Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16506 del 11/06/2021

Cassazione civile sez. trib., 11/06/2021, (ud. 11/12/2020, dep. 11/06/2021), n.16506

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. GORI P. – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26056/2013 R.G. proposto da:

B.S.P., rappresentata e difesa dall’Avv. Erminio

Orlando Mola, domiciliata presso la Cancelleria della Corte;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Lombardia, sez. staccata di Brescia, n. 179/67/2012 depositata il 1

ottobre 2012, non notificata.

Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale dell’11 dicembre

2020 dal consigliere Pierpaolo Gori.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– Con sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, sez. staccata di Brescia, veniva rigettato l’appello proposto da B.S.P. avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Brescia n. 82/4/2009 di parziale accoglimento in relazione all’impugnazione di due avvisi di accertamento IRPEF, IRAP IVA Addizionali Sanzioni e Interessi per gli anni di imposta 2000 e 2001, in origine separatamente impugnati e poi riuniti, emessi a seguito dell’omissione delle dichiarazioni Modello Unico 2001 e 2002.

– In particolare, per la parte che qui interessa, la CTR confermava integralmente la decisione di primo grado, in via preliminare in punto di motivazione degli atti impositivi e, nel merito, quanto a: rideterminazione di compensi da lavoro autonomo risultanti da indagini bancarie sulla base delle giustificazioni parziali fornite dalla contribuente; mancato riconoscimento del diritto alla detrazione IVA sugli acquisti in ragione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19; reddito di partecipazione alla società Il Calcolatore di L.V. e C. s.n.c. ritenuta attiva e contribuente sua accomandante; determinazione delle sanzioni L. n. 423 del 1995, ex art. 1, comma 2.

– Avverso la decisione propone ricorso la contribuente per due motivi, di cui il primo scomposto in sette sotto-motivi, cui replica l’Agenzia delle Entrate con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– Con il primo motivo di ricorso – senza indicazione del pertinente paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nella sua eterogeneità prevalentemente individuabile nel vizio motivazionale di cui al n. 5 – la contribuente deduce la manifesta insufficienza ed evidente illogicità e contraddittorietà della motivazione della CTR, svolta per relationem, e la conseguente illegittimità degli atti impugnati per sette sotto-motivi: 1) difetto di motivazione dell’atto di accertamento impugnato per mancata allegazione del p.v.c. agli avvisi di accertamento, 2) rapporti tra l’allegazione dell’atto richiamato e motivazione in relazione allo Statuto del Contribuente, art. 7, sempre quanto alla mancata allegazione del p.v.c., 3) mancata instaurazione del contraddittorio preventivo all’emissione dell’avviso di accertamento impugnato, 4) erroneità della sentenza impugnata in ordine all’attendibilità della presunzione connessa alle risultanze dei dati bancari, 5) rinuncia da parte dei giudici di primo e secondo grado ad esercitare i necessari poteri istruttori, 6) disconoscimento del diritto di detrazione dell’IVA sui costi riconosciuti detraibili ai fini delle imposte sui redditi, 7) applicazione delle sanzioni alla fattispecie.

– Il motivo è inammissibile. Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, ha riformato il testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, e si applica nei confronti di ogni sentenza pubblicata dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto e, dunque, dall’11 settembre 2012. La novella trova pertanto applicazione nella fattispecie, in cui la sentenza impugnata è stata depositata il 1 ottobre 2012 e, nel testo applicabile, il vizio motivazionale deve essere dedotto censurando l'”omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti” e non più l'”omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione” circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio come precedentemente previsto dal “vecchio” n. 5, con conseguente inammissibilità dell’intero complessivo motivo di ricorso, articolato nei sette eterogenei sotto-motivi sopra riportati, il quale complessivamente non ha tenuto in alcun conto del mutato quadro normativo processuale (cfr. Cass. Sez. U., Sentenza n. 19881 del 2014), a fronte di una motivazione della CTR che comunque rispetta il minimo costituzionale. Con riferimento alla abbozzata deduzione di motivazione apparente per relationem, va infatti osservato che la sentenza impugnata espone compiutamente il fatto processuale, identifica correttamente il contenuto delle riprese e delle censure ai fini della delimitazione del thema decidendum e prende posizione argomentatamente menzionando le rilevanti previsioni di legge e l’interpretazione offertane dalla giurisprudenza di legittimità ai fini della loro applicazione.

– Con il secondo motivo di ricorso – senza indicazione del pertinente paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, comunque individuabile nel n. 3 – la contribuente lamenta l’inosservanza ed erronea applicazione della legge “di cui si deve tener conto ed acquisizione dei dati. Il Giudice di appello, anche pur dando rilevanza alla motivazione per relationem, ha – senza prova alcuna, dato rilevanza anche ad un processo verbale della Guardia di Finanza ed ad un avviso di accertamento che, al di là di ogni dubbio, non potevano e non dovevano essere presupposti per dare sostanza all’integrazione degli atti impugnati quali fonti di motivazione” (cfr. p. 26 ricorso).

– Il motivo è inammissibile. Va riaffermato il principio secondo cui “In tema di ricorso per cassazione, l’onere di specificità dei motivi, sancito dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4), impone al ricorrente che denunci il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), a pena d’inammissibilità della censura, di indicare le norme di legge di cui intende lamentare la violazione, di esaminarne il contenuto precettivo e di raffrontarlo con le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata, che è tenuto espressamente a richiamare, al fine di dimostrare che queste ultime contrastano col precetto normativo, non potendosi demandare alla Corte il compito di individuare – con una ricerca esplorativa ufficiosa, che trascende le sue funzioni – la norma violata o i punti della sentenza che si pongono in contrasto con essa.” (Cass. Sez. U. -, Sentenza n. 23745 del 28/10/2020, Rv. 659448 – 01). Orbene, nel motivo in esame la contribuente non individua neppure le previsioni di legge che assume essere state violate o non applicate, mancando di esaminarne il contenuto precettivo e di raffrontarlo con i pertinenti passaggi della sentenza impugnata, derivandone l’inammissibilità del mezzo.

– In conclusione il ricorso dev’essere dichiarato inammissibile e le spese di lite seguono la soccombenza, liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte:

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese di lite, liquidate in Euro 3.600,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1- quater, sussistono i presupposti per il versamento ove dovuto dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello versato per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 11 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA