Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1635 del 19/01/2022

Cassazione civile sez. III, 19/01/2022, (ud. 15/10/2021, dep. 19/01/2022), n.1635

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34950/2019 proposto da:

H.M.D., elettivamente domiciliato in Roma Via Giorgio

Baglivi, 8 presso lo studio dell’avvocato Pierpaolo Russo, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Silvia Pastorella;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’Interno in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato ed

elettivamente domiciliato in Roma, via dei Portoghesi 12;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di CALTANISSETTA n. 2311/2019,

depositata il 18/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/10/2021 dal Cons. Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. H.M.D., proveniente dal (OMISSIS), ricorre affidandosi a due motivi illustrati anche da memoria, per la cassazione del decreto del Tribunale di Caltanissetta che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, proposta in ragione del diniego a lui opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere stato costretto a lasciare il proprio paese essendo stato coinvolto in una lite familiare con i fratelli per l’eredità di una casa, lite che trovava origine anche nella contrapposizione politica fra lo zio maggiore che faceva parte dell'(OMISSIS) e lo zio minore che, invece, aderiva al (OMISSIS).

1.2. Nel corso di una rissa intervenuta durante un tentativo di conciliazione, rimaneva ferito all’addome. Inoltre, durante la festa della liberazione lo zio maggiore veniva ucciso e la polizia lo ricercava in quanto suo padre – che era segretario del (OMISSIS) – aveva deciso di fuggire in Kuwait. Si era quindi allontanato anche lui, temendo che un’eventuale rimpatrio avrebbe comportato l’arresto o l’uccisione da parte dei membri del partito avverso.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, con particolare riferimento all’incertezza sulla data relativa alla manifestazione in cui era stato ucciso lo zio, data che, contrariamente a quanto affermato dal Tribunale, era stata indicata in modo coerente a tutto il resto del racconto riferito all’epoca della sua fuga.

1.1. Il motivo è inammissibile.

1.2. La censura, invero confusa quanto all’esposizione, non si confronta con la motivazione del provvedimento impugnato che ha valutato le dichiarazioni rese dinanzi alla Commissione riportandole in motivazione ed evidenziando anche le contraddizioni emerse in relazione alla data: il Tribunale, che ha provveduto al rinnovo dell’audizione, ha infatti evidenziato che il ricorrente aveva modificato la data della manifestazione nella quale lo zio sarebbe stato ucciso, e cioè un dato essenziale del racconto che rimaneva contraddittorio e, dunque, inattendibile (cfr. coerenti argomentazioni contenute a pag. 4 primo e secondo cpv.) in relazione all’incoerenza fra tale data e quella della fuga, ricondotta alla morte dello zio, evento che tuttavia, nell’ambito del complessivo racconto emergeva soltanto come una delle varie circostanze, anche familiari, che lo avevano indotto a fuggire.

1.3. Pertanto, la censura di omesso esame di un fatto decisivo non trova riscontro nella motivazione (perché il fatto indicato è stato valutato) e maschera la richiesta di rivalutazione di merito dei fatti narrati, non consentita in questa sede.

2. Con il secondo motivo, il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6 e del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, comma 3 in quanto il Tribunale non aveva ritenuto sussistenti le condizioni per il rilascio del permesso di soggiorno, valutando in modo generico la sua vulnerabilità e la sua integrazione, non adeguatamente considerata anche in relazione all’attività lavorativa svolta.

2.1. Il ricorrente lamenta, in particolare, che il Tribunale aveva sottovalutato le conseguenze che aveva subito sia per la provenienza derivante da un contesto instabile sia per i fatti accaduti anche durante la sua permanenza in Italia (aggressione accaduta a Pietrapersia dove erano stati sparati alcuni colpi di arma da fuoco contro gli ospiti extracomunitari della struttura che avevano aggravato la sua già precaria condizione psicologica); e che aveva svalutato anche l’integrazione derivante dalla sua attività lavorativa che era stata documentalmente provata.

2.2. Il motivo è fondato.

2.3. Il Tribunale, infatti, ha reso sulla vulnerabilità dedotta una motivazione apodittica e parzialmente illogica laddove ha ritenuto:

a. quanto alla vulnerabilità, che le conseguenze psicologiche derivati dall’aggressione subita in Italia fossero superate per il fatto che il ricorrente aveva ricominciato a lavorare (cfr. pag. 6 primo cpv), statuizione questa priva di una sostanziale motivazione e meramente assertiva.

b. quanto all’integrazione che gli elementi forniti fossero insufficienti in quanto “non si poteva ritenere sufficiente o svolgimento di un’attività lavorativa in mancanza, comunque, di un adeguato apprendimento della lingua italiana”, convinzione derivante dal fatto che l’audizione si era svolta con un interprete “non essendo sufficiente l’attestato di partecipazione al corso di alfabetizzazione depositato” (cfr. pag. 6 primo cpv del decreto).

c. quanto al livello di tutela dei diritti umani, ha del tutto omesso di acquisire COI attendibili ed aggiornate sulle condizioni del paese di origine.

2.4. La decisione, pertanto, esprime una valutazione del giudizio di comparazione carente e non conforme ai principi dettati dalla giurisprudenza di questa Corte, ormai consolidata nel ritenere che “in base alla normativa del T.U. Imm. anteriore alle modifiche introdotte dal D.L. n. 113 del 2018, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, occorre operare una valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta in Italia. Tale valutazione comparativa dovrà essere svolta attribuendo alla condizione soggettiva e oggettiva del richiedente nel Paese di origine un peso tanto minore quanto maggiore risulti il grado di integrazione che il richiedente dimostri di aver raggiunto nel tessuto sociale italiano. Situazioni di deprivazione dei diritti umani di particolare gravità nei Paese di origine possono fondare il diritto del richiedente alla protezione umanitaria anche in assenza di un apprezzabile livello di integrazione del medesimo in Italia. Per contro, quando si accerti che tale livello sia stato raggiunto, se il ritorno in Paesi d’origine rende probabile un significativo scadimento delle condizioni di vita privata e/o familiare sì da recare un vulnus al diritto, riconosciuto dall’art. 8 della Convenzione EDU, sussiste un serio motivo di carattere umanitario, ai sensi dell’art. 5 T.U. cit., per riconoscere il permesso di soggiorno. (cfr. da ultimo Cass. SUU 24413/2021).

2.5. Da ciò deriva la violazione dell’art. 5, comma 6 T.U.I. nell’interpretazione, resa diritto vivente, di questa Corte di Cassazione.

3. In conclusione il decreto deve essere cassato in relazione al motivo accolto con rinvio al Tribunale di Caltanissetta in diversa composizione per il riesame della controversia alla luce dei seguenti principi di diritto: “in tema di concessione del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, la condizione di “vulnerabilità” del richiedente deve essere verificata caso per caso, all’esito di una valutazione individuale della sua vita privata in Italia, comparata con la situazione personale vissuta prima della partenza ed alla quale si troverebbe esposto in caso di rimpatrio, oltre che a quella vissuta nel paese di transito, non potendosi tipizzare le categorie soggettive meritevoli di tale tutela che è invece atipica e residuale, nel senso che copre tutte quelle situazioni in cui, pur non sussistendo i presupposti per il riconoscimento dello “status” di rifugiato o della protezione sussidiaria, tuttavia non possa disporsi l’espulsione” (cfr. Cass. 13079/2019; Cass. 8571/2020; Cass. 20642/2020; Cass. 198/2021) “secondo l’interpretazione fatta propria dalla giurisprudenza di questa Corte, in tema di protezione umanitaria, l’orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione, occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza che, tuttavia, non. deve essere isolatamente ed astrattamente considerato; peraltro, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni sociopolitiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione che il giudice di merito deve acquisire”;

“il giudice del merito non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo incorrere in tale ipotesi, la pronuncia, ove impugnata, nel vizio di violazione di legge”.

4. Il Tribunale di rinvio dovrà altresì decidere in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte,

accoglie il secondo motivo di ricorso e dichiara inammissibile il primo. Cassa il decreto impugnato in relazione al motivo accolto e rinvia al Tribunale di Caltanissetta in diversa composizione anche per la decisione in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 15 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 19 gennaio 2022

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