Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16445 del 05/08/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. trib., 05/08/2016, (ud. 30/03/2016, dep. 05/08/2016), n.16445

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 18762-2010 proposto da:

C.R., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE V. TUPINI

133, presso lo studio dell’avvocato AGOSTINO DE ZORDO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato VITO ANTONIO MARTIELLI

giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 56/2009 della COMM.TRIB.REG. di BARI,

depositata il 25/05/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/03/2016 dal Consigliere Dott. MARIA ENZA LA TORRE;

udito per il ricorrente l’Avvocato MARTIELLI che ha chiesto

l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato CAPOLUPO che si riporta agli

atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO FEDERICO che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

C.R. ricorre con sei motivi per la cassazione della sentenza della CTR della Puglia (n. 56/13/09 dep. 25 maggio 2009) che, confermando la decisione della CTP di Bari, ha rigettato l’appello del contribuente. Questi aveva impugnato la cartella esattoriale contenente iscrizione a ruolo per Irpef e Irap anni 2000 e 2001, notificata il 3.10.2006, per mancato perfezionamento del condono, ex L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, stante il pagamento solo parziale (prima rata) e conseguente mancata estinzione dell’obbligo tributario.

L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1) Il primo motivo del ricorso col quale il contribuente deduce violazione di legge (L. n. 289 del 2002, art. 9 bis), per avere la CTR erroneamente ritenuto inefficace il condono per mancato pagamento delle rate successive alla prima, non va esaminato, in quanto oggetto di espressa rinunzia che all’udienza di discussione è stata formulata dal difensore del C., preso atto dell’evoluzione della giurisprudenza sul punto.

2) Col secondo e col terzo motivo si deduce violazione di legge per mancata notifica dei provvedimento di diniego del condono (L. n. 289 del 2002, art. 9 bis) e della mancata. comunicazione preventiva (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis).

2.1. La censura articolata nei due motivi che precedono è infondata.

Il condono previsto dalla L. 27 dicembre 2012, n. 289, art. 9 bis, relativo alla possibilità di definire gli ornassi e tardivi versamenti delle imposte e delle ritenute emergenti dalle dichiarazioni presentate, mediante il solo pagamento dell’imposta e degli interessi o, in caso di mero ritardo, dei soli interessi, senza aggravi e sanzioni, costituisce una forma di condono clemenzlale e non premiale. Ne consegue che, non essendo necessaria alcuna attività di liquidazione in ordine alla determinazione del “quantum”, esattamente indicato nell’importo specificato nella dichiarazione integrativa presentata ai sensi del comma 3, con gli interessi di cui all’art. 4, il condono è condizionato dall’integrale pagamento di quanto dovuto. Non sussiste pertanto alcuna incertezza interpretativa che potrebbe comportare la necessita di una comunicazione al contribuente, nè è configurabile l’ipotesi di errore scusabile, nella fattispecie in esame certamente non ravvisabile (Cass. n. 10650 dei 07/05/2013).

2.2. Quanto all’emissione della cartella di pagamento con le modalità previste dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, comma 3, essa non è condizionata dalla preventiva comunicazione dell’esito del controllo al contribuente, salvo che il controllo medesimo non riveli l’esistenza di errori, essendovi solo in tale ipotesi di irregolarità riscontrata nella dichiarazione, l’obbligo di comunicazione per la liquidazione d’imposta, contributi, premi e rimborsi. Va pertanto ritenuta legittimamente emessa la cartella di pagamento, in assenza di comunicazione al contribuente, per l’importo riferito ad un’istanza di condono ex L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, non seguita dal versamento di quanto dovuto (Cass. n. 17396 del 23/07/2010).

3) Col quarto motivo si deduce violazione di legge in relazione ai termini di notifica applicabili a pena di decadenza (D.P.R. n. 660 del 1973, art. 36 bis e D.P.R. n. 602 del 1973, art. 17 ovvero L. n. 156 del 2005).

4) Anche questo motivo è infondato, essendo stata la cartella notificata tempestivamente, in data 3.10.2006 (per dichiarazioni presentate nel 2001 e 2002 in relazione a imposte dovute per l’anno 2000 e 2001) entro quinta anno successivo alla dichiarazione.

In tema di riscossione delle imposte sui redditi, il D.L. 17 giugno 2005, n. 106, art. 1, convertito con modificazioni nella L. 31 luglio 2005, n. 156 – dando seguito alla sentenza della Corte costituzionale n. 280 del 2005 (che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 25) – nella parte in cui non prevedeva un termine di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento relative alla imposte liquidate ex D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis – ha fissato, al comma 5-bis, i termini di decadenza per la notifica delle cartelle di pagamento relative alla pretesa tributaria derivante dalla liquidazione delle dichiarazioni.

La indicata legge ha altresì stabilito all’art. 5-ter, sostituendo il D.Lgs. 29 febbraio 1999, n. 46m, art. 36, comma 2 che, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di liquidazione delle dichiarazioni la cartella di pagamento debba essere notificata, a pena di decadenza, per le dichiarazioni presentate entro il 31 dicembre 2001, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quella di presentazione della dichiarazione. La norma, di chiaro ed inequivoco valore transitorio, trova applicazione, come tale, non solo alle situazioni tributarie anteriori alla sua entrata in vigore, pendenti presso l’ente impositore, ma anche a quelle (come il caso di specie) ancora “sub iudice” (cfr. Cass. n. 15313/09; n. 16990/2012; n. 8406/2013).

Col quinto motivo si deduce insufficiente motivazione (ex art. 360 c.p.c., n. 5), non avendo l’atto impugnato tenuto conto dei versamenti effettuati, applicando erroneamente le sanzioni. Sui punto la CTP, non avrebbe motivato.

Anche questo motivo è fondato. Sul punto infatti, sebbene il contribuente si fosse;imitato ad eccepire l’illegittimità delle sanzioni, la CTR ha motivato affermando che “la cartella riporta espressamente nel computo degli importi e che si è tenuto conto dei versamenti effettuati”. Nel caso di specie peraltro, trattandosi di recupero di somme indicate dai contribuente nella dichiarazione integrativa e non versate, la cartella di pagamento non necessita di specifica motivazione, non risultando a tale fine applicabile nè L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3 (il quale prevede siano messi a disposizione del contribuente gli atti di cui egli già non disponga), nè D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 25 (che prescrive il contenuto minimo della cartella), in quanto la pretesa tributaria scaturisce dalla pura e semplice obbligazione di pagamento di quanto dichiarato dal contribuente. Spetta, eventualmente, a quest’ultimo, in relazione ai principi generali in tema di onere della prova, allegare e provare di avere effettuato in tutto o in parte i versamenti richiesti, in adempimento dell’obbligo in questione. (cfr. ex multis Casa. n. 25329 n. del 28/11/2014; n. 27143 del 16/12/2011).

5) in conclusione il ricorso va rigettato con conseguente condanna del soccombente alla rifusione delle spese, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese liquidate in Euro 2.700.00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 30 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA