Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16373 del 04/08/2016


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Cassazione civile sez. VI, 04/08/2016, (ud. 11/05/2016, dep. 04/08/2016), n.16373

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 8791-2014 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati EMANUELA

CAPANNOLO, MAURO RICCI, CLEMENTINA PULLI, giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

S.C. elettivamente domiciliato in Roma Piazza Cavour

presso la Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’Avvocato

EMANUELE MAGANUCO, giusta procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 623/2013 del TRIBUNALE di GELA, depositata il

01/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA PAGETTA;

udito l’Avvocato MAURO RICCI difensore del ricorrente, che si riporta

agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso che:

– con sentenza depositata in data 1 ottobre 2013 il Tribunale di Gela, pronunziando sul ricorso proposto dall’INPS, in esito a dissenso espresso nell’ambito del procedimento per ATP di cui all’art. 445 bis c.p.c., dato atto della sussistenza del requisito socioeconomico, accertava che S.C. versava nelle condizioni sanitarie richieste ai fini dell’assegno di invalidità civile a decorrere dalla data della istanza amministrativa del 15 novembre 2010 e condannava l’INPS al pagamento della prestazione con decorrenza dal 1 dicembre 2010, oltre interessi legali dal 120 giorno dalla data di presentazione della istanza amministrativa; condannava l’istituto previdenziale alle spese di lite e della consulenza tecnica d’ufficio.:

– l’INPS, con ricorso qualificato come ricorso straordinario ai sensi dell’art. 111 Cost., ha chiesto la cassazione della decisione sulla base di due motivi. Con il primo motivo ha dedotto violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., censurando la decisione per avere emesso una statuizione di condanna anzichè limitarsi all’accertamento delle condizioni sanitarie dello S., in conformità delle conclusioni spiegate nel ricorso proposto da esso INPS. Con il secondo motivo ha dedotto violazione dell’art. 445 bis c.p.c., censurando la decisione per avere pronunziato statuizione di condanna, laddove, in base al disposto dell’art. 445 bis, comma 6, il giudizio instaurato in esito a dissenso dalle conclusioni del c.t.u. nominato nell’ambito del procedimento di accertamento tecnico preventivo, è finalizzato esclusivamente alla verifica del requisito sanitario.

– l’intimato S.C. ha depositato tempestivo controricorso.

– il Consigliere relatore ha concluso per la manifesta infondatezza del ricorso richiamando precedente pronunzia della 4 sezione (Cass. n. 12332 del 2015), resa in fattispecie identica a quella in esame, nella quale era stata rilevata la carenza di interesse ad impugnare la decisione da parte dell’INPS atteso che l’ente, con il ricorso per cassazione, non aveva specificamente contestato la sussistenza dei prescritti requisiti socio-economici (oltre che del requisito sanitario) e si era evidenziato che un’ipotetica cassazione della sentenza soltanto là dove aveva condannato l’istituto ad erogare la prestazione non avrebbe arrecato allo stesso alcun pratico e legittimo beneficio “tale non essendo una mera ipotetica dilazione di fatto nel pagamento di quanto per legge dovuto”. – che sulla questione in controversia vi è un unico precedente della Sezione Lavoro;

– che non sussistono i presupposti per la decisione in camera di consiglio.

PQM

Rinvia per la decisione della causa alla pubblica udienza.

Così deciso in Roma, il 11 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2016

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