Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16368 del 30/07/2020

Cassazione civile sez. trib., 30/07/2020, (ud. 12/02/2020, dep. 30/07/2020), n.16368

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 29038/2013 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

cui domicilia in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

Co.M.Edil s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dagli avv.ti Claudio Lucisano e M. Sonia

Vulcano, presso cui elettivamente domicilia in Roma alla via

Crescenzio n. 91;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 66/1/13 della Commissione tributaria regionale

del Piemonte, pronunciata il 12 aprile 2013, depositata il 13 giugno

2013 e non notificata.

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 12 febbraio 2020

dal consigliere Dott.ssa Giudicepietro Andreina;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

generale Dott. Basile Tommaso, che ha concluso chiedendo il rigetto

del ricorso;

udito l’Avvocato dello Stato Giovanni Palatiello.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. L’Agenzia delle Entrate ricorre con un unico motivo contro la società Co.M.Edil s.r.l. (di seguito la società) per la cassazione della sentenza n. 66/1/13 della Commissione tributaria regionale del Piemonte (di seguito C.t.r.), pronunciata il 12 aprile 2013, depositata il 13 giugno 2013 e non notificata, che ha parzialmente accolto l’appello della contribuente, in controversia avente ad oggetto l’impugnazione dell’avviso di accertamento per maggiori Ires, Irap e Iva relative all’anno di imposta 2004, annullando l’avviso di accertamento limitatamente ai costi deducibili per Euro 97.096,15.

2. Con la sentenza impugnata, la C.t.r., riformando la sentenza di primo grado, che già aveva parzialmente accolto il ricorso della contribuente, riteneva infondati i motivi di appello attinenti ai vizi formali dell’atto impositivo.

Nel merito, il giudice di appello riteneva di competenza dell’anno 2004 i costi relativi a fatture emesse nel 2003 a titolo di “acconto su lavori eseguiti”, nonchè deducibili i costi relativi ad operazioni, che l’amministrazione aveva considerato inesistenti, perchè era stata fornita la prova del pagamento, mediante assegni incassati regolarmente.

3. A seguito del ricorso, la società resiste con controricorso e spiega ricorso incidentale, affidato a tre articolati motivi.

4. Il ricorso è stato fissato alla pubblica udienza del 12 febbraio 2020.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. Con l’unico motivo del ricorso principale, la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., D.P.R. 31 dicembre 1986, n. 917, art. 109,D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 19, comma 1, e art. 26, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Secondo la ricorrente, la C.t.r. avrebbe erroneamente ritenuto che gli assegni incassati, prodotti solo nel corso del giudizio di appello da controparte, potessero costituire sufficiente prova dell’effettività del costo, idonea a superare la contestazione della inesistenza delle operazioni, ampiamente motivata nell’atto di accertamento.

1.2. Il motivo è fondato e va accolto.

1.3. Secondo un orientamento consolidato di questa Corte “in tema di IVA, qualora l’Amministrazione contesti al contribuente l’indebita detrazione di fatture, in quanto relative ad operazioni inesistenti, e fornisca attendibili riscontri indiziari sulla inesistenza delle operazioni fatturate, è onere del contribuente dimostrare la fonte legittima della detrazione o del costo altrimenti indeducibili, non essendo sufficiente, a tal fine, la dimostrazione della regolarità formale delle scritture o le evidenze contabili dei pagamenti, in quanto si tratta di dati e circostanze facilmente falsificabili” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 12802 del 10/06/2011; conf. Cass. Sez. 5, Sentenza n. 428 del 14/01/2015; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 17818 del 09/09/2016; Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 11873 del 15/05/2018).

In base ai suddetti principi, valevoli sia in tema di IVA, sia per le imposte dirette, “una volta assolta da parte dell’Amministrazione finanziaria la prova (ad esempio, mediante la dimostrazione che l’emittente è una “cartiera” o una società “fantasma”) dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente, ai fini della detrazione dell’IVA e/o della deduzione dei relativi costi, provare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, senza che, tuttavia, tale onere possa ritenersi assolto con l’esibizione della fattura ovvero in ragione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, che vengono di regola utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia” (Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 17619 del 05/07/2018; Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 26453 del 19/10/2018; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 27566 del 30/10/2018).

Nel caso in esame, la C.t.r., nel ritenere che il contribuente avesse dimostrato l’effettività dell’operazione, considerata inesistente dal fisco, mediante la prova dell’incasso di alcuni assegni, non ha fatto corretta applicazione dei principi citati e deve essere cassata.

2.1. Passando al ricorso incidentale, con il primo motivo la società denunzia la violazione degli artt. 2710,2697 e 2700 c.c.; dell’art. 654 c.p.p., del D.L. 10 luglio 1982, n. 429, art. 12, comma 2, della L. 20 marzo 1865, n. 2248, art. 4, comma 2, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, all. E, art. 75, del D.P.R. 22 ottobre 1972, n. 633, art. 19, del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 5, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 62, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

La ricorrente, dopo aver dedotto incidentalmente che l’amministrazione non avrebbe fornito alcuna prova idonea in merito all’inesistenza delle operazioni, in via di ricorso incidentale si limita a chiedere il riconoscimento dei costi per i quali sono state prodotte solo le matrici degli assegni.

Invero, la doglianza relativa alla mancata prova da parte dell’Ufficio dell’inesistenza delle operazioni rimane a livello generico, senza alcun riferimento critico alla decisione impugnata, per cui, così come specificato dalla stessa ricorrente, il ricorso incidentale deve intendersi limitato alla domanda volta al riconoscimento dei costi per i quali vi sono le matrici degli assegni.

Il motivo è infondato e va rigettato, in conseguenza dell’accoglimento del ricorso principale, con il quale si è affermata, comunque, l’irrilevanza del pagamento, quale unico elemento indiziario in ordine alla prova dell’effettiva esistenza delle operazioni.

2.2. Con il secondo motivo di ricorso incidentale, la società denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., D.P.R. 31 dicembre 1986, n. 917, art. 109, comma 2, lett. b), artt. 163 e 84, D.P.R. 22 ottobre 1972, n. 633, art. 6, comma 4, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 62, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Secondo la società, anche la fattura n. 5 del 19 febbraio 2003 deve ritersi imputabile al 2004, in quanto l’amministrazione finanziaria non ha dimostrato che le prestazioni, cui la fattura si riferisce, siano state ultimate nel 2003.

Il motivo è infondato, perchè il giudice di appello ha considerato che, in mancanza di ulteriori elementi, “non vi è motivo di ritenere che le prestazioni fatturate nel 2003 si riferiscano a lavori ultimati nel 2004”.

Il ragionamento del giudice appare logicamente coerente ed è basato sulla semplice considerazione che il pagamento del corrispettivo avviene, in genere, ad ultimazione dei lavori.

2.3. Con il terzo motivo, la contribuente denunzia la violazione del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 4, comma 2, del D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300, art. 19 e 53, dell’art. 2697 c.c., del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 62, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il motivo è infondato.

Secondo la società non incombeva sulla ricorrente l’onere di provare che il soggetto sottoscrittore dell’avviso di accertamento non avesse la qualifica dirigenziale, ma incombeva sull’Ufficio l’onere di dimostrare la sussistenza di tale qualifica.

Nel caso di specie, i giudici di primo e secondo grado hanno rilevato che l’avviso di accertamento risultava sottoscritto dal dirigente dell’Ufficio periferico di Torino, per cui nessun ulteriore onere gravava sull’amministrazione, a fronte di una contestazione assolutamente generica della contribuente.

Tale conclusione appare in linea con il recente orientamento di questa Corte, secondo cui, se la sottoscrizione non è quella del capo dell’ufficio titolare, ma di un funzionario della carriera direttiva, incombe all’Amministrazione, stante l’espressa previsione della sanzione di nullità dell’atto, di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, dimostrare, in caso di contestazione, il corretto esercizio del potere sostitutivo da parte del sottoscrittore o la presenza della delega del titolare dell’ufficio, poichè il solo possesso della qualifica non abilita il funzionario della carriera direttiva alla sottoscrizione, dovendo il potere di organizzazione essere in concreto riferibile al capo dell’ufficio (Cass. 11 ottobre 2012, n. 17400; cfr. anche Cass. 14942 del 2013; Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 9736 del 12/05/2016; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 12781 del 21/06/2016; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 24492 del 02/12/2015).

In conclusione, il ricorso principale va accolto ed il ricorso incidentale va rigettato; la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla C.t.r. del Piemonte, in diversa composizione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso principale e rigetta quello incidentale; cassa la sentenza impugnata in relazione all’unico motivo del ricorso principale accolto e rinvia alla C.t.r. del Piemonte, in diversa composizione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 30 luglio 2020

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