Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16411 del 30/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/07/2020, (ud. 02/07/2020, dep. 30/07/2020), n.16411

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 35332-2018 proposto da:

F.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE LIEGI 35/B,

presso lo studio dell’avvocato ROBERTO COLAGRANDE, rappresentata e

difesa dall’avvocato GIANLUCA PRESUTTI;

– ricorrente –

contro

FREDDY SPA, FALLIMENTO F.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2025/2018 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 29/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. NAZZICONE

LOREDANA.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto, sulla base di un motivo, ricorso per la cassazione della sentenza della Corte d’appello dell’Aquila del 29 ottobre 2018, la quale ha respinto il reclamo avverso la sentenza del Tribunale dichiarativa del fallimento dell’imprenditore individuale F.M.;

– che la corte territoriale ha ritenuto, per quanto ancora rileva, gravante sul debitore l’onere di provare la sussistenza dei requisiti di non sottoponibilità a fallimento, ai sensi della L. fall., art. 1, comma 2; ha, quindi, affermato che il debitore non ha allegato i bilanci dal 2013 al 2016, mentre dai documenti prodotti (libro dei cespiti, registri i.v.a., modello unico) non risulta l’esistenza dei requisiti di non fallibilità (in particolare: il mancato deposito del modello unico 2016 non permette di verificare l’attendibilità dei dati emergenti dal libro dei cespiti e dai registri iva, e l’entità di attivo, ricavi, debiti complessivi; non è certa l’entità dell’attivo, che deve comprendere anche le materie prime, le liquidità e i crediti, non risultanti dai documenti prodotti; non è certo l’ammontare dei debiti complessivi, non essendo esaustive le risultanze dei registri iva e le dichiarazioni fiscali);

– che non svolgono difese gli intimati.

Diritto

RITENUTO

– che l’unico motivo denunzia omesso esame di fatto decisivo e violazione o falsa applicazione di legge, nel corpo del motivo richiamandosi l’art. 2697 c.c., perchè la corte territoriale ha ritenuto non assolto l’onere di mancato superamento delle soglie di fallibilità, invece chiaramente adempiuto con il deposito della documentazione in atti, non essendo vero affatto quanto asserito dalla corte d’appello quanto alla necessità di produrre il modello unico 2016, alla ritenuta mancata certezza sull’entità dell’attivo, alla incertezza sull’ammontare dei debiti scaduti: laddove la stessa natura dell’azienda (un piccolissimo negozio di abbigliamento in un paese di quattromila abitanti, con il volume d’affari minimo attestato dai registri i.v.a.) palesa l’irrazionalità di ritenere avvenuto il superamento delle soglie di fallibilità, attesa anche l’inesistenza di contestazioni della controparte;

– che il motivo è inammissibile, in quanto intende riproporre un giudizio sul fatto; nè il motivo deduce, pur richiamando la violazione dell’art. 2697 c.c., in che modo sarebbe stata male applicata la norma sulla distribuzione dell’onere della prova tra le parti: laddove, invece, la violazione della norma ricorre unicamente quando il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne risultava per legge gravata (Cass. 17 giugno 2013, n. 15107);

– che non occorre provvedere sulle spese di lite.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto, se dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 2 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2020

 

 

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