agevolata della sanzione principale fosse ostativa alla disposta sospensione.

1.4 – Avverso tale decisione propongono ricorso il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate, chiedendone la cassazione sulla base di un unico motivo.

1.5 – Resiste con controricorso il Panificio Caruso, eccependo, in via pregiudiziale, la tardivita’ del ricorso del quale deduce, in ogni caso, l’infondatezza.

Diritto

2.1 Va preliminarmente rilevata l’infondatezza dell’eccezione di tardivita’ del ricorso, sollevata dal controricorrente, secondo cui, la notifica, effettuata in data 15 febbraio 2005, sarebbe intervenuta oltre il termine previsto dall’art. 327 c.p.c., a fronte del deposito della sentenza di secondo grado, non notificata, in data 30 dicembre 2003. L’eccezione e’ infondata.

Dall’esame del timbro apposto dall’Ufficiale giudiziario sul margine destro del frontespizio del ricorso, completo della relativa sottoscrizione mediante sigla, si rileva chiaramente la data di consegna dell’atto, vale a dire quella del 14 febbraio 2005, ultimo giorno utile per la notifica del ricorso, che, pertanto, e’ tempestiva, essendo ormai principio piu’ volte enunciato da questa Corte di legittimita’ che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 477 del 2002 – con la quale e’ stata dichiarata l’illegittimita’ del combinato disposto dell’art. 149 c.p.c. e della L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 4, comma 3, nella parte in cui prevede che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario, anziche’ a quella, antecedente, della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, deve ritenersi gia’ operante nel diritto positivo, senza bisogno di un nuovo intervento da parte del giudice delle leggi, un principio generale secondo il quale – qualunque sia la modalita’ di trasmissione – la notifica di un atto processuale, almeno quando essa debba compiersi entro un determinato termine, si intende perfezionata, per il notificante, al momento dell’affidamento dell’atto all’ufficiale giudiziario che funge da tramite necessario nel relativo procedimento vincolato, senza quindi che possa influire negativamente per la parte il mancato tempestivo perfezionamento della medesima notifica, ove non a lei imputabile (cfr., ex multis, Cass. n. 6906 del 2004) . Deve altresi’ ribadirsi che, ove non venga esibita la ricevuta di cui al D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 129, art. 109 la prova della tempestiva consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto da notificare puo’ essere ricavata dal timbro apposto su tale atto recante il numero cronologico e la data; solo in caso di contestazione – in realta’, non sollevata nel caso si specie – della conformita’ al vero di quanto da esso indirettamente risulta, l’interessato dovra’ farsi carico di esibire idonea certificazione dell’ufficiale giudiziario, la quale, essendo diretta a provare l’ammissibilita’ del ricorso, potra’ essere esibita secondo le previsioni dell’art. 372 c.p.c. (Cass., Sez. Un. 20 giugno 2007, n. 14294; Cass. 1 settembre 2008, n. 22003).

2.2 – Sempre in via preliminare, va dichiarata l’inammissibilita’, per difetto di legittimazione, del ricorso proposto dal Ministero dell’economia e delle finanze, che non e’ stato parte del giudizio d’appello, instaurato dalla sola Agenzia delle entrate, nella sua articolazione periferica, dopo la data del 1 gennaio 2001, con implicita estromissione dell’ufficio periferico del Ministero (Cass., Sez. Un., n. 3166 del 2006).

Il rilievo ufficioso dell’inammissibilita’ e l’assenza di qualsiasi aggravio nei riguardi dell’attivita’ difensiva della controricorrente giustificano l’integrale compensazione – in parte qua – delle spese processuali.

2.3 – Passando all’esame del ricorso, con il quale si deduce la violazione del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 12, comma 2, non puo’ non rilevarsi come la decisione impugnata si ponga in contrasto con l’orientamento di questa Corte, secondo cui il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 12, comma 2, il quale prevede la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio ovvero dell’esercizio dell’attivita’ medesima nel caso in cui siano state accertate nel corso di un quinquennio tre distinte violazioni dell’obbligo di emettere la ricevuta o lo scontrino fiscale, ha carattere speciale rispetto alla norma generale contenuta nel D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 16, comma 3, con la conseguenza che l’irrogazione di detta sanzione non e’ impedita dalla definizione agevolata prevista da quest’ultima disposizione (Cass., 13 maggio 2009, n. 10960; Cass., 20 ottobre 2008, n. 25468; Cass., 5 febbraio 2007, n. 2439).

Infatti il D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 12, comma 2, prevede che la sanzione de qua e’ disposta “anche se non sono state irrogate sanzioni accessorie in applicazione del decreto legislativo recante i principi generali per le sanzioni amministrative in materia tributaria”.

Il coordinamento di tale norma con quella contenuta nel D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 16, comma 3, deve essere risolto mediante il criterio di specialita’. Orbene, la disposizione speciale e’ proprio quella contenuta nella prima norma, come emerge dalla sua collocazione sistematica. Pertanto, l’irrogazione di tale sanzione non e’ impedita dalla definizione agevolata.

2.4 – L’accoglimento della censura comporta la cassazione della sentenza. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Corte, nell’esercizio del potere di decisione nel merito di cui all’art. 384 c.p.c., comma 1, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente.

Il consolidamento del richiamato principio in epoca successiva alle decisioni di merito giustifica la compensazione delle spese processuali relative all’intero giudizio.

PQM

LA CORTE dichiara inammissibile il ricorso del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Accoglie il ricorso dell’Agenzia delle Entrate; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo. Dichiara interamente compensate le spese processuali dell’intero giudizio.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione quinta civile – tributaria, il 2 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2010

 

 

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