Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16389 del 30/07/2020

Cassazione civile sez. trib., 30/07/2020, (ud. 19/02/2020, dep. 30/07/2020), n.16389

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3292-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

Contro

P.A.M.R. elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

SILVIO PELLICO 24, presso lo studio dell’avvocato CESARE ROMANO

CARELLO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 304/2013 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di

LATINA, depositata il 13/06/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/02/2020 dal Consigliere Dott. LIBERATO PAOLITTO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – con sentenza n. 304/39/13, depositata il 13 giugno 2013, la Commissione tributaria regionale del Lazio ha accolto l’appello proposto da P.A.M.R. avverso la decisione di prime cure che, a sua volta, aveva disatteso l’impugnazione di un avviso di accertamento col quale l’Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione, relativamente al periodo di imposta 2004, le plusvalenze conseguite dalla cessione di un terreno edificabile con atto registrato in data 12 ottobre 2004;

– il giudice del gravame ha rilevato che doveva ritenersi passata in giudicato la sentenza (n. 830/39/09) di annullamento di un avviso di rettifica e liquidazione emesso, ai fini della (alternativa) imposta di registro, in relazione alla medesima compravendita e che detto giudicato, – riferito alla posizione del condebitore solidale (la parte acquirente di quel contratto di compravendita), – dovesse estendersi nei confronti della parte appellante, avuto riguardo agli effetti estensivi disciplinati dall’art. 1306 c.c., comma 2, ed al venir meno (in forza dell’annullamento passato in giudicato) del “presupposto unico su cui hanno avuto fondamento gli accertamenti sia ai fini del registro che ai fini Irpef”;

2. – l’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di due motivi;

– resiste con controricorso P.A.M.R..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. – col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Agenzia ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c. e dell’art. 1306 c.c., sul rilievo che, – venendo in considerazione imposte fondate su distinti presupposti, e tra di loro concorrenti (piuttosto che imposte alternative), – non si giustificava la rilevata estensione del giudicato in relazione ai suoi limiti soggettivi (per diversità delle parti dei giudizi) ed oggettivi (involgenti distinti rapporti di imposizione);

– col secondo motivo, anch’esso formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1306 e 2909 c.c., nonchè dell’art. 124 c.p.c., assumendo, in sintesi, che, – avendo la gravata pronuncia accertato il passaggio in giudicato sulla base della (erronea) supposizione della tardività del ricorso (pur) proposto per cassazione (laddove, nella fattispecie, quel ricorso doveva ritenersi tempestivo in applicazione della regula iuris posta dall’art. 155 c.p.c., comma 5, in ordine al termine scadente nella giornata del sabato), piuttosto che sulla base di una formale attestazione del medesimo giudicato, – la sentenza n. 830/39/09 non era affatto passata in cosa giudicata e, per di più, era stata cassata dalla Corte di legittimità (con sentenza n. 19662/12);

2. – non è controverso tra le parti (v. l’esposizione dei fatti di causa di cui al ricorso, fol. 2, ed al controricorso, fol. 2), – e del resto emerge dalla stessa gravata sentenza che, come anticipato, ha ritenuto rilevante il giudicato formatosi sull’imposta di registro perchè gli avvisi di accertamento si fondavano hinc et inde su di un “presupposto unico… ai fini del registro che ai fini Irpef”, – che l’amministrazione ha posto a fondamento dell’accertamento relativo alle realizzate plusvalenze (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68) il rilievo che l’avviso di rettifica e liquidazione dell’imposta di registro, quanto al maggior valore dei terreni compravenduti (D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 51, comma 1), era divenuto definitivo (per difetto di impugnazione);

3. – in corso di causa è sopravvenuto il D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147, il cui art. 5, comma 3, ha disposto nei seguenti termini: “Gli artt. 58, 68, 85 e 86 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e gli artt. 5, 5-bis, D.P.R. 15 dicembre 1997, n. 446, artt. 6 e 7, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonchè per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro di cui al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al D.P.R. 31 ottobre 1990, n. 347.”;

3.1 – detta disposizione, secondo un consolidato principio di diritto espresso dalla Corte, ha efficacia retroattiva, in quanto norma di interpretazione autentica, ed esclude che la plusvalenza, tra le parti in contestazione, possa essere determinata (così come nella fattispecie), sulla (sola) base del valore di mercato accertato ai fini dell’imposta di registro, piuttosto che su “ulteriori indizi, dotati di precisione, gravità e concordanza, che supportino adeguatamente il diverso valore della cessione rispetto a quanto dichiarato dal contribuente.” (cfr. Cass., 8 maggio 2019, n. 12131; Cass., 30 gennaio 2019, n. 2610; Cass., 18 aprile 2018, n. 9513; Cass., 2 agosto 2017, n. 19227; Cass., 17 maggio 2017, n. 12265; Cass., 10 febbraio 2017, n. 3590; Cass., 6 giugno 2016, n. 11543; Cass., 15 aprile 2016, n. 7488; Cass., 30 marzo 2016, n. 6135);

– non ha più fondamento di legittimità, pertanto, il previgente indirizzo interpretativo alla cui stregua, ai fini della determinazione della plusvalenza di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68, il valore di mercato dell’immobile, qual accertato ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro, assumeva ex se rilevanza quale presunzione iuris tantum di corrispondenza del prezzo conseguito dalla vendita (ex art. 68 cit.) con il valore di mercato così accertato, con onere della prova a carico del contribuente quanto al prezzo (inferiore) effettivamente percepito (v., ex plurimis, Cass., 23 luglio 2014, n. 16705; Cass., 10 giugno 2013, n. 14571);

3.2 – trattasi, poi, di ius superveniens di cui deve tenersi conto nel presente giudizio, – e che rende conforme a diritto il dispositivo della gravata sentenza (art. 384 c.p.c., comma 4), – in quanto lo stesso involge una nuova disciplina del rapporto controverso, in quanto tale sopravvenuta alla proposizione del ricorso per cassazione, e dello stesso controricorso, e che direttamente incide sulla cennata questione controversa tra le parti, afferente la legittimità di un accertamento ai fini delle imposte dirette in quanto tale fondato sull’accertamento di valore divenuto definitivo in relazione all’imposta di registro;

4. – in ragione della definizione del giudizio sulla base dello ius superveniens (che ha inciso sul cennato consolidato principio di diritto), le spese di causa vanno integralmente compensate tra le parti;

– alcunchè va disposto in ordine al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, trattandosi di ricorso proposto da un’amministrazione dello Stato che, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, è esentata dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr., ex plurimis, Cass., 29 gennaio 2016, n. 1778; Cass., 5 novembre 2014, n. 23514; Cass. Sez. U., 8 maggio 2014, n. 9938; Cass., 14 marzo 2014, n. 5955).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa integralmente, tra le parti, le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 19 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2020

 

 

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