Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16378 del 26/07/2011

Cassazione civile sez. VI, 26/07/2011, (ud. 15/06/2011, dep. 26/07/2011), n.16378

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. AMATUCCI Alfonso – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – rel. Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

VOLVO AUTO ITALIA SPA (OMISSIS) (già Volvo Italia SpA – di

seguito Volvo) in persona del Presidente del Consiglio di

Amministrazione e legale rappresentante pro-tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA TRIONFALE 5697, presso lo studio

dell’avvocato BATTISTA DOMENICO, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato VASSALLO MARIA GRAZIA, giusta procura

speciale in calce al ricorso per regolamento;

di competenza.

– ricorrente –

contro

AUTOADRIATICA SRL IN LIQUIDAZIONE (OMISSIS) (in seguito anche

Autoadriatica) in persona del suo liquidatore e legale

rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, presso la CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avv. OLIVIERI GIANCARLO,

giusta procura a margine della memoria difensiva;

– resistente –

avverso la sentenza n. 77/2010 del TRIBUNALE di ASCOLI PICENO –

Sezione Distaccata di SAN BENEDETTO DEL TRONTO, depositata il

18/03/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ADELAIDE AMENDOLA.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. ROSARIO

GIOVANNI RUSSO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Con citazione notificata il 9 gennaio 2008 Autoadriatica s.r.l. ha convenuto in giudizio, innanzi al Tribunale di Ascoli Piceno, Volvo Auto Italia s.p.a. per ivi sentirla condannare al pagamento in suo favore della somma di Euro 1.150.000,00, a titolo di risarcimento dei danni subiti a seguito della risoluzione del contratto di concessionario nonchè della lettera in data 7 aprile 1986, inviata dalla concedente alla clientela, al fine di comunicare che essa non faceva più parte della rete dei concessionari. Ha precisato che la risoluzione del contratto intimata da Volvo era già stata dichiarata illegittima dal Tribunale con sentenza del 31 maggio 2002, confermata in appello. Costituitasi in giudizio, la convenuta ha eccepito l’incompetenza territoriale del giudice adito, per essere competente il Tribunale di Bologna. Ha precisato all’uopo che l’art. 5 de contratto tra le parti intercorso richiamava espressamente le norme contenute nelle Condizioni Generali di contratto, le quali, al Capo 19, stabilivano la competenza esclusiva del Foro di Bologna per ogni controversia relativa alla interpretazione e/o esecuzione del contratto stesso.

Il giudice adito, con sentenza del 18 marzo 2010, non definitivamente pronunciando, ha rigettato l’eccezione.

Ha rilevato il decidente che la clausola derogativa della competenza, contenuta nell’art. 19 delle Condizioni Generali di contratto, richiamata dall’art. 5 del contratto di concessionario, non era stata specificamente approvata per iscritto dalla società attrice, di talchè, ai sensi dell’art. 1341 cod. civ., comma 2, era inefficace.

Volvo Auto Italia s.p.a. propone a questa Corte ricorso per regolamento di competenza affidato a un solo motivo illustrato da memoria. Resiste Autoadriatica s.r.l.

Il Procuratore Generale, nella sue conclusioni scritte, ha chiesto che il ricorso venga dichiarato improcedibile.

MOTIVI DELLA DECISIONE:

1. Nell’unico motivo l’impugnante lamenta violazione dell’art. 1341 cod. civ. Deduce che, per costante giurisprudenza del Supremo Collegio, il richiamo della disciplina contrattuale contenuta in un distinto documento, effettuato dalle parti contraenti sulla premessa della piena conoscenza dello stesso e al fine di integrare la disciplina del rapporto negoziale, conferisce alle relative previsioni, per il tramite della relatio perfecta, il valore di clausole concordate, sottratte, in quanto tali, alla esigenza di specifica approvazione per iscritto, di cui all’art. 1341 cod. civ. Aggiunge che la società attrice non aveva mai contestato di avere la piena conoscenza della disciplina richiamata nel contratto di concessionario.

2 Il ricorso, in adesione al parere espresso dal Procuratore generale, nella sua requisitoria scritta, deve essere dichiarato improcedibile.

Valga a riguardo considerare che, a norma dell’art. 369 cod. proc. civ., comma 2, come novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 7 insieme col ricorso debbono essere depositati, (…) a pena di improcedibilità (…) gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda. Peraltro, per giurisprudenza consolidata di questa Corte, pienamente condivisa dal collegio, l’adempimento di siffatto onere non può ritenersi soddisfatto dalla mera allegazione dell’intero fascicolo di parte del giudizio di merito in cui sia stato effettuato il deposito di detti atti o siano state allegate per estratto le norme dei contratti collettivi. E invero, a seguito della riforma ad opera del D.Lgs. n. 40 del 2006, la nuova previsione dell’art. 366 cod. proc. civ., comma 1, n. 6, oltre a richiedere l’indicazione di tali documenti e della sede processuale in cui essi siano rinvenibili, esige, quando il ricorso sia su di essi specificamente fondato, la loro produzione in sede di legittimità, con la conseguenza che, in caso di omissione di tale adempimento, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile (confr. Cass. civ. 15 febbraio 2011, n. 3689; Cass. civ. 23 settembre 2009, n. 20535).

Nella fattispecie il ricorrente ha allegato al ricorso due stralci indicati nell’indice come estratti delle condizioni generali, i quali, tuttavia, neppure riportano l’art. 19.

Ne deriva che il ricorso deve essere dichiarato improcedibile.

Segue la condanna della società ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso improcedibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in complessivi Euro 1.800,00 (di cui Euro 1.600,00 per onorari), oltre IVA e CPA, come per legge.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2011

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