Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16405 del 04/07/2017


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Cassazione civile, sez. II, 04/07/2017, (ud. 09/05/2017, dep.04/07/2017),  n. 16405

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Presidente –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15760/-2013 proposto da:

B.C., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE

GIULIO CESARE 78, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO ORSINI,

che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

L.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G.P. DA

PALESTRINA 19, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO PAGLIARI, che

la rappresenta e difende unitamente all’avvocato FRANCESCO ROLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 635/2012 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 04/05/2012.

Fatto

ESPOSIZIONE DEL FATTO

Con atto di citazione ritualmente notificato il 27.9.1991 B.C., quale proprietario di un immobile situato a Cesenatico al confine con quello di proprietà di L.M., conveniva quest’ultima avanti al Tribunale di Forlì esponendo che la L. aveva di recente effettuato dei lavori contrari alla normativa codicistica e che gli avevano recato danno.

Il Tribunale di Forlì rigettò la domanda di B.C. in quanto ritenuta non adeguatamente provato il nesso causale tra i danni lamentati dall’attore ed i lavori eseguiti dalla convenuta.

La Corte d’Appello di Bologna, con la sentenza n. 615 del 17/05/2002, confermò integralmente la sentenza di primo grado.

B.C. ricorreva per la cassazione di detta sentenza con sei motivi e questa Corte, con la sentenza n. 22837/05, respinse i primi quattro motivi, accolse il quinto, afferente al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5), per insufficiente motivazione in relazione ai rilievi oggettivi del Ctu ed in quanto il giudice di appello non aveva sufficientemente apprezzato sotto il profilo causale, la concomitanza temporale tra esecuzione dei lavori e manifestazione dell’evento lesivo.

Riassunto il giudizio ai sensi dell’art. 392 c.p.c., la Corte d’Appello di Bologna, con la sentenza n. 635 del 4.5.2012, rigettò nuovamente le domande del B..

In particolare, la Corte territoriale affermò che non poteva ritenersi provato il nesso di causalità tra i lavori effettuati dalla L. e i danni denunciati dal B. sulla base di diversi fattori, quali: la mancata acquisizione di riproduzione fotografiche delle asserite lesioni murarie; la consistenza delle crepe e l’andamento delle stesse; l’astratta idoneità dei lavori di ristrutturazione effettuati tempo prima dallo stesso B. sullo stesso immobile a determinare le lesioni in oggetto.

B.C. propone ricorso, affidato a tre motivi, per la cassazione di detta sentenza.

L.M. resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Con il primo motivo il ricorrente denuncia il vizio di motivazione, ex art. 360 c.p.c., n. 5, lamentando che la Corte territoriale, in qualità di giudice di rinvio ex art. 392 c.p.c., nell’affermare l’assenza del nesso causale tra i lavori della L. e le lesioni verificatesi nella proprietà del B., abbia erroneamente motivato in tema di incertezza di datazione delle crepe e delle lesioni prodottesi e della incongruenza delle risultanze della CTU.

Il motivo è infondato.

Conviene premettere che, nel caso di specie, la cassazione con rinvio ex art. 383 c.p.c., all’esito della quale è stata emessa la sentenza impugnata era stata disposta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5), per carenza motivazionale in ordine all’esclusione del nesso causale tra i lavori effettuati dalla L. ed i danni prodotti sull’immobile del B..

Orbene, secondo il consolidato orientamento di questa Corte, in caso di cassazione con rinvio per vizio di motivazione (da solo o cumulato con il vizio di violazione di legge), il giudice del rinvio non solo può valutare liberamente i fatti già accertati, ma può anche indagare su altri fatti, ai fini di un apprezzamento complessivo, in relazione alla pronuncia da emettere in sostituzione di quella cassata, con il solo limite del divieto di fondare la decisione sugli stessi elementi del provvedimento impugnato ritenuti illogici ed eliminando, a seconda dei casi, le contraddizioni ed i difetti argomentativi riscontrati(Cass. 12102/2014).

Orbene, nel caso di specie, la Corte d’Appello, all’esito di una nuova valutazione delle risultanze istruttorie, ha ritenuto di disattendere le conclusioni formulate nell’espletata consulenza tecnica d’ufficio, in ordine alla prova del nesso causale tra le lesioni dell’immobile del B. ed i lavori effettuati nell’appartamento adiacente, di proprietà della L..

Il giudice di rinvio, in particolare, rilevava che le lesioni più marcate e profonde risultavano prodotte al piano primo e secondo rispetto al piano terreno e quindi con andamento opposto rispetto al luogo di ipotetica origine di produzione del danno, posto che i lavori della L. erano stati effettuati a livello del piano terreno.

Ad avviso delle Corte dunque non era possibile attribuire con certezza la causa delle lesioni lamentate dal B. al rifacimento di pavimenti ed intonaci da parte delle L. al piano terreno, piuttosto che non agli stessi lavori di sopraelevazione fatti eseguire dal medesimo, suscettibili, ad avviso della Corte territoriale di ben più rilevanti implicazioni strutturali e di modifica dell’equilibrio statico del fabbricato, considerato inoltre che le lesioni c.d. di assestamento ben possano verificarsi a notevole distanza di tempo dall’effettuazione delle opere che, magari senza comprometterlo, abbiano semplicemente modificato l’assetto statico di un edificio.

La Corte ha altresì specificamente” preso in esame la testimonianza del R., giungendo ad una motivata conclusione di scarsa attendibilità delle sue dichiarazioni, per il carattere valutativo delle stesse, ritenendo di non attribuire rilevanza probatoria decisiva a quanto dallo stesso R. esposto nella consulenza di parte redatta per conto del B. in ordine alla data di insorgenza delle lesioni, in assenza di inequivoca testimonianza sul punto.

Ed invero, premesso che, pure in sede di rinvio, spettando solo al giudice di merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, valutare le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge in cui un valore legale è assegnato alla prova (Cass. 6064/2008), nel caso di specie la Corte territoriale ha ritenuto, con valutazione di merito che, in quanto fondata su motivazione, logica, congrua ed adeguata, non è sindacabile nel presente giudizio, che non fosse possibile individuare con certezza il nesso causale tra lavori eseguiti dalla L. e lesioni lamentate dal B..

Con il secondo motivo di ricorso, si denuncia il vizio di ultrapetizione, deducendo che il giudice di secondo grado si è pronunciato in ordine ad un tema del tutto estraneo all’elaborato del CTU, introducendo la considerazione circa una supposta astratta possibile ricorrenza di lesioni di c.d. assestamento.

Il motivo è infondato.

Il potere-dovere del giudice di inquadrare nella esatta disciplina giuridica i fatti e gli atti che formano oggetto della contestazione incontra, infatti, il limite del rispetto del “petitum” e della “causa petendi”, sostanziandosi nel divieto di introduzione di nuovi elementi di fatto nel tema controverso, sicchè il vizio di “ultra” o “extra” petizione ricorre quando il giudice di merito, alterando gli elementi obiettivi dell’azione (“petitum” o “causa petendi”), emetta un provvedimento diverso da quello richiesto (“petitum” immediato), oppure attribuisca o neghi un bene della vita diverso da quello conteso (“petitum” mediato), così pronunciando oltre i limiti delle pretese o delle eccezioni fatte valere dai contraddittori(Cass. 18868/2015).

Nel caso di specie la statuizione della Corte territoriale, effettuata – iuxta alligata et probata -, in osservanza del principio di corrispondenza tra il chiesto – ed – il pronunciato – di cui all’art. 112 c.p.c., è quella di mancata prova del nesso causale tra comportamento imputato alla L. ed evento lesivo, mentre l’indicazione di un possibile elemento causale alternativo opera sul diverso piano del percorso argomentativo seguito per giungere alla conclusione suddetta.

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta l’errata e falsa applicazione di norme di diritto, segnatamente l’art. 2043 c.c., in relazione agli artt. 40 e 41 c.p., degli art. 1298 e 2055 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, deducendo che la Corte abbia fatto errata applicazione dei principi in materia di evento dannoso riferibile ad una pluralità di cause e, pur riconoscendo il concorso di due cause, abbia apoditticamente affermato la prevalenza di quella riconducibile al B. rispetto a quelle ascrivibile alla L..

Il motivo è inammissibile, in quanto non coglie la ratio della sentenza impugnata.

La Corte territoriale non ha infatti affermato l’esistenza di due o più cause delle lesioni, ma ha invece ritenuto che l’odierno ricorrente non avesse assolto all’onere, sullo stesso ricadente, di provare il nesso causale (ex plurimis Cass. 3794/2008), giungendo pertanto alla conclusione di incertezza probatoria del nesso eziologico tra le lesioni lamentate dal B. ed i lavori eseguiti dalla L., fondando su tale incertezza il rigetto della domanda.

Il ricorso va dunque respinto ed il ricorrente va condannato alla refusione delle spese del presente giudizio, che si liquidano come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente alla refusione delle spese del giudizio, che liquida in complessivi Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per rimborso spese vive, oltre a rimborso forfettario spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 9 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 luglio 2017

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