Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1645 del 27/01/2014


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 1645 Anno 2014
Presidente: RORDORF RENATO
Relatore: SCALDAFERRI ANDREA

SENTENZA

sul ricorso 2364-2007 proposto da:
APUZZO LUIGI (C.F. PZZLGU41S21H501L), elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA ALCIDE DE GASPERI 21,
presso l’avvocato INSOM ENRICO, che lo rappresenta e

Data pubblicazione: 27/01/2014

difende, giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente 2013
1720

contro

LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA DELLA S.I.D.A.
SOCIETA’ ITALIANA DI ASSICURAZIONI S.P.A. (C.F.
00959570581), in persona del Commissario Liquidatore

1

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
CIRENAICA 15, presso l’avvocato PICARDI NICOLA, che
la rappresenta e difende, giusta procura in calce al
controricorso;
– controri corrente –

TANA ROBERTO, PUGLIESE ALBERTO;

avverso la sentenza n.

intimati

3073/2006 della CORTE

D’APPELLO di ROMA, depositata il 26/06/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 13/11/2013 dal Consigliere Dott. ANDREA
SCALDAFERRI;
udito, per il ricorrente, l’Avvocato INSOM che ha
chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito, per la controricorrente, l’Avvocato PANZAROLA
ANDREA, con delega verbale, che ha chiesto il
rigetto del ricorso;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore

contro

Generale Dott. SERGIO DEL CORE che ha concluso per
il rigetto del ricorso.

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Svolgimento del processo

La Società Italiana di Assicurazioni- S.I.D.A. s.p.a.,
già sottoposta (con D.M.28.7.1992) a gestione
commissariale straordinaria a norma della legge

alla procedura di liquidazione coatta amministrativa,
ed il commissario liquidatore chiese al Tribunale di
Roma, a norma dell’art.202 L.Fall., la dichiarazione
di insolvenza della società. Il ricorso, notificato
sia all’avv. Alberto Pugliese, quale presidente e
legale rappresentante della società prima del

n.576/1982, venne ammessa poi (con D.M. 23.7.1993)

commissariamento, sia al commissario straordinario, A el^lf”

venne accolto dal Tribunale con sentenza depositata il
22 giugno 1994.
L’opposizione proposta da Alberto Pugliese, Luigi
Apuzzo e Roberto Tana -rispettivamente presidente e
membri del Consiglio di Amministrazione in carica fino
al commissariamento della società- venne accolta dal
tribunale con sentenza depositata il 31 ottobre 2002,
che dichiarò la nullità della sentenza dichiarativa
dello stato di insolvenza affermando che, nella
specie, la società non era stata posta in grado di
difendersi -a norma dell’art.195 comma 2 L.Fall. come
modificato dalla sentenza della Corte Cost.

n.110/1972-, essendo le persone delle quali era stata
disposta la comparizione prive di legittimazione a
rappresentare l’ente: il Pugliese perché con il
commissariamento gli organi sociali erano stati

gestione straordinaria, erano cessate le loro
funzioni, sì che sarebbe stato necessario provocare la
nomina di un curatore speciale ex art.78 cod.proc.civ.
La Corte d’appello di Roma, investita del gravame
proposto dal Commissario Liquidatore, cui resistevano
l’Apuzzo ed il Tana ribadendo le ragioni di fondatezza
dell’opposizione anche nel merito, ha, in riforma
della sentenza di primo grado, rigettato
l’opposizione,
dell’orientamento

ritenendo:
espresso

a)che,
da

luce

alla

questa Corte

di

legittimità (Sez.1 n.17014/2004) secondo cui il
contraddittorio per la dichiarazione di insolvenza
deve essere instaurato nei confronti degli organi
esterni della società ancorché già cessati per effetto
dello scioglimento disposto per legge, il procedimento
camerale si è nella specie svolto regolarmente con la
partecipazione di tutti i soggetti legittimati a
parteciparvi; b)che, nel merito, l’opposizione è priva
di fondamento, atteso che, tenendo presente la

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sciolti, ed i commissari perché, decorso il periodo di

peculiare caratteristica delle imprese assicurative le quali, acquisendo l’utile con la raccolta premi
prima dell’esborso dei corrispettivi con il pagamento
degli indennizzi (c.d.ciclo invertito), sono obbligate

costituire adeguate riserve per il pagamento dei
sinistri relativi ai contratti per i -quali il premio è
già

stato

incassato-,

rettamente

la

sentenza

dichiarativa aveva ritenuto che l’insolvenza di tali
imprese

può

sussistere

anche

a

prescindere

dall’esistenza di debiti insoluti, quando risulti che
le risorse finanziarie utilizzate per pagare le
indennità assicurative maturate siano superiori a
quelle accantonate per ciascun periodo di rischio
nelle riserve obbligatorie e provengano dalle somme
accantonate per rischi diversi e cronologicamente
successivi a quelli ai quali i pagamenti si
riferiscono;

c)che,

nella specie,

tale era la

situazione della S.I.D.A. nel luglio 1992, come
emergente non solo dal bilancio dell’esercizio 1991 ma
anche da quello precedente, nonché dalle relazioni del
suo organo di controllo: il deficit patrimoniale
dell’esercizio 1991 era imponente, il margine di
solvibilità completamente eroso, le riserve tecniche

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dalla normativa regolante la loro attività a

/4″1/P

insufficienti, e la società non era stata in grado di
dar corso in alcun modo alla urgente necessità evidenziata dallo stesso Consiglio di Amministrazione
e dal Collegio Sindacale- di forte ricapitalizzazione

del fabbisogno del margine di solvibilità e degli
impegni tecnici, a fronte di un andamento negativo
iniziato almeno nel 1989 e pesantemente aggravatosi
già nel 1990.
Avverso tale sentenza, depositata il 26 giugno 2006 e
trasmessa per la notifica il 10 novembre successivo,
Luigi Apuzzo, con atto trasmesso per la notifica il 10
gennaio 2007, ha proposto ricorso per cassazione
affidato a cinque motivi, illustrati anche da memoria.
Resiste con controricorso il Commissario liquidatore.
Gli intimati Roberto Tana e Alberto Pugliese non hanno
svolto attività difensiva.
Motivi della decisione
1. Il ricorso si basa su cinque motivi.

Con il

1.2.

primo motivo si censura la ritenuta legittimazione del
Pugliese, quale titolare dell’organo amministrativo
sciolto e sostituito dal commissario straordinario
nominato dall’I.S.V.A.P. a norma della legge
n.576/1982, a resistere al ricorso ex art.202 1.fall.,

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(per 35 miliardi di lire) onde assicurare la copertura

deducendo, da un lato, il vizio di motivazione perchè
la Corte di merito si sarebbe limitata a richiamare un
precedente arresto di questa Corte relativo ad una
fattispecie

(la

dichiarazione

di

insolvenza

dell’E.F.I.M.) diversa da quella qui in esame,
dall’altro la violazione o falsa applicazione del
combinato disposto degli artt.195, 202 L.Fall., 101 e
78 c.p.c., per l’omessa considerazione della soluzione
di continuità che, nel caso in esame (a differenza di
quello dell’E.F.I.M.), si sarebbe realizzata tra la
cessazione degli organi sociali di gestione (e di
controllo) conseguente al commissariamento e
l’apertura della liquidazione coatta. Con il secondo
motivo si denuncia la falsa applicazione dell’art.202
L.Fall. per avere la Corte di merito verificato lo
stato di insolvenza con riferimento alla data di
scioglimento del consiglio di amministrazione della
società anzichè a quella della messa in liquidazione
coatta, come prescritto dall’art.202 L.Fall.
1.3.

Con il terzo, il quarto ed il quinto motivo si

censura l’accertamento dello stato di insolvenza. Con
il terzo ed il quarto si denuncia la violazione o
falsa applicazione degli artt.5 e 202 L.Fall. nonché
della normativa speciale in materia di attività

7

,

assicurativa per essersi la Corte territoriale basata
su dati meramente contabili (il margine di
solvibilità, la quota di garanzia e le riserve
tecniche) che non sarebbero rivelatori di tale stato –

impresa assicurativa a liquidazione coatta
amministrativa-, e sul deficit patrimoniale risultante
dal solo bilancio senza considerare il cospicuo valore
di avviamento realizzabile, in tesi, attraverso la
cessione del portafoglio clienti, né le plusvalenze
immobiliari. Con il quinto motivo, infine, si deducono
vizi motivazionali relativi all’accertamento stesso.
2.

Le

doglianze

del

ricorrente

non meritano

accoglimento.
3. Quanto alla dedotta invalidità del procedimento,
per difetto di legittimazione delle persone chiamate a
parteciparvi

in

rappresentanza

società

della

dichiarata insolvente, la sentenza d’appello,
evidenziato che il ricorso era stato notificato sia al
Pugliese sia al commissario straordinario, ha statuito
che (non solo il presidente del consiglio di
amministrazione ma) “tutti i soggetti legittimati sono
stati chiamati a partecipare al procedimento”,

ed ha

quindi implicitamente ritenuto non necessaria la

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potendo giustificare solo la sottoposizione della

nomina di un curatore speciale. Tale statuizione
resiste alle critiche esposte dai ricorrenti,
incentrate sulla differenza intercorrente tra il caso
regolato dalla sentenza richiamata dalla Corte

come legittimati, nel caso dell’EFIM, gli organi
sociali esterni in carica al momento del
commissariamento e non il commissario in carica al
momento del decreto di sottoposizione alla L.C.A.) e
quello qui in esame. Le pur prospettabili differenze
tra la soppressione dell’E.F.I.M. disposta con legge
n.487/1992 e il commissariamento a norma dell’art.7
della legge n.576/1982 (come modificato dall’art.2
legge n.20/1991), cui nel caso della Tirrena si era
dato corso, non sono invero idonee ad incidere sulla
ratio

indicata dalla richiamata pronuncia, in

continuità con un precedente significativo arresto
(Cass.Sez.1 n.9881/1997), peraltro intervenuto a
regolare una fattispecie che -ancor più della vicenda
dell’E.F.I.M.- si mostra in tutto analoga a quella qui
in esame giacchè anche lì la liquidazione coatta era
stata preceduta dal commissariamento della Compagnia
assicurativa, poi dichiarata insolvente.

Ratio

che

poggia fondamentalmente sul rilievo secondo cui,

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territoriale (Cass.Sez.1 n.17014/04, che ha indicato

,

poiché lo stato di insolvenza non può che riferirsi
alla attività di gestione anteriore alla nomina del
commissario liquidatore e quindi alla stessa società
quale conseguenza dell’attività gestoria dei suoi

deve costituirsi nei confronti degli ultimi titolari
dell’organo esterno della società prima della
sottoposi zione

alla

liquidazione

coatta,

indipendentemente dal fatto che, alla data del
relativo decreto ministeriale,

le loro funzioni

ordinarie, anche di rappresentanza,

fossero già

cessate -o meglio sospese- perché la legittimazione a
interloquire su vicende che attengono alla gestione
sociale anteriore alla liquidazione stessa non può che
attribuirsi a coloro che hanno posto in essere tale
gestione, essendo peraltro -oltre che sottoposti alle
responsabilità che possono derivare dall’accertamento
della insolvenza (su tale non secondario elemento
cfr.Cass.n.19293/05)- in grado di validamente
interloquire su tali vicende. Si fa leva cioè
sostanzialmente su una duplicità di argomenti
concorrenti,

uno

inerente

all’oggetto

dell’accertamento, l’altro basato sulla considerazione
che il subentro del commissario liquidatore agli

,

10

organi, il contraddittorio sul relativo accertamento

organi statutari della società comporta non la
cessazione di tali organi bensì la sospensione delle
funzioni da essi esercitate (art.200 L.fall.), che non
preclude il riconoscimento in loro favore, per le

audiendum,

ad

a norma dell’art.195 comma 2 L.fall. (nel

testo all’epoca vigente come modificato dalla Corte
Costituzionale con sentenza n.110/1972), quali
rappresentanti dell’imprenditore collettivo. Ciò ancor
più vale nel caso, qui ricorrente, in cui la
sottoposizione della società a liquidazione coatta sia
stata preceduta (nella specie poco più di un anno
prima) dal commissariamento della società stessa a
norma dell’art.7 della legge n.576/1982: la gestione
straordinaria che, in virtù di tale norma, venne
disposta ha comportato l’attribuzione al commissario
di nomina pubblica, per un periodo di tempo limitato e
con il precipuo scopo di eliminare le irregolarità
riscontrate, le funzioni proprie degli organi di
gestione ordinaria, e non vi è ragione -né invero è
stata indicata- per ritenere che a tale gestione
straordinaria siano conseguiti effetti più incisivi
rispetto a quelli derivanti dalla successiva
sottoposizione della società a liquidazione coatta,

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concorrenti ragioni indicate, della legittimazione

tali da escludere la persistenza -al limitato fine
sopra indicato- dell’organo ordinario di gestione.
Vero è che quest’ultimo non può interloquire -né vi ha
interesse- su quanto avvenuto durante il periodo di

alla attribuzione della legittimazione ad un soggetto
estraneo quale il curatore speciale ex art.78
cod.proc.civ. (il cui intervento costituisce del resto
l’extrema ratio di chiusura del sistema), giustifica
semmai la scelta, operata nella specie, di estendere
il contraddittorio al commissario straordinario, in
relazione alle vicende che hanno riguardato il periodo
del commissariamento.
3.1.

In tale contesto, anche la connessa questione

posta dal secondo motivo, relativa alla data in
relazione alla quale va verificato lo stato di
insolvenza, si mostra priva di rilevanza decisiva. Il
fatto che la Corte di merito abbia accertato che lo
stato di insolvenza sussisteva già al momento del
commissariamento della Tirrena, tredici mesi prima
della apertura della liquidazione coatta (alla quale
fa riferimento l’art.202 L.fall.), da un lato non
inficia di per sè tale accertamento in assenza di
qualsivoglia allegazione di dati o circostanze dai

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gestione straordinaria; ma ciò, piuttosto che condurre

quali

possa

desumersi

che

tale

stato

fosse

eventualmente (ipotesi peraltro non risultante neppure
prospettata) venuto meno nell’intervallo tra il
commissariamento e la messa in liquidazione coatta

dall’altro non conduce a ritenere che il
contraddittorio sia stato irregolarmente instaurato
nei confronti della società, proprio perchè sono stati
chiamati a partecipare al procedimento sia il titolare
dell’organo amministrativo al momento del
commissariamento sia il commissario per il periodo
successivo fino alla messa in liquidazione coatta. Non

mancando dunque nella specie i soggetti legittimati a
contraddire all’istanza, non era necessaria la nomina
del curatore speciale, che peraltro sarebbe ben arduo
ritenere -come sostenuto dall’Apuzzo (la cui
iniziativa di opporsi, anche nel merito,
all’accertamento dello stato di insolvenza compiuto
dal Tribunale mostra del resto l’intrinseca
contraddittorietà con la sua tesi in rito)- idonea a
garantire la piena effettività del diritto di difesa
della società.
4. Quanto all’accertamento dello stato di insolvenza,

le critiche del ricorrente si risolvono, da un lato,

.

13

(così, in motivazione, Cass.n.9881/97 cit.),

in richieste inapprezzabili di riesame nel merito
delle valutazioni espresse dalla Corte territoriale
(cfr.ad esempio le considerazioni sulla opinabilità
delle stime necessarie per determinare il valore

alla presenza nel patrimonio della S.I.D.A. di ampia
liquidità), dall’altro nella prospettazione della tesi
infondata secondo la quale, in sostanza, le
peculiarità del ciclo produttivo della impresa
assicurativa, che ispirano la normativa che ne regola
l’attività, non potrebbero incidere sulla rilevazione
dei sintomi della sua insolvenza a norma dell’art.5

L.Fall., per la quale -secondo i criteri generali- non
sarebbe sufficiente la presenza di un deficit
patrimoniale risultante dal bilancio.
Tesi infondata sotto più profili. In primo luogo, un
assai marcato sbilanciamento tra attivo e passivo
patrimoniale non può certo considerarsi privo di
rilevanza ai fini dell’accertamento in questione: esso
costituisce piuttosto uno dei tipici fatti esteriori
da valutare attentamente in quanto, a norma dell’art.5
1.fall., si mostrano rivelatori dell’impotenza
dell’imprenditore a soddisfare regolarmente le proprie
obbligazioni, anche se di per sé solo non fornisce la

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adeguato della riserva sinistri, o quelle relative

.

prova dell’insolvenza, potendo essere superato da
circostanze obiettive che giustifichino la prospettiva
di un futuro andamento favorevole in un contesto di
persistente fiducia della quale goda l’impresa sul

n.9408/06; n.5215/08). Ipotesi, questa, che la Corte
di merito ha escluso con motivazione più che congrua
oltre che immune da vizi logici, osservando
puntualmente come non abbiano avuto alcun esito i
tentativi della S.I.D.A. di procurarsi, mediante
ricapitalizzazione, le risorse finanziarie
indispensabili

per

assicurare

la

continuazione

. dell’attività entro i margini di solvibilità che lo
stesso Consiglio di amministrazione ed il Collegio
Sindacale avevano ritenuto necessario ed urgente
ripristinare. D’altra parte, neppure può convenirsi
sulla irrilevanza, ai fini dell’accertamento in
questione,

delle

peculiarità

dell’impresa

assicurativa, con particolare riferimento alla
relazione che deve sussistere tra le risorse
finanziarie che vengono utilizzate per il pagamento
degli indennizzi e le risorse accantonate per ciascun
periodo di rischio nelle riserve obbligatorie: il
fatto che una impresa assicurativa, per

15

mercato (cfr.tra molte: Sez.1 n.4727/04; n.26217/05;

l’inadeguatezza delle riserve accantonate, si trovi
costretta a pagare gli indennizzi utilizzando la
liquidità riveniente dai premi raccolti, che deve
essere destinata a coprire rischi non ancora maturati,

come grave irregolarità di gestione per violazione
delle norme regolatrici- un chiaro indice di
incapacità di adempiere regolarmente, o con mezzi
normali, alle proprie obbligazioni, non potendosi
ritenere normale che dall’adempimento derivi uno
squilibrio nella situazione economica dell’impresa
tale da precludere il rispetto degli impegni presi nei

confronti dei creditori.
Né può condividersi la doglianza circa la mancata
considerazione del (in tesi) cospicuo valore di
avviamento della S.I.D.A., atteso che deve escludersi
che tale valore possa essere considerato come
componente attiva del patrimonio della società sino a
che la società resti titolare dell’azienda. Tale
principio vale non solo ai fini della redazione del
bilancio di esercizio (art.2426 n.6 cod.civ., che fa
salva la sola ipotesi della capitalizzazione del
corrispettivo pagato per l’acquisto dell’azienda),
perché il valore di avviamento è realizzabile solo a

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ben può costituire -a prescindere dalla qualificazione

.

condizione di vendere l’azienda, e tale alienazione,
essendo incompatibile con la continuazione
dell’impresa collettiva, presuppone la sua messa in
liquidazione. Poiché, come si è detto, nella specie

essere riferito alla situazione esistente nel periodo
anteriore al decreto che ne ha disposto la
liquidazione coatta, non può che concludersi per la
irrilevanza del valore di avviamento ai fini di tale
giudizio.
4.1.

Il quinto motivo è infine inammissibile, per

difetto della sintesi richiesta dall’art.366 bis
a cod.proc.civ., applicabile nella specie essendo la
sentenza impugnata stata depositata nel periodo di
vigenza della norma.
5.

Il rigetto del ricorso si impone dunque, con la

conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle
spese, che si liquidano come in dispositivo tenendo
conto (cfr.S.U.n.17406/12) di quanto stabilito dal
D.M. 20 luglio 2012 in attuazione dell’art.9 comma 2
D.L. n.1/2012 conv. in Legge n.271/2012.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente
al pagamento delle spese di questo giudizio di

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l’accertamento sulla insolvenza della S.I.D.A. deve

cassazione, in C 10.200,00 -di cui C 10.000 per
compenso- oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
Sezione prima civile della Corte Suprema di

Cassazione, il 13 novembre 2013.

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