Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16373 del 30/07/2020

Cassazione civile sez. trib., 30/07/2020, (ud. 29/01/2020, dep. 30/07/2020), n.16373

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17882-2013 proposto da:

DITTA P.E., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

MARTIRI DI BELFIORE 2, presso lo studio dell’avvocato UGO PRIMICERJ,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIOACCHINO PANZERA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 230/2012 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST.

LAZIO – LATINA, depositata il 28/05/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/01/2020 dal Consigliere Dott. FRACANZANI MARCELLO MARIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il contribuente opera nel settore delle costruzioni ed era soggetto a verifica generale riassunta nel pvc in data 27 gennaio 2007, cui seguiva avviso di accertamento il successivo 28 giugno 2007, con ripresa a tassazione per l’anno di imposta 2001 di maggiori utili rendendo indeducibili costi ritenuti fittizi perchè relativi ad operazioni inesistenti, nel particolare la costruzione di una fognatura sub appaltata a s.n.c. che non ha esposto dichiarazione dei redditi o Iva per gli anni 2001-2004.

Ricorreva il contribuente contestando in radice la finzione dell’operazione e rappresentando di aver aderito al c.d. “condono tombale” di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9, sicchè – al più – la ripresa poteva riguardare solo l’Iva, ma non le altre imposte attratte alla definizione agevolata legislativamente prevista e ritualmente perfezionata, aggiungendo che tale circoscrizione del contendere era stata riconosciuta dall’Ufficio.

Il giudice di prossimità apprezzava le ragioni del contribuente ed annullava l’atto impositivo, donde spiccava appello l’Ufficio, ottenendo ragione su tutto l’impianto impositivo, anche sulle imposte – in tesi – condonate.

Ricorre per cassazione il contribuente, affidandosi a tre articolati motivi di doglianza, mentre l’Agenzia delle entrate si riserva di spiegare difese in udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Vengono proposti tre motivi di ricorso.

1. Con il primo motivo si prospetta il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione art. 354 c.p.c., comma 1, nella sostanza non avendo rilevato la CTR che già in sede di primo grado l’Ufficio aveva circoscritto le proprie pretese ai soli profili Iva, mentre in sede d’appello ha chiesto l’integrale riforma della sentenza, ottenendo la riviviscenza dell’intero atto impositivo, comprensivo quindi anche delle imposte -in tesi- condonate.

Con il secondo motivo si prospetta censura ex art. 360 c.p.c., n. 5 per omessa motivazione su punto essenziale e controverso, quale il condono delle imposte dirette e la limitazione del contendere ai profili Iva.

I due motivi possono essere trattati congiuntamente stante la loro stretta connessione. Dalla lettura della gravata sentenza risulta che i giudici prendano atto della limitazione della stessa Agenzia alle pretese solo sull’Iva (cfr. pag. 2, ultimo capoverso, sentenza impugnata), mentre poi la motivazione si diffonde sulla legittimità della ripresa a tassazione e sull’indeducibilità dei costi per operazioni inesistenti, in assenza di controprova della contribuente. La conclusione della sentenza lascia intendere una ripresa a tassazione integrale e non la limitazione a fini Iva, sicchè la questione non può essere risolta per via ermeneutica e sussiste il lamentato vizio.

I motivi sono fondati e meritano accoglimento.

2. Con il terzo motivo si prospetta censura ex art. 360 c.p.c., n. 2 (recte, n. 3) per violazione di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 2, nonchè ex art. 360 c.p.c., n. 5, per omessa motivazione, nella sostanza dolendosi non siano state apprezzate le ragioni della contribuente nel ritenere esistente l’operazione e, quindi, integralmente deducibili i costi. Se è pur vero che la deduzione di un vizio di motivazione della sentenza impugnata con ricorso per cassazione conferisce infatti al giudice di legittimità non già il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, bensì la mera facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico7formale, delle argomentazioni svolte dal giudice del merito, cui in via esclusiva spetta il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, di dare (salvo i casi tassativamente previsti dalla legge) prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti (v. Cass., IV, n. 8718/2005, n. 4842/2006, Cass. V, n. 5583/2011), non è men vero che nel caso di specie la gravata sentenza non assolve al dovere di giustificare adeguatamente il bilanciamento dei diversi apporti probatori. Il motivo è dunque fondato e merita accoglimento, limitatamente al profilo dell’omessa motivazione.

In definitiva, il ricorso è fondato e va accolto.

PQM

La Corte accoglie il ricorso per le ragioni attinte dai primi due motivi e dalla censura di omessa motivazione indicata nel terzo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR per il Lazio, Sezione staccata di Latina, in diversa composizione, cui demanda anche la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 29 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2020

 

 

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