Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1637 del 23/01/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 1637 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: CINQUE GUGLIELMO

ORDINANZA
sul ricorso 16928-2012 proposto da:
FURNARI GIOVANNA, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA GUIDO ALFANI 29, presso lo studio dell’avvocato
GIANMARCO PANETTA, rappresentata e difesa dagli
avvocati GIUSEPPA CANNIZZARO, MARIA ANTONIETTA SACCO,
giusta delega in atti;
– ricorrente contro
2017
3577

POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134 presso lo
studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, rappresentata e
difesa dall’avvocato TOSI PAOLO, giusta delega in

Data pubblicazione: 23/01/2018

atti;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 29/2012 della CORTE D’APPELLO

di BRESCIA, depositata il 24/01/2012 R.G.N. 313/2011.

RG. 16928/2012

RILEVATO
che, con la sentenza n. 29/2012, la Corte di appello di Brescia ha
confermato la pronuncia n. 283/2010 emessa dal Tribunale della
stessa sede, con cui era stata respinta la domanda, proposta da
Giovanna Furnari, volta ad ottenere la declaratoria di nullità delle
clausole di durata apposte ai contratti di lavoro, intercorsi con Poste
Italiane spa, rispettivamente ai sensi dell’art. 2 comma 1 bis D.Igs n.

22.10.2007 al 29.2.2008, per esigenze organizzative stipulato ai sensi
dell’art. 1 D.Igs n. 368/2001;
che avverso tale decisione Giovanna Furnari ha proposto ricorso per
cassazione affidato a nove motivi;
che Poste Italiane spa ha resistito con controricorso;
che il P.G. non ha formulato richieste;
che sono state depositate dalle parti memorie.

CONSIDERATO
che, con il ricorso per cassazione, si censura: 1) la violazione e falsa
applicazione dell’art. 2 comma 1 bis del D.Igs n. 368/2001, in relazione
all’art. 2697 cc e dell’art. 115 cpc (art. 360 n. 3 cpc), nonché
insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto controverso e
decisivo per il giudizio (art. 360 n. 5 cpc) per avere la Corte territoriale
erroneamente ritenuto dimostrato il rispetto della clausola di
contingentamento sulla base della stessa documentazione prodotta
dalla società che, invece, riportava dati non esatti a provare
l’osservanza del limite quantitativo; 2) la violazione e falsa
applicazione dell’art. 2 comma 1 bis D.Igs n. 368/2001, come
interpretato dalla Consulta nella sentenza n. 214/2009 ed in relazione
alla Direttiva comunitaria 1999/70/CE, nonché, ancora, insufficiente e
contraddittoria motivazione circa un punto controverso e decisivo per il
giudizio (art. 360 n. 5 cpc) per avere erroneamente ritenuto la Corte di
appello che il calcolo della percentuale di assunzioni a termine dovesse
essere compiuto tenendo conto di tutto il personale a tempo
indeterminato alle dipendenze della società e non solo di quello

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368/2001, per il periodo dal 2.4.2007 al 24.9.2007, e poi dal

applicato ai servizi prettamente postali; 3) la violazione e falsa
applicazione degli artt. 115, 414 e 437 comma 2 cpc (art. 360 n. 4
cpc) nonché dell’art. 2, comma 1 bis, D.Igs n. 368/2001 (art. 360 n. 5
cpc) per avere i giudici di merito erroneamente interpretato il ricorso
introduttivo nella parte in cui essa Furnari non aveva dedotto solo di
avere svolto attività connesse al servizio postale ma anche attività di
sportello con la conseguenza che non era domanda nuova quella
avanzata, diretta a dimostrare tale circostanza, che pertanto andavano

circolare di Poste Italiane spa ammetteva che la stipulazione dei
contratti, ai seni dell’art. 2 comma 1 bis D.Igs n. 368/2001, era
possibile solo per i settori strettamente collegati ai servizi postali; 4) la
violazione e falsa applicazione dell’art. 2 comma 1 bis D.Igs n.
368/2001, in relazione all’art. 2697 cc e dell’art. 115 cpc (art. 360 n. 3
cpc) nonché insufficiente motivazione circa un punto controverso e
decisivo del giudizio (art. 360 n. 5 cpc) per avere erroneamente
ritenuto la Corte distrettuale idonea la documentazione prodotta da
Poste Italiane spa ai fini di dimostrare l’avvenuta comunicazione alle
00.SS; 5) la violazione e falsa dell’art. 2 comma 1 bis D.Igs n.
368/2001, in relazione all’art. 1 D.Igs n. 368/2001 e all’art. 12 delle
preleggi cc; la violazione del comma 3 della clausola n. 8 dell’Accordo
Quadro sui contratti a termine del 18.3.1999 e della Direttiva
1999/70/CE; la violazione dell’art. 86 Trattato CE per abuso di
posizione dominante; l’omessa ovvero insufficiente motivazione circa
un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art 360 n. 3 e n. 5 cpc)
per avere la Corte territoriale erroneamente ritenuto, perché in
violazione delle citate norme nazionali e comunitarie, che con
l’inserimento dell’art. 2 comma 1 bis l’apposizione del termine sarebbe
stata consentita, in modo condizionato, pur in assenza dei presupposti
causali di cui all’art. 1 del medesimo decreto; 6) la violazione e falsa
applicazione dell’art. 1 D.Igs n. 368/2001 e dell’art. 1362 cc, in
relazione alla Direttiva comunitaria 1999/70/CE (art. 360 n. 3 cpc)
perché, in relazione al secondo contratto, la Corte territoriale aveva
ritenuto che la causale fosse stata indicata in modo specifico ed in
forma corretta quando, invece, le esigenze prospettate

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ammessi i relativi mezzi istruttori articolati sul punto e che una stessa

rappresentavano necessità del tutto durevoli e permanenti che
avrebbero dovuto essere soddisfatte mediante assunzioni a tempo
indeterminato e non già a termine; 7) la violazione e falsa applicazione
dell’art. 1 D.Igs n. 368/2001, dell’art. 2697 cc e dell’art. 115 cpc
nonché l’insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo
per il giudizio (art. 360 n. 3 e n. 5 cpc) perché la Corte di appello
erroneamente aveva ritenuto che i documenti prodotti da Poste
Italiane spa erano idonei ad attestare che, nell’ufficio di Desenzano del

concreto le esigenze poste a base del contratto a tempo determinato;
8) la violazione dell’art.’ 112 cpc per omessa pronuncia su un fatto
controverso e decisivo del giudizio (art 360 n. 5 cpc) per non essersi la
Corte bresciana pronunciata sul motivo di appello riguardante l’omesso
esame sulla mancanza della documentazione circa la valutazione dei
rischi presso l’ufficio di applicazione della Furnari; 9) la violazione
dell’art. 112 cpc per omessa pronuncia, su un fatto controverso e
decisivo per il giudizio (art 360 n. 5 cpc) riguardante la richiesta
risarcitoria e la inapplicabilità, nel caso in esame, dell’art. 32 legge n.
183/2010;
che il primo motivo non è fondato sia perché la Corte distrettuale ha
fatto corretta applicazione del regime probatorio, in ordine al rispetto
della clausola di contingentamento, a carico di parte datoriale (con
inconfigurabilità della denunciata violazione dell’art. 2697 cc -cfr.
Cass. 17 giugno 2013 n. 15107; Cass. 12 febbraio 2004 n. 2707) sia
perché le censure sono dirette ad una rivisitazione del merito della
questione, insindacabile in sede di legittimità, qualora congruamente
motivato (cfr. Cass. 5 agosto 2016 n. 16526; Cass. 16 dicembre 2011
n. 27197) come nel caso di specie dove è stato svolto un logico e
completo accertamento in fatto riguardante la documentazione
prodotta;
che il secondo motivo è anche esso infondato atteso che, ai fini della
valutazione del rispetto della percentuale del 15%, nulla l’art. 2
comma 1 bis D.Igs. n. 368/2001 dispone in relazione alle mansioni
esercitate dai dipendenti ai fini della possibilità di assunzione a termine
e che una tale limitazione è estranea anche alle motivazioni adottate

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arda per il quale vi era stata l’assunzione a termine, sussistevano in

dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 214 del 2009 (cfr Cass.
2.7.2015 n. 13069; Cass. 31.5.2016 n. 11374; Cass. 17.9.2015 n.
18294);
che le stesse considerazioni rendono irrilevanti le doglianze di cui al
terzo motivo, non rivestendo carattere di decisività l’allegazione e la
prova sull’espletamento delle mansioni svolte, oltre alla sussistenza di
profili di inammissibilità delle censure stesse ravvisabili nella
impossibilità di sindacare, in sede di legittimità, l’interpretazione

della domanda giudiziale se logicamente e congruamente motivato,
come nella fattispecie in esame, in cui la Corte distrettuale ha valutato,
in modo completo, sia il contenuto che i profili processuali
(relativamente alla tempestività) degli elementi in fatto e in diritto
prospettati nell’atto introduttivo del giudizio;
che il quarto motivo non è meritevole di pregio in quanto la censura
consiste in una difformità, rispetto a quella pretesa dalla ricorrente,
dell’apprezzamento di fatti operata dalla Corte di merito (riguardo alla
idoneità delle comunicazioni alle OOSS ricevute via fax in data
23.3.2007) in ossequio al criterio dell’onere della prova incombente su
parte datoriale e, pertanto, trattasi di doglianza inammissibile in sede
di legittimità;
che il quinto motivo è infondato: invero, le assunzioni a tempo
determinato, effettuate da imprese concessionarie di servizi nel settore
delle poste, che presentino i requisiti specificati dal comma 1 bis
dell’art. 2 del D.Igs n. 368/2001 (per Poste italiane spa ex lege), non
necessitano anche dell’indicazione delle ragioni di carattere tecnico,
produttivo, organizzativo o sostitutivo ai sensi del comma 1 dell’art. 1
del medesimo D.Igs, trattandosi di ambito nel quale la valutazione sulla
sussistenza della giustificazione è stata operata “ex ante” direttamente
dal legislatore (Cass. Sez. Un. 31.5.2016 n. 11374);
che i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati, ai sensi dell’art.
2 comma 1 bis D.Igs n. 368/2001 e succ. modifiche, in successione tra
loro con Poste italiane spa sono conformi alla disciplina del contratto a
tempo determinato dettata dal D.Igs n. 368/2001 applicabile ratione
temporis

e che, a sua volta, la disciplina italiana applicabile al

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operata dal giudice di appello riguardo al contenuto e alla ampiezza

rapporto, e cioè la normativa sulla successione di contratti a tempo
determinato prevista dall’art. 5 del D.Igs n. 368/2001, integrata
dall’art. 1, commi 40 e 43, della legge n. 247/2007, è conforme ai
relativi principi fissati dall’Accordo Quadro nel lavoro a tempo
determinato, stipulato tra le organizzazioni sindacali CES, UNCE e CEEP
il 18.3.1999, recepito nella direttiva del Consiglio 28.6.1999/70/CE
(cfr. Cass. Sez. Un. 31.5.2016 n. 11374);
che il sesto e settimo motivo, da valutarsi congiuntamente per la loro
connessione e concernenti la legittimità del secondo contratto a

termine, sono anche essi infondati: infatti, la Corte territoriale ha
applicato correttamente le norme di diritto e i principi di nomofilachia
enunciati in sede di legittimità (cfr. Cass. 27.4.2010 n. 10033; Cass.
27.1.2011 n. 1931; Cass. 16.3.2010 n. 6328) ed ha motivato in
maniera completa e lineare la sua valutazione di specificità della
causale, esaminando le ragioni indicate nel contratto e vagliandole in
tutta la loro articolazione. In particolare, ha ritenuto specifico il
riferimento alla necessità di coprire temporaneamente i posti di
sportelleria nel tempo necessario alle operazioni di
professionalizzazione e trasferimento, attraverso la mobilità interna,
dei dipendenti a tempo indeterminato in servizio con mansioni diverse
e ha precisato che l’Ufficio di Desenzano del Garda, per il quale era
stata assunta la Furnari, era compreso nel piano di copertura
denominato “sportellizzazione” e che quest’ultima era stata assunta
proprio nell’ambito di quel progetto;
che per il resto le doglianze sono dirette a sollecitare una rivisitazione
del merito, non consentita nella presente sede di legittimità;
che l’ottavo motivo è, invece, fondato: la censura è connotata da
decisività, atteso che il più volte citato decreto legislativo n. 368/2001,
stabilisce, all’art. 3, con norma imperativa, che l’apposizione di un
termine alla durata di un contratto di lavoro subordinato non è
ammessa, tra l’altro, “da parte delle imprese che non abbiano
effettuato la valutazione dei rischi ai sensi del D.Igs 19 settembre 1994
n. 626 artt. 4 e succ. modificazioni”;
che l’omesso esame di un profilo di validità/nullità dei contratti a
termine in esame comporta, pertanto, l’accoglimento del motivo in
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questione e la conseguente cassazione della sentenza impugnata,
dovendosi aggiungere che incombe sul datore di lavoro che intenda
sottrarsi alle conseguenze della violazione della indicata disposizione,
l’onere di provare di avere assolto specificamente all’adempimento
secondo quanto richiesto dalla normativa (si veda Cass. n. 5241/2012;
Cass. n. 11739/2016 e Cass. n. 3636/2016);

che la trattazione del nono motivo resta conseguentemente assorbita
per essere ancora da esaminare, in sede di merito, la dedotta nullità

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;

che, in definitiva, rigettati i primi sette motivi ed assorbito il nono,
all’accoglimento dell’ottavo mezzo segue la cassazione della sentenza
in relazione al motivo accolto e, per essere necessari ulteriori
accertamenti in fatto per verificare, o meno, il rispetto nella specie
della predetta norma imperativa ì la causa va rinviata alla Corte
territoriale di Brescia, in diversa composizione, che provvederà anche
alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.
La Corte accoglie l’ottavo motivo, rigettati i primi sette e assorbito il
nono; cassa la sentenza in relazione al motivo accolto e rinvia alla
Corte di appello di Brescia in diversa composizione cui demanda di
provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso nella Adunanza camerale del 21 settembre 2017.

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