Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16386 del 04/07/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 04/07/2017, (ud. 29/03/2017, dep.04/07/2017),  n. 16386

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 22269/2014 proposto da:

(OMISSIS) S.R.L. P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PASQUALE

STANISLAO MANCINI 2, presso lo studio dell’avvocato PIETRO

CICERCHIA, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

ALFA BUSINESS PARK S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

VIRGILIO, 8, presso lo studio dell’avvocato ANDREA MUSTI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato CARLO FOSSATI, giusta

delega in atti;

– controricorrente –

e contro

M.F. C.F. (OMISSIS), + ALTRI OMESSI

– intimati –

nonchè da:

M.F. C.F. (OMISSIS), + ALTRI OMESSI

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

contro

(OMISSIS) S.R.L. P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PASQUALE

STANISLAO MANCINI 2, presso lo studio dell’avvocato PIETRO

CICERCHIA, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente al ricorso incidentale –

e contro

ALFA BUSINESS PARK S.R.L. C.F. (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 815/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 27/03/2014 R.G.N. 2157/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/03/2017 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per la cessazione o

estinzione del ricorso, per la (OMISSIS) srl rigetto.

udito l’Avvocato CICERCHIA PIETRO;

udito l’Avvocato MUSTI ANDREA;

udito l’Avvocato RIZZOGLIO MIRCO GIOVANNI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con tre ricorsi, depositati nel maggio/giugno 2011 e successivamente riuniti, i lavoratori odierni ricorrenti incidentali, ex dipendenti della Fiat Auto spa, passati, poi, a seguito della cessione dell’area industriale di (OMISSIS), alla Rina srl e, da ultimo, alla (OMISSIS) srl da cui erano stati licenziati l’11.2.2011 con procedura ex lege n. 223 del 1991, adivano il Tribunale di Milano al fine di vedere accertata e dichiarata la violazione, da parte di Alfa Business Park sri (da ora ABP srl) – la quale, nell’acquistare parte della citata area, si era impegnata a ricollocare 550 lavoratori tra quelli già in servizio presso l’Alfa Romeo – degli obblighi assunti con conseguente costituzione del rapporto di lavoro alle dipendenze di questa alle stesse condizioni già in essere con (OMISSIS) srl; in via subordinata chiedevano dichiararsi l’illegittimità della procedura di mobilità, la inefficacia del licenziamento con condanna della (OMISSIS) srl alla reintegrazione nel posto di lavoro, con ogni conseguenza economica; in ogni caso formulavano domanda risarcitoria nei confronti di ABP srl relativamente all’inadempimento di quest’ultima riguardo all’obbligazione di assumere direttamente o, comunque, anche di fare assumere i dipendenti dalle imprese insediate sull’area in questione.

2. L’adito giudice, respingendo le altre domande, dichiarava l’illegittimità del licenziamento intimato da (OMISSIS) srl l’11.2.2011; condannava, poi, (OMISSIS) srl al risarcimento del danno determinato nella misura delle retribuzioni mensili lorde di fatto dalla data del licenziamento al 10.11.2011, oltre al pagamento dei dovuti contributi.

3. La Corte di appello di Milano, con sentenza n. 815/2013, in parziale riforma della suindicata pronuncia, condannava (OMISSIS) srl anche a reintegrare gli appellanti nel posto di lavoro, o in altro equivalente, e a risarcirli del danno determinato nella misura delle mensilità maturate dalla data del licenziamento alla reintegra.

4. A fondamento della decisione, richiamando precedenti relativi ad altri lavoratori, i giudici dì seconde cure rilevavano che: a) il mancato raccoglimento del libero interrogatorio delle parti non è sanzionato a pena di nullità e, comunque, alcune udienza erano state adeguatamente destinate dal Tribunale al tentativo di conciliazione; b) gli appellanti non potevano ritenersi diretti destinatari degli impegni delle obbligazioni derivanti dagli accordi sindacali del 18.2.2003 e successivo protocollo di intesa, nè dalla convenzione Base (tra enti territoriale e consorzio CRAA srl) così come dall’accordo di programma e successiva convenzione integrativa sempre ai sensi della L. n. 30 del 1994; c) dagli accordi per la riqualificazione dell’ex Area di (OMISSIS) non nascevano obbligazioni in favore dei singoli lavoratori, nè vi era l’obbligo di ABP srl di assumere in via diretta i lavoratori inattivi, ma solo di favorire la loro assunzione ad opera delle imprese individuate; d) comunque ABP srl si era impegnata a che gli ex dipendenti Fiat Auto spa fossero assunti da Rina srl e, risolto il contratto di appalto con questa, aveva comunicato ai lavoratori il subentro nel contratto con una nuova società ((OMISSIS) srl) con l’assunzione di tutti i lavoratori; e) in assenza di ulteriori impegni non era, pertanto, ravvisabile la violazione di alcuna posizione addebitabile ad ABP srl; f) la mera indicazione di inattività, riguardo ad (OMISSIS) srl, nella visura camerale, non comprovava pienamente la impossibilità sopravvenuta della prestazione circa la possibilità di reintegrare i lavoratori; g) per il danno da licenziamento, la quantificazione del 100% delle retribuzioni esauriva ogni profilo mentre la domanda relativa ad un pregiudizio patito dopo il licenziamento era, comunque, generica quanto alla individuazione dell’an del diritto al risarcimento del danno; h) dalle prove orali e documentali acquisite non erano emersi elementi certi per ritenere la non genuinità dell’appalto tra ABP srl ed (OMISSIS) srl.

5. Per la cassazione propone ricorso la (OMISSIS) srl affidato a quattro motivi.

6. Resiste con controricorso l’Alfa Business Park srl.

7. Resistono, altresì, i lavoratori che propongono, altresì, ricorso incidentale con sette motivi cui resiste a sua volta (OMISSIS) srl.

8. Le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la (OMISSIS) srl si duole dell’omesso esame, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, delle prove da essa articolata circa il suo stato di inattività. Sostiene non solo di avere espressamente dedotto in fatto la intervenuta cessazione di ogni attività aziendale, ma di avere chiesto di essere ammessa a provare le circostanze dedotte in fatto che, però, non erano state considerate dalla Corte territoriale che aveva fondato il suo convincimento sulla mancata prova fornita dalla società su tale punto.

2. Con il secondo motivo del ricorso principale si deduce la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione dell’art. 115 c.p.c., per avere omesso, i giudici di seconde cure, di valutare la prova per testi sulla effettiva cessazione di ogni attività, da parte di (OMISSIS) srl, sia nell’area di (OMISSIS) sia in generale.

3. Con il terzo motivo la ricorrente lamenta la falsa applicazione dell’art. 1256 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la Corte territoriale erroneamente interpretato ed applicato l’art. 1256 c.c., ritenendo che l’estinzione del rapporto obbligatorio tra la (OMISSIS) srl e i 41 lavoratori dipendenti potesse pronunciarsi solo in presenza di una prova piena della sopraggiunta cessazione dell’appalto con ABP srl e del conseguente venire meno della struttura aziendale di (OMISSIS), elementi questi che mai avrebbero potuto consentire la reintegrazione di ben 41 lavoratori.

4. Con il quarto motivo si eccepisce la violazione degli artt. 1256 e 1463 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nella parte in cui la gravata sentenza ha disposto la reintegrazione di tutti i lavoratori quando uno di essi, P.G., era deceduto e si erano costituiti, al suo posto, già dal ricorso in appello, i suoi eredi.

5. Con il primo motivo i ricorrenti incidentali lamentano la violazione dell’art. 420 comma 1 cpc e dell’art. 101 comma 2 Cost. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) per non avere ritenuto i giudici di seconde cure che il libero interrogatorio, nel processo del lavoro, è obbligatorio e le parti devono essere interrogate pena la violazione anche del precetto costituzionale di cui all’art. 101 Cost., comma 2.

6. Con il secondo motivo si censura la gravata sentenza per violazione dell’art. 1411 c.c., nonchè degli artt. 1175, 1366 e 1375 (art. 360 c.p.c., n. 3) nella parte in cui non è stato ritenuto violato, da parte di ABP srl, alcun obbligo occupazionale che la società avrebbe assunto negli atti negoziali connessi all’acquisto dell’area di (OMISSIS).

7. Con il terzo motivo si eccepisce la violazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29 e dell’art. 1655 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la Corte territoriale erroneamente ritenuto non adeguatamente provata la non genuinità dell’appalto intercorso tra (OMISSIS) srl e la ABP srl, sia sotto il profilo della nullità che sotto quello della illegittima interposizione nell’appalto stesso.

8. Con il quarto motivo i ricorrenti sostengono la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione dell’art. 437 c.p.c. e art. 115 c.p.c., perchè, nonostante avessero prodotto numerosi documenti volti sostanzialmente a comprovare la non genuinità dell’appalto sottoscritto tra ABP srl ed (OMISSIS) srl, la Corte territoriale li aveva erroneamente ritenuti irrilevanti ai fini della decisione.

9. Con il quinto motivo i lavoratori si dolgono della violazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 26, commi 3 e 5 e del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, per non avere la Corte distrettuale accertato che ABP srl non aveva provveduto alla elaborazione del DUVRI nè all’indicazione dei costi relativi alla sicurezza del lavoro: mancanze, queste, che determinavano la nullità del contratto ex art. 1418 c.c., rilevabile anche di ufficio.

10. Con il sesto motivo si eccepisce la nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, per violazione dell’art. 115 c.p.c., per non avere i giudici di seconde cure ammesso tutti i capitoli di prova dedotti, limitando la loro rilevanza solo a sei, concludendo poi per un giudizio di insufficienza delle prove raccolte sulla dedotta non genuinità dell’appalto.

11. Con il settimo motivo i ricorrenti deducono la violazione dell’art. 1175 c.c., dell’art. 1375 c.c. (sotto il profilo del risarcimento dei danni), in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per essere stata ritenuta generica la domanda risarcitoria da essi avanzata, quando, invece, era diretta ad ottenere un ristoro dei danni patiti per la violazione degli obblighi assunti, sia da parte di ABP srl oltre che da parte di (OMISSIS) srl, senza che fosse ipotizzabile alcuna duplicazione.

12. Preliminarmente deve darsi atto della cessazione della materia del contendere tra (OMISSIS) srl (ora Fallimento (OMISSIS) srl in virtù di sentenza n. 251/2015 del Tribunale di Milano del 13.3.2015) e i lavoratori, odierni ricorrenti incidentali.

13. Sia il Difensore della società che il Procuratore dei lavoratori hanno dichiarato che tra questi ultimi ed il Curatore del Fallimento, a ciò autorizzato dagli organi della procedura concorsuale, è intervenuto un accordo transattivo a seguito del quale le parti non hanno più interesse all’accoglimento delle rispettive domande.

14. Ne consegue, pertanto, la declaratoria di cessazione della materia del contendere come sopra precisato. Le relative spese di giudizio vanno compensate tra le parti come dalle stesse richiesto. Neppure si deve far luogo alla dichiarazione di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17: la ratio della norma -orientata a scoraggiare le impugnazioni dilatorie o pretestuose – induce ad escludere che il meccanismo sanzionatorio ivi previsto sia applicabile in ipotesi di inammissibilità non originaria ma, come nella specie, sopravvenuta (cfr. Cass. Sez. sesta-5 15 settembre 2014 n. 19464; Cass. Sez. sesta-2 ord. 2.7.2015 n. 13636).

15. Resta, pertanto, da esaminare unicamente il ricorso incidentale proposto dai lavoratori nei confronti della Alfa Business Park srl.

16. Il primo motivo non è fondato.

17. La Corte distrettuale si è attenuta al principio, cui si intende dare seguito, statuito da questa Corte (Cass. 28.1.1999 n. 769; Cass. 7.9.1995 n. 9430), secondo cui nel rito del lavoro l’interrogatorio delle parti, pur essendo un adempimento doveroso per il giudice di primo grado, è prescritto senza sanzione di nullità che si rifletta sulla validità della sentenza. Del resto, i modi della concreta utilizzazione di tale strumento processuale rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito e non sono suscettibili di sindacato in sede di legittimità.

18. Il secondo motivo presenta aspetti di inammissibilità e di infondatezza.

19. E’ inammissibile, con riguardo alla preclusione in sede di legittimità, relativamente al riesame del contenuto degli accordi, come accertato dalla Corte territoriale, anche in considerazione dell’assenza di palesi vizi di illogicità e di incongruità della sentenza impugnata. Dall’accertamento compiuto dal giudice del merito non solo non risulta che gli attuali controricorrenti fossero stati individuati (o fossero comunque individuabili) come destinatari di specifici diritti – e di correlativi obblighi – di assunzione, ma risulta, altresì, escluso, in ragione della sequenza temporale degli accordi, che gli impegni assunti dalla società intesi a procurare le assunzioni avessero (o potessero avere) quali destinatari i suddetti lavoratori. La Corte distrettuale ha, poi, osservato che i termini degli impegni assunti nel febbraio 2003 furono oggetto di successive negoziazioni, i cui contenuti esulavano tuttavia dall’oggetto della domanda proposta.

20. E’ infondato” invece, quanto alla dedotta violazione dell’art. 1411 c.c., perchè la fattispecie legale richiede, per essere integrata, non già soltanto che il terzo riceva qualche vantaggio di mero fatto dal contratto stipulato inter alios, ma occorre, da un lato, che sia provata la volontà delle parti di attribuire al terzo la titolarità del diritto concernente la prestazione promessa e, dall’altro, che il terzo rimasto estraneo alla stipulazione sia individuabile come beneficiario e che, quindi, risulti contestualmente determinato nel contratto o almeno determinabile (Cass. n. 10560/1991).

21. Per ciò che concerne ABP srl, i giudici di secondo grado hanno osservato che, se era vero che con la compravendita delle aree Fiat questa era subentrata anche in tutti gli obblighi ed oneri scaturenti dalla Convenzione del settembre 1996, come modificata nel 1998 dal Comitato di Accordo di programma, e che essa avrebbe dovuto assumere iniziative commerciali dirette a far assumere, alle imprese che si sarebbero insediate nelle aree, i lavoratori in esubero, era altresì vero che gli appellanti non rientravano nel novero degli esuberi individuati prima del 2002 e dunque gli impegni o gli obblighi occupazionali rilevanti per il giudizio potevano essere solo quelli scaturenti dall’accordo del 18.2.2003 (in cui risultava solo D.C.R.) con cui la ABP srl si era assunta l’impegno di collocare 550 lavoratori in esubero; tuttavia, tale obbligazione non aveva ad oggetto l’assunzione alle proprie dipendenze, ma più limitatamente quello di favorire l’assunzione ad opera delle imprese che si sarebbero dovute insediare nel territorio di (OMISSIS); inoltre, tale impegno non avrebbe potuto riguardare gli odierni ricorrenti incidentali se non ad esaurimento delle eventuali assunzioni dei lavoratori inoccupati o in mobilità.

22. Dal motivato accertamento contenuto nella sentenza di merito (non sindacabile in punto di fatto) emerge, quindi, l’insussistenza dei presupposti cui è condizionato il riconoscimento del diritto oggetto della pretesa dei lavoratori e che non vi è stata alcuna violazione nè degli artt. 1411 c.c. e segg. nè degli artt. 1175, 1366 e 1375 c.c..

23. Il terzo motivo non è fondato.

24. In primo luogo, essendo i fatti contestati, non è ipotizzabile il vizio ex art. 360 c.p.c., n. 3, che presuppone, invece, la mediazione di una ricostruzione del fatto incontestata che può dare luogo ad un controllo di legittimità rispetto alla asserita violazione o falsa applicazione di una norma di diritto.

25. In secondo luogo, non è ravvisabile alcuna violazione di legge circa le disposizioni indicate essendosi, in sostanza, la Corte distrettuale attenuta al principio, affermato in sede di legittimità (cfr. Cass. 3.7.2009 n. 15693) secondo cui “in relazione al divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro, sono leciti gli appalti di opere e di servizi che, pur espletabili con mere prestazioni di manodopera o con l’ausilio di attrezzature e mezzi modesti, costituiscono un servizio in sè, svolto con organizzazione e gestione autonoma dell’appaltatore e con assunzione da parte dello stesso dei relativi rischi economici, senza diretti interventi dispositivi e di controllo dell’appaltante sulle persone dipendenti dall’altro soggetto”.

26. In terzo ed ultimo luogo, deve precisarsi che le censure scrutinate si risolvono in una sollecitazione di una rivisitazione del merito della vicenda e nella contestazione della valutazione probatoria operata dalla Corte territoriale (lì dove ha ritenuto non adeguatamente provata la non genuinità dell’appalto all’esito dell’istruttoria svolta) sostanziante il suo accertamento in fatto di esclusiva spettanza del giudice di merito ed insindacabile in sede di legittimità.

27. Il quarto ed il sesto motivo, da trattare congiuntamente per la loro connessione, non possono essere accolti.

28. Il mancato esercizio del potere di ammettere una prova testimoniale o di ammettere documenti, da parte del giudice di appello, non può essere sindacato in sede di legittimità, al pari di tutti i provvedimenti istruttori assunti dal giudice ai sensi dell’art. 356 cpc, salvo che le ragioni di tale mancato esercizio siano giustificate in modo palesemente incongruo o contraddittorio (Cass. 8.2.2012 n. 1754; Cass. 19.5.2009 n. 11593).

29. La Corte distrettuale ha, con motivazione sufficiente e coerente, escluso la prova in relazione ai capitoli ritenuti generici e non rilevanti provvedendo, altresì, ad acquisire alcuni soltanto dei documenti numerosi prodotti dai lavoratori perchè quelli respinti erano anteriori alla sentenza impugnata ovvero non rilevanti.

30. Essendo state spiegate, con argomentazioni logiche e prive di contraddizioni, le ragioni per cui le prove non sono state ammesse, le censure sono infondate.

31. Il quinto motivo non è meritevole di pregio.

32. Il ragionamento dei giudici di seconde cure è condivisibile e corretto in punto di inquadramento del fatto e di diritto.

33. Sotto il primo profilo è stato evidenziato che: a) la domanda di nullità dell’appalto era finalizzata alla declaratoria, in applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, di costituzione del rapporto di lavoro degli odierni ricorrenti incidentali in capo ad ABP srl; b) nel contratto di appalto si dava atto che per ABP srl, non essendovi personale alle proprie dipendenze, non era prevista l’elaborazione del DVR (documento valutazione rischi) o DUVRI (documento unico di valutazione dei rischi da interferenza); c) erano stati indicati i costi, nella misura del 3% del valore dell’appalto, al fine di garantire la sicurezza del personale e dei collaboratori.

34. Con riguardo al secondo aspetto, la Corte territoriale ha specificato che la mancata adozione di tali documenti non può determinare la conversione del rapporto di lavoro nei confronti dell’appaltante perchè tale sanzione non è contemplata dal D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, che disciplina solo la fattispecie di illegittima interposizione di manodopera.

35. Tale assunto è valido perchè, avendo riguardo ad una interpretazione sistematica e letterale della disposizione, il legislatore allorquando ha voluto sanzionare in altri casi una tale carenza, espressamente lo ha sancito come, per esempio, con l’abrogato comma 1, lett. d del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 3, ove si affermava chiaramente che la apposizione del termine alla durata di un contratto di lavoro subordinato non era ammesso da parte di imprese che non avessero effettuato la valutazione dei rischi, con la conseguenza della nullità della clausola.

36. Nella fattispecie in esame, quindi, esclusa la possibilità di una costituzione del rapporto di lavoro in capo ad ABP srl, anche in considerazione dell’articolazione della domanda in relazione alle censure mosse, deve altresì evidenziarsi che i costi per la sicurezza erano stati indicati ed il comma 5 del D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 26, si limita a richiedere questa indicazione nel contratto di appalto senza individuare il soggetto tenuto a renderla.

37. Quanto, invece, al DUVRI, la cui finalità è quella di eliminare o ridurre al minimo l’esistenza di rischi da interferenza tra le attività del committente e quelle dell’appaltatore (cfr. Cass. pen. n. 5420/2011), pur abbracciando un concetto sostanziale e non formale di interferenza che non si riferisca solo ai contatti rischiosi che possano intercorrere tra i dipendenti del committente e quelli dell’appaltatore per la contiguità fisica nell’esercizio delle operazioni di rispettiva competenza, è logico ritenere che la mancanza di dipendenti da parte della ABP srl possa esonerare quest’ultima dalla elaborazione del documento già escluso, peraltro, in altre particolari ipotesi disciplinate dal D.Lgs. n. 81 del 2008, artt. 3 bis e 26.

38. Per ciò che concerne, poi, i locali del committente, nei quali i servizi oggetto dell’appalto dovevano essere realizzati (che costituisce poi il requisito per l’applicazione dell’art. 26 citato), la ABP srl ha confermato, nel contratto, la piena conformità degli stessi alle disposizioni di legge in materia di sicurezza e antinfortunistica.

39. Del resto, se lo scopo del DUVRI è quello di consentire, da parte del committente detentore dei locali e di tutte le informazioni necessarie, la cooperazione tra i vari soggetti operanti e il coordinamento degli interventi, nel caso in cui non vi siano attività dei dipendenti dell’appaltante che si possano sovrapporre, è sufficiente ritenere che le dichiarazioni di legge possano essere limitate ai luoghi di lavoro ove operano solo i soggetti estranei al committente.

40. Le doglianze dei ricorrenti, quindi, in relazione a tali profili non possono essere accolte nei termini richiesti.

41. L’ultimo motivo è inammissibile.

42. L’interpretazione della domanda giudiziale, consistendo in un giudizio di fatto, è incensurabile in sede di legittimità e, pertanto, la Corte di Cassazione è abilitata all’espletamento di indagini dirette, al riguardo, soltanto allorchè il giudice di merito abbia omesso l’indagine interpretativa della domanda, ma non se l’abbia compiuta ed abbia motivatamente espresso il suo convincimento in ordine all’esito dell’indagine (Cass. 11.3.2011 n. 5876; Cass. 22.7.2009 n. 17109).

43. Nel caso in esame, invece, la Corte territoriale ha considerato infondata la domanda di risarcimento dei danni avanzata nei confronti della ABP srl non solo perchè l’ha ritenuta una duplicazione di quella già proposta contro (OMISSIS) srl, ma anche perchè era generica quanto alla individuazione dell’an del diritto del risarcimento invocato.

44. Alcuna violazione di legge, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, come precisato nel ricorso, è pertanto ravvisabile alla stregua del principio sopra esposto.

45. In conclusione, il ricorso incidentale deve essere respinto.

46. Sussistono gravi ed eccezionali ragioni (ex art. 92 c.p.c., nella versione ratione temporis applicabile, come sostituito dalla L. n. 69 del 2009, art. 45, comma 11) ravvisabili nelle molteplici componenti di complessità della vicenda esaminata e desumibili dal particolare sviluppo in fatto e in diritto dell’intera fattispecie processuale, per compensare tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità.

47. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti, come da dispositivo.

PQM

 

dichiara cessata la materia del contendere tra i lavoratori ricorrenti incidentali ed il Fallimento (OMISSIS) srl (già (OMISSIS) srl) e compensa tra di essi le spese di giudizio; rigetta il ricorso incidentale nei confronti di Alfa Business Park srl e compensa le spese del giudizio di legittimità. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti incidentali, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 29 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 luglio 2017

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