Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16445 del 30/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/07/2020, (ud. 10/06/2020, dep. 30/07/2020), n.16445

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12615-2019 proposto da:

EGEA IMMOBILIARE SNC DI C.C. E C., in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA MASSIMI 95/A, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO

CARDELLI, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ROMA CAPITALE, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DEL TEMPIO DI GIOVE 21, presso gli Uffici

dell’AVVOCATURA CAPITOLINA, rappresentata e difesa dall’avvocato

ANTONIO CIAVARELLA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7509/7/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 29/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/06/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CAPRIOLI

MAURA.

 

Fatto

Considerato che

Con sentenza nr. 7509/2018 la CTR del Lazio respingeva l’appello proposto dalla società Egea Immobiliare s.n.c. di C.C. e C avverso la CTP di Roma con cui era stato respinto il ricorso della contribuente avente ad oggetto l’impugnativa di un avviso di accertamento per maggiore imposta per l’anno 2010 emesso dal Comune di Roma.

Il giudice di appello escludeva la carenza di motivazione dell’atto impugnato rilevando come non fosse necessaria allegare all’avviso le delibere relative all’Ici in quanto documenti pubblicate nell’albo pretorio.

Avverso tale sentenza la società Egea Immobiliare s.n.c. di C.C. & C propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo.

Si è costituita il Comune di Roma.

Diritto

Ritenuto che

La ricorrente, pur non formulando la rubrica del motivo, sembra dolersi della violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, rilevando che la motivazione per relationem dell’atto tributario potrebbe essere assolta mediante riferimento ad altri atti a condizione che questi ultimi siano allegati al ricorso.

Lamenta poi che in base al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 1, del gli accertamenti di rettifica devono essere portati a conoscenza mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato.

Osserva che anche a voler aderire alla tesi esposta dalla CTP di Roma secondo cui non sarebbe necessario allegare all’avviso i riferimenti normativi richiamati in atti poichè soggetti a forme di pubblicità legale la ricorrente ritiene comunque che tale previsione non troverebbe applicazione ad una determinazione dirigenziale.

Il motivo è inammissibile.

Il ricorso per cassazione richiede, da un lato, per ogni motivo di ricorso, la rubrica del motivo, con la puntuale indicazione delle ragioni per cui il motivo medesimo – tra quelli espressamente previsti dall’art. 360 c.p.c. – è proposto; dall’altro, esige l’illustrazione del singolo motivo, contenente l’esposizione degli argomenti invocati a sostegno della decisione assunta con la sentenza impugnata, e l’analitica precisazione delle considerazioni che, in relazione al motivo come espressamente indicato nella rubrica, giustificano la cassazione della sentenza”. Con specifico riferimento al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), denunciato dal d.V. con i motivi in esame, è poi noto che “Quando nel ricorso per cassazione è denunziata violazione e falsa applicazione di norme di diritto, il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deve essere dedotto non solo mediante la puntuale indicazione delle norme asseritamente violate, ma anche mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti, intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina; diversamente il motivo è inammissibile, in quanto non consente alla Corte di Cassazione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il fondamento della denunziata violazione” (Cass. n. 828/2007; più recentemente, tra le altre, Cass. n. 635/2015).

A prescindere dalla tecnica di redazione del ricorso senza la formulazione di una rubrica con l’esatta indicazione delle norme che si assumono violate, già di per sè censurabile ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 3), il ricorrente ha indicato una serie di previsioni che il giudice d’appello non avrebbe correttamente applicato, ma non ha spiegato, con la dovuta specificità, in cosa effettivamente consistano le violazioni di legge in cui lo stesso giudice sarebbe incorso, sia quanto ai principi di diritto violati, che alle parti specifiche della sentenza che sarebbero inficiate dai denunciati vizi.

Alla stregua delle considerazioni sopra esposte ricorso va dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese di legittimità che si liquidano in complessive Euro 4000,00 oltre al 15% e ad accessori di legge; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso se dovuto.

Così deciso in Roma, il 10 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA