Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16433 del 04/07/2018

Cassazione civile, sez. VI, 04/07/2017, (ud. 10/05/2017, dep.04/07/2017),  n. 16433

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17876/2015 proposto da:

M.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA RENO 21,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTO RIZZO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE SPA, – società con socio unico – in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, V.LE MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato LUIGI

FIORILLO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 29/2015 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 27/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/05/2017 dal Consigliere Dott. GIULIO FERNANDES.

Fatto

RILEVATO

che, con sentenza del 27 gennaio 2015, la Corte di appello di Ancona, riformando la decisione di primo grado che l’aveva accolta, rigettava la domanda di M.S. intesa all’accertamento della nullità del termine apposto ai contratti con Poste Italiane s.p.a., stipulati ai sensi del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 2, comma 1 bis, così come modificato dalla L. 23 dicembre 2005, n. 266, per il periodi dal 4 aprile al 31 luglio 2007 e dal 1 febbraio al 31 marzo 2008;

che, per la cassazione di tale decisione propone ricorso la M. affidato ad un unico motivo cui resiste con controricorso Poste Italiane s.p.a.;

che è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio;

che il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che con l’unico motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis e art. 12 disp. gen. (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) per avere la Corte di Appello erroneamente ritenuta la legittimità dell’apposizione del termine ai menzionati contratti di lavoro subordinato nonostante l’assunzione della M. fosse avvenuta per l’espletamento di mansioni sportellista – che non rientravano nella previsione di cui all’art. 2, comma 1 bis, cit. trattandosi di attività estranea a quelle proprie dei “servizi nel settore delle poste”;

che il motivo è infondato in quanto le sezioni unite (Cass. n. 11374 del 31/05/2016) hanno precisato che le assunzioni a tempo determinato effettuate da imprese concessionarie di servizi nel settore delle poste, che presentino i requisiti specificati del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis, non necessitano anche delle indicazioni delle ragioni di carattere tecnico, produttivo,organizzativo o sostitutivo ai sensi del comma 1 dell’art. 1 del medesimo D.Lgs., trattandosi di ambito nel quale la valutazione sulla sussistenza della giustificazione è stata operata ex ante direttamente dal Legislatore; peraltro, questa Corte ha anche chiarito che la predetta norma nulla dispone in relazione alla tipologia delle mansioni esercitate ai fini della possibilità di assunzione a termine e che una interpretazione che la limiti solo alle attività inerenti il servizio postale è estranea anche alle motivazioni adottate dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 214/2009 (cfr. Cass. n. 1029 del 20 gennaio 2016; Cass. 2324 del 5 febbraio 2016, alle cui motivazioni si rimanda);

che, alla luce di quanto esposto, il ricorso va rigettato;

che le spese di lite sono poste a carico della ricorrente e vengono liquidate nella misura di cui al dispositivo;

che sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013) trovando tale disposizione applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame (Cass. n. 22035 del 17/10/2014; Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014 e numerose successive conformi).

PQM

 

La Corte, rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del presente giudizio liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 2.500,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 10 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 luglio 2017

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