Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16365 del 30/07/2020

Cassazione civile sez. trib., 30/07/2020, (ud. 14/01/2020, dep. 30/07/2020), n.16365

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO M.G. – Consigliere –

Dott. MUCCI Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 4951/2013 proposto da:

Q.R., elettivamente domiciliato in Roma, viale delle

Milizie n. 38, presso lo studio dell’Avv. Maria Lucia Scappaticci,

rappresentato e difeso, anche disgiuntamente, dagli Avv. Claudia

Cardenà e Paolo Speciale giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato presso

cui è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 55/3/12 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

DELLE MARCHE, depositata il 20 luglio 2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14 gennaio 2020 dal Consigliere Dott. MUCCI ROBERTO.

 

Fatto

CONSIDERATO

che:

1. la CTR delle Marche ha accolto il gravame interposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTP di Ancona di accoglimento del ricorso di Q.R., già legale rappresentante della società cessata “R.S. di Q. R. & C. s.a.s.”, contro il rigetto dell’istanza di autotutela parziale dallo stesso presentata relativamente a due avvisi di accertamento spediti alla società e ai soci (il Q. e la consorte) per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2000, accertamento divenuto definitivo per il mancato ritiro all’ufficio postale degli avvisi, dei quali il Q. era venuto a conoscenza a seguito della notificazione della cartella di pagamento;

2. la CTR – premesso che la società era stata cancellata dal registro delle imprese il 26 gennaio 2006, antecedentemente alla notificazione dell’accertamento avvenuta il 29 giugno 2006 – ha ritenuto che: a) sebbene l’estinzione della società per avvenuta cancellazione dal registro delle imprese conduca all’inesistenza giuridica della notificazione degli avvisi di accertamento, nondimeno la mancata impugnativa degli stessi da parte dei singoli soci rende definitivo l’accertamento, rendendo quindi inammissibili i rimedi giurisdizionali tendenti ad infirmarne la fondatezza e legittimità; b) stante l’avvenuta notificazione dell’accertamento al Q. quale socio, nel suo domicilio fiscale, è ininfluente che la moglie – con la quale era in corso una separazione di fatto, con allontanamento del Q. dalla casa coniugale – non avesse dato notizia al Q. medesimo dell’atto a lui destinato;

3. avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione Q.R. affidato a due motivi, cui replica l’Agenzia delle Entrate con controricorso.

Diritto

RITENUTO

che:

4. con il primo motivo di ricorso Q.R. denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2495 c.c.: la cancellazione della società di persone dal registro delle imprese determinerebbe il venir meno della sua capacità, soggettività e legittimazione, con conseguente nullità (o inesistenza, ovvero inefficacia) dell’avviso di accertamento – non della sola notificazione dello stesso – emesso nei confronti della società non più esistente, nè la notificazione al socio potrebbe sanare tale radicale vizio dell’atto, non essendo egli legittimato a ricorrere contro l’accertamento, sicchè la mancata impugnativa non renderebbe questo definitivo e la nullità colpirebbe anche gli atti successivi quali il ruolo e la cartella di pagamento, con conseguente ammissibilità del ricorso del contribuente avverso il diniego di autotutela;

5. con il secondo motivo si denuncia vizio di motivazione: posto che la notificazione dell’accertamento al socio non sanerebbe l’inesistenza dell’atto impositivo emesso nei confronti della società, il Q. contesta che l’atto gli sia mai stato effettivamente notificato;

6. il primo motivo è infondato;

6.1. in termini semplici, gli argomenti spesi dal ricorrente si infrangono contro l’assorbente principio – cui il collegio intendere dare senz’altro continuità, non sovvenendo validi argomenti per discostarsene – recentemente enunciato da Sez. 6-5, 20 settembre 2019, n. 23534 proprio in fattispecie nella quale il contribuente aveva dedotto la nullità della notifica dell’avviso di accertamento nei suoi confronti, in quanto derivata dall’atto relativo alla società estinta, da ritenersi affetto da invalidità in quanto rivolto ad un soggetto inesistente: “l’avviso di accertamento per redditi imputati per trasparenza al socio, in seguito ad infruttuosa notifica di un precedente atto impositivo ad una società estinta in data antecedente, non è affetto da nullità derivata in conseguenza dell’invalidità della notifica alla società stessa, in quanto in tal caso si realizza un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale le obbligazioni facenti capo alla società si trasferiscono ai singoli soci che ne rispondono illimitatamente o nei limiti di quanto riscosso in seguito alla liquidazione a seconda che, pendente societate, fossero illimitatamente o limitatamente responsabili per i debiti sociali”; la pronuncia si pone nel solco dell’insegnamento di Sez. U, 12 marzo 2013, n. 6070, secondo cui “Dopo la riforma del diritto societario, attuata dal D.Lgs. n. 6 del 2003, qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l’obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorchè azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un’attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo”; principi espressamente richiamati e applicati anche da altra recente pronuncia della Sezione (Sez. 5, 30 ottobre 2019, n. 27795);

7. il secondo motivo è inammissibile: in disparte il fatto che lo stesso ricorrente sostiene essere “indifferente verificare se effettivamente l’avviso di accertamento sia stato notificato al Q., quale socio”, non essendo la notificazione dell’accertamento idonea a sanare l’inesistenza dell’atto impositivo emesso nei confronti della società (secondo quanto sostenuto con il primo mezzo: p. 10 del ricorso), la doglianza non coglie la ratio decidendi, perseverando invero il ricorrente nel confondere tra rituale notificazione dell’atto impositivo (non contestata) e conoscenza “effettiva” dello stesso;

8. ogni altra contraria deduzione svolta dall’Agenzia deve ritenersi assorbita.

9. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato e le spese liquidate secondo soccombenza come in dispositivo; sussistono i presupposti per l’imposizione del doppio contributo unificato.

PQM

rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 5.600,00 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2020.

Depositato in cancelleria il 30 luglio 2020

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