Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16405 del 05/08/2016


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Cassazione civile sez. VI, 05/08/2016, (ud. 15/01/2016, dep. 05/08/2016), n.16405

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – rel. Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

M.F.M., rappresentata e difesa, per procura speciale a

margine del ricorso, dall’Avvocato Maria L. Passanante,

elettivamente domiciliata in Roma, via Mirandola n. 20, presso lo

studio dell’Avvocato Mario Ranucci;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso il decreto della Corte d’Appello di Caltanissetta n. 952/14,

depositato il 9 luglio 2014;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 15

gennaio 2016 dal Presidente relatore Dott. Stefano Petitti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che, con ricorso depositato presso la Corte d’appello di Caltanissetta in data 16 luglio 2012, M.F.M. chiedeva la condanna del Ministero della giustizia al pagamento dell’indennizzo per la irragionevole durata della procedura avente ad oggetto la dichiarazione del suo personale fallimento, iniziata con sentenza del 27 maggio 2002 e conclusasi in data 22 marzo 2012;

che l’adita Corte d’appello rigettava la domanda, rilevando che la procedura aveva avuto una durata complessiva di nove anni e dieci mesi; che la durata ragionevole delle procedure fallimentari è compresa tra i cinque e i sette anni; che nel caso di specie la protrazione della procedura oltre tale termine era stata determinata dalla surrogazione del fallimento ad una procedura esecutiva avente ad oggetto i beni della fallita – procedura iniziata prima della dichiarazione di fallimento – nel corso della quale vi erano stati numerosi tentativi di vendita dei beni della fallita, non andati a buon fine;

che in tale contesto la Corte territoriale riteneva che il ritardo nella conclusione del procedura non fosse imputabile agli organi della stessa;

che per la cassazione di questo decreto M.F.M. ha proposto ricorso sulla base di un motivo;

che l’intimato Ministero non ha svolto attività difensiva.

Considerato che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata;

che con l’unico motivo di ricorso la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, e degli artt. 6, 8 e 13 della CEDU, nonchè degli artt. 1226 e 2056 c.c., e motivazione insufficiente, incongrua, illogica e contorta, dolendosi del fatto che la Corte d’appello, nel valutare la ragionevolezza o non della durata della procedura abbia omesso di applicare i criteri di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2, ampliando la durata ragionevole che per le procedure fallimentari non può superare i sette anni;

che il ricorso è fondato;

che, invero, questa Corte ha avuto modo di affermare che “in tema di equa riparazione per la violazione del termine di durata ragionevole del processo, a norma della L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 2, la durata delle procedure fallimentari, secondo lo standard ricavabile dalle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo, è di cinque anni nel caso di media complessità e, in ogni caso, per quelle notevolmente complesse – a causa del numero dei creditori, la particolare natura o situazione giuridica dei beni da liquidare (partecipazioni societarie, beni indivisi, ecc.), la proliferazione di giudizi connessi o la pluralità di procedure concorsuali interdipendenti – non può superare la durata complessiva di sette anni” (Cass. n. 8468 del 2012);

che la Corte d’appello si è discostata da tale principio, ritenendo che la esistenza di una procedura esecutiva nella quale il fallimento si era surrogato potesse valere ad escludere la irragionevole durata della procedura fallimentare, in quanto non riferibile alla procedura stessa, per essere andare deserte le aste finalizzate alla vendita dei beni immobili oggetto della detta procedura esecutiva;

che, in tal modo, la Corte d’appello non ha tenuto conto che la procedura esecutiva cui il fallimento si è surrogato altro non è che uno dei procedimenti incidentali che possono concorrere a determinare la complessità della procedura, con il limite massimo di sette anni;

che il ricorso va quindi accolto, con conseguente cassazione del decreto impugnato e con rinvio della causa alla Corte d’appello di Caltanissetta, in diversa composizione, perchè proceda a nuovo esame della domanda e perchè provveda alla regolamentazione delle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa il decreto impugnato e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Caltanissetta, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta – 2 Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 15 gennaio 2016.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2016

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