Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16503 del 05/08/2016


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Cassazione civile sez. trib., 05/08/2016, (ud. 06/06/2016, dep. 05/08/2016), n.16503

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24437-2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MAGNOLIA SRL IN LIQUIDAZIONE;

– intimato –

Nonchè da:

MAGNOLIA SRL IN LIQUIDAZIONE in persona del Liquidatore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA SPALLANZANI 22/A C/O STUDIO

BUSSOLETTI & ASSOCIATI, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO

FARRIS, rappresentato e difeso dall’avvocato MICHELE GIUSEPPE

AMBROSINI giusta delega in calce;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimato –

avverso la sentenza n. 110/2009 della COMM.TRIB.REG. delle MARCHE,

depositata il 10/07/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/06/2016 dal Consigliere Dott. RAFFAELE SABATO;

udito per il ricorrente l’Avvocato CAMASSA che si riporta agli atti;

udito per il controricorrente l’Avvocato USAI per delega

dell’Avvocato AMBROSINI che ha chiesto il rigetto del ricorso

principale, accoglimento incidentale;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL

CORE Sergio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso

principale, rigetto ricorso incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Tra il settembre 2000 e il luglio 2001 due società – la 3 M Mobili s.a.s. e la Boccalini Cucine s.a.s. – partecipate al 100% dai coniugi B.G. e C.L. hanno posto in essere una pluralità di alienazioni con la controparte acquirente Magnolia s.r.l., oggi in liquidazione.

L’Agenzia delle entrate – ritenendo il sussistere di un’unitaria cessione di azienda di tal che il frazionamento operato aveva consentito l’evasione di imposta di registro e aveva generato un credito i.v.a. portato in detrazione senza che ne sussistessero i presupposti, con un rimborso e a una compensazione non dovuti, ha notificato alla Magnolia s.r.l. avviso di accertamento concernente quanto relativo all’anno di imposta 2000 ai fini del recupero di i.v.a. per Euro 557.703,47, con irrogazione di sanzioni.

La società ha interposto ricorso innanzi alla commissione tributaria provinciale di Pesaro, che lo ha accolto. L’Agenzia delle entrate ha impugnato la sentenza innanzi alla commissione tributaria regionale delle Marche in Ancona, che in parziale accoglimento dell’appello ha dichiarato dovuta l’imposta di registro, dichiarando però non dovuto il recupero dell’i.v.a..

Avverso questa decisione l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, rispetto al quale la contribuente resiste con controricorso contenente ricorso incidentale basato su unico motivo. L’Agenzia deposita memoria cui è allegata sentenza della commissione tributaria regionale delle Marche in Ancona n. 124/2/09 depositata il 13 novembre 2009, munita di attestazione di mancata impugnazione, deducendo non essere più possibile rimettere in discussione la natura dell’operazione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo di ricorso, l’Agenzia delle entrate denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, e art. 2909 c.c., in materia di appello nel processo tributario e di cosa giudicata. Sostiene che la commissione tributaria regionale ha erroneamente ritenuto calato il giudicato, per mancato appello sul punto dell’Agenzia, su statuizione resa dalla commissione provinciale secondo cui l’i.v.a. – “imposta neutra già versata… al momento dell’acquisto dei beni e poi incamerata dal fisco” – doveva essere detratta in quanto, in mancanza, si sarebbe determinata una “duplicazione con indebito arricchimento dello stato”; da tanto era derivato il mancato accoglimento delle tesi dell’agenzia.

2. – Il motivo è fondato. Effettivamente, come emerge dall’atto di appello trascritto debitamente nel ricorso/ l’Agenzia, dopo aver sviluppato ampie critiche al ragionamento svolto nella sentenza della commissione provinciale e a sostegno dell’individuazione, come in avviso di accertamento, nel complesso delle operazioni di una cessione di azienda, proponeva appello anche “insistendo nel ritenere” che le operazioni, integrando una cessione, “non sono soggette ad imposta sul valore aggiunto bensì ad imposta di registro con aliquota del 3% sul totale del valore netto dell’operazione” (sottolineatura aggiunta). Nel chiedere, di conseguenza, la riforma della sentenza di primo grado, “con conferma dell’avviso di accertamento”, l’ufficio – attraverso l’unione della critica radicale della sentenza impugnata quanto all’applicabilità dell’imposta di registro in luogo dell’i.v.a. e della richiesta di conferma dell’accertamento – con chiarezza sottoponeva alla valutazione del giudice di appello, pur limitata all’esame delle sole questioni oggetto di specifici motivi di gravame, un “thema decidendum” che, partendo dall’argomento preliminare della ritenuta non soggezione ad i.v.a. del negozio, si sarebbe esteso, in caso di accoglimento, attraverso l’esigenza di valutare la conferma dell’accertamento, al cennato punto della sentenza di primo grado concernente il recupero dell’IVA in quanto, anche solo implicitamente, connesso, in via di conseguenzialità, a quello censurato. In ordine alla fondatezza del motivo può solo dunque menzionarsi in aggiunta quanto risultante dalla sentenza depositata dall’agenzia, in giudicato dopo la proposizione del ricorso per cassazione, la quale – pronunciando su questione diversa (avviso di liquidazione imposta di registro e irrogazione di sanzioni) – ha comunque qualificato l’operazione complessiva come cessione di azienda.

3. – Con il secondo motivo di ricorso, Agenzia denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del combinato disposto del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 2, comma 3, lett. b), artt. 17, 19 e 26. Sostiene che erroneamente la sentenza impugnata ha ritenuto il diritto alla detrazione dell’i.v.a. fondato su ulteriore ragione, rispetto a quella dinanzi evidenziata, costituita dal richiamo al “principio cardine dell’ordinamento tributario, quello relativo all’alternanza dei tributi i.v.a. e l’imposta di registro”; negare il diritto creerebbe una “doppia imposizione”, violando “il principio di capacità contributiva”.

4. – Il motivo è fondato. In conformità di consolidato orientamento di questa torte (cfr. ad es. sez. 5 n. 12756 del 2002, n. 8959 del 2003, nn. 15068 e 17959 del 2013; sez. un. n. 12146 del 2009), la detrazione di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19, non si relaziona alla formale corresponsione dell’imposta, che il soggetto passivo afferma a sua volta assolta o dovuta per l’acquisto di beni o servizi nell’esercizio dell’impresa, ma richiede che l’i.v.a. sia effettivamente dovuta e cioè corrispondente ad operazioni effettivamente poste in essere e ad essa soggette. In tal senso, questa forte richiama che il D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 17 e 19, vanno letti ed interpretati in coerenza con quanto prescritto dagli artt. 17 e 20 della sesta direttiva del consiglio C.E.E., del 15 maggio 1977 n. 77/388 CEE, e del principio affermato dalla corte di giustizia della comunità con la sentenza 13/12/1989 (c. 342/87), secondo i quali parametri – appunto – l’esercizio del diritto di detrazione è limitato soltanto alle imposte dovute, vale a dire alle imposte corrispondenti ad un’operazione soggetta all’i.v.a. o versate in quanto dovute, e non si estende all’IVA che sia stata pagata per il semplice fatto di essere stata indicata in fattura.

Ne deriva che, essendo – anche alla luce di quanto si dirà con riguardo al ricorso incidentale – effettivamente il complesso delle operazioni soggette a imposta di registro e non a i.v.a., sussiste la lamentata violazione di legge, avendo la sentenza impugnata disconosciuto il predetto principio. Quanto innanzi esposto rende non necessario esaminare le questioni sollevate relative a una presunta doppia imposizione, comunque infondate trattandosi di individuare soltanto se o meno il diritto alla detrazione spetti.

4. – Con l’unico motivo di ricorso incidentale, la Magnolia s.r.l. denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione degli artt. 2555, 2558, 2559 e 2560 c.c., e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 2, comma 3, lett. b), artt. 17 e 19, per avere essa Magnolia s.r.l. dimostrato doversi escludere una cessione di azienda, in quanto non emergeva la continuità tra le due attività, a fronte della deduzione di essa Magnolia s.r.l. per cui le operazioni costituivano una modalità di realizzo alternativa al fallimento stante la crisi nella quale versavano le società del gruppo B..

5. – Il motivo è inammissibile. Giusta fermo orientamento di questa corte, il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deve essere dedotto, a pena di inammissibilità del motivo, non solo con la indicazione delle norme asseritamente violate, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendosi, in mancanza, alla corte regolatrice di adempiere il suo istituzionale compito di verificare il fondamento della lamentata violazione (cfr. ad es. sez. 6 – 3, n. 16038 del 2013).

Alla luce di tanto risulta, quindi, inidoneamente formulata la deduzione di “errori di diritto” individuati per mezzo della sola preliminare indicazione delle singole norme pretesamente violate, e una riproduzione delle tesi sostenute dalla parte contribuente, ma non dimostrati per mezzo di una critica delle soluzioni adottate dal giudice del merito nel risolvere le questioni giuridiche poste dalla controversia, specie ove non siano operati – come nella specie – specifici e puntuali richiami dei passaggi contestati della sentenza, nè effettuate valutazioni comparative con le opposte soluzioni. Invero, allorchè, come nella specie, non risultano indicate le argomentazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le norme che si assumono violate o con l’interpretazione fornitane dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina, il motivo è inammissibile. Tanto consente di prescindere da ogni altra considerazione, anche scaturente dalla prodotta sentenza n. 124/2/09 della commissione tributaria regionale sopra citata, circa l’effettiva natura dell’operazione.

6. – Il ricorso principale va dunque nel suo complesso accolto e va rigettato quello incidentale. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, al collegio non resta che, cassata senza rinvio la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti, pronunciare nel merito sull’appello avanzato dall’agenzia e, accolto integralmente lo stesso, rigettare l’originario ricorso della Magnolia s.r.l..

5. – Le spese di lite possono essere integralmente compensate quanto ai gradi di merito, regolando secondo soccombenza e liquidando come in dispositivo quelle del giudizio di cassazione.

PQM

La corte accoglie il ricorso principale e rigetta quello incidentale; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e, pronunciando nel merito, rigetta l’originario ricorso avanzato dalla Magnolia s.r.l.; compensa le spese dei gradi di merito e condanna la Magnolia s.r.l. alla rifusione a favore dell’agenzia delle entrate delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro seimilacinquecento per compensi, oltre spese eventualmente prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Quinta Civile, il 6 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2016

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