Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16369 del 04/08/2016


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Cassazione civile sez. VI, 04/08/2016, (ud. 19/02/2016, dep. 04/08/2016), n.16369

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – rel. Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

A.U., rappresentato e difeso, per procura speciale a margine

del ricorso, dall’Avvocato Patrizia Kivel Mazuy, elettivamente

domiciliato in Roma, via Luciani n. 1, presso lo studio

dell’Avvocato Ferruccio De Lorenzo;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello

Stato, presso i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12, è

domiciliato per legge;

– controricorrente –

avverso il decreto della Corte d’appello di Roma depositato il 7

aprile 2014 (R.G. n. 50409/2011);

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 19

febbraio 2016 dal Presidente relatore Dott. Stefano Petitti;

sentito, per il ricorrente, l’Avvocato Antonio Caranname.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che, con ricorso in riassunzione depositato presso la Corte d’appello di Roma il 17 settembre 2011, A.U. chiedeva la condanna del Ministero dell’economia e delle finanze al pagamento dell’indennizzo per la irragionevole durata di un giudizio amministrativo iniziato dinnanzi al TAR Campania nel 1993, ancora pendente alla data di proposizione della domanda;

che l’adita Corte d’appello dichiarava improponibile la domanda in quanto non risultava prodotta nel giudizio presupposto l’istanza di prelievo;

che avverso questo decreto A.U. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi;

che il Ministero dell’economia e delle finanze ha resistito con controricorso;

che il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Considerato che il Collegio ha deliberato l’adozione della motivazione semplificata nella redazione della sentenza;

che con il primo motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, dell’art. 6 della CEDU, al D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 3, comma 23, all. 4 e del principio tempus regit actum, nonchè della L. n. 89 del 2001, art. 2 rilevando che la Corte d’appello ha erroneamente ritenuto che la domanda fosse stata presentata dopo il 16 settembre 2010, atteso che il giudizio era stato introdotto il 17 maggio 2010 dinnanzi alla Corte d’appello di Napoli, che si era poi dichiarata incompetente;

che, dunque, sostiene il ricorrente, il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, era applicabile nella sua formulazione originaria e non in quella modificata dal citato D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 3, comma 23, all. 4;

che con il secondo motivo il ricorrente lamenta difetto di motivazione del decreto impugnato con riguardo alle ragioni che giustificherebbero l’applicabilità della disciplina in base alla quale la domanda è stata dichiarata improponibile;

che il primo motivo di ricorso è fondato;

che, quanto al quadro normativo di riferimento, si deve precisare quanto segue: a) il D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, – in vigore dal 25 giugno 2008 (art. 85) -, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1, – in vigore dal 22 agosto 2008 -, nella sua versione originaria, disponeva: “La domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione dell’art. 2, comma 1, non è stata presentata un’istanza ai sensi del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, art. 51, comma 2 nei sei mesi antecedenti alla scadenza dei termini di durata di cui all’art. 4, comma 1-ter, lettera b)”; b) in sede di conversione in legge, sono state apportate all’art. 54 le seguenti modifiche: “al comma 2, dopo le parole “art. 2, comma 1” sono inserite le seguenti: “della L. 24 marzo 2001, n. 89” e le parole “nei sei mesi antecedenti alla scadenza dei termini di durata di cui all’art. 4, comma 1-ter, lett. b)” sono soppresse”; c) conseguentemente, il testo definitivo del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, quale convertito in legge dalla L. n. 133 del 2008, risulta il seguente: “La domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, non è stata presentata un’istanza ai sensi del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, art. 512, comma 2”; d) successivamente, al D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 3, comma 23, all. 4 – in vigore dal 16 settembre 2010 -, ha stabilito che, al D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, “le parole “un’istanza ai sensi del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, art. 51, comma 2” sono sostituite dalle seguenti: “l’istanza di prelievo di cui all’art. 81, comma 1 codice del processo amministrativo, nè con riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione””; e) ancora successivamente, il D.Lgs. 15 novembre 2011, n. 195, art. 1, comma 3, lett. a), n. 6), (Disposizioni correttive ed integrative al D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, recante codice del processo amministrativo, a norma della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 44, comma 4) – in vigore dall’8 dicembre 2011 -, ha disposto che: “al comma 23, le parole “81, comma 1” sono sostituite dalle seguenti “71, Comma 2″”; f) la disposizione del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, – in vigore dal 16 settembre 2010 – risulta del seguente testuale tenore: “La domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, non è stata presentata l’istanza di prelievo di cui all’art. 71, comma 2 codice del processo amministrativo, nè con riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione””; g) per effetto delle modificazioni introdotte dalla L. n. 208 del 2015 nel testo della L. n. 89 del 2001 (art. 6, comma 2-ter, introdotto dalla L. del 2015, in vigore dal 10 gennaio 2016), “il D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2 convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dal D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, art. 3, comma 23, all. 4 si applica solo nei processi amministrativi la cui durata al 31 ottobre 2016 ecceda i termini di cui all’art. 2, comma 2-bis”;

che, questo essendo il quadro normativo di riferimento, è del tutto evidente che in base al principio tempus regit actum: 1) ai procedimenti per equa riparazione, promossi a far data dal 25 giugno 2008, si applica il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2 nel seguente testo: “La domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, non è stata presentata un’istanza ai sensi del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, art. 51, comma 2”; 2) ai procedimenti per equa riparazione, promossi a far data dal 16 settembre 2010, si applica – invece – lo stesso D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, nel seguente testo: “La domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, non è stata presentata l’istanza di prelievo di cui all’art. 71, comma 2 codice del processo amministrativo, nè con riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione”; 3) non rileva nel presente giudizio la previsione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 6, comma 2-ter, applicandosi essa ai soli giudizi amministrativi per i quali il termine di ragionevole durata sia violato alla data del 31 ottobre 2016;

che nel caso di specie la disposizione deve essere applicata nella formulazione di cui sub 1), essendo il giudizio presupposto stato introdotto prima del 16 settembre 2010, sia pure dinnanzi a giudice dichiaratosi incompetente, e poi riassunto nei termini;

che il primo motivo di ricorso va quindi accolto, con assorbimento del secondo motivo e con rinvio, per nuovo esame, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, la quale provvederà anche a regolamentare le spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa il decreto impugnato e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta civile – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 19 febbraio 2016.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2016

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