Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16348 del 03/07/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 03/07/2017, (ud. 23/03/2017, dep.03/07/2017),  n. 16348

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLE TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13580-2011 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PO 25-B, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO PESSI, che la

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

F.P. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAMERINO 15, presso lo studio dell’avvocato ROMOLO CIPRIANI,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUCIA

BARSACCHI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 800/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 04/06/2010 R.G.N. 147/10;

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che con sentenza 28 maggio 2010 la Corte d’Appello di Firenze rigettava l’appello proposto dalla società Poste Italiane nei confronti di F.P. avverso la sentenza del Tribunale di Grosseto, che dichiarava la nullità della clausola del termine apposto al contratti di lavoro stipulati tra le parti in causa per il periodo dall’1.7.2000 al 30.9.2000 “ai sensi dell’art. 8, punto 2.1 alinea del CCNL 26.11.94 e dei successivi accordi integrativi del medesimo per necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie”, rilevando che alla data di stipula del contratto era già da tempo scaduto (31.12.1997) il CCNL del 1994 e che non era in vigore alcun accordo che attuasse la cd. delega in bianco di cui alla L. n. 56 del 1987, nonchè la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con condanna della società al pagamento delle retribuzioni maturate dalla messa in mora;

che avverso tale sentenza Poste Italiane Spa ha proposto ricorso affidato a plurimi motivi, cui ha opposto difese l’intimata con controricorso;

che la società ha comunicato memoria;

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il primo motivo, con cui si denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto, in particolare dell’art. 1372 c.c., per avere la Corte territoriale ritenuto non sussistente la risoluzione per mutuo consenso, è infondato per inidoneità del solo decorso del tempo, in assenza di circostanze significative di una chiara e comune volontà delle parti contraenti di porre definitivamente fine ad ogni rapporto lavorativo (tra le altre: Cass. n. 1780 del 2014; Cass. n. 13535 del 2015; Cass. n. 25844 del 2015), trattandosi comunque di valutazione del significato e della portata del complesso di elementi di fatto di competenza del giudice di merito (Cass. SS.UU. n. 21691 del 2016, in motivazione, punto 57; Cass. n. 2906 del 2015) le cui conclusioni non sono censurabili in sede di legittimità se non sussistono vizi logici o errori di diritto (Cass. n. 16932 del 2011);

che con il secondo motivo la società Poste Italiane lamenta violazione falsa applicazione degli artt. 1362, 1363 e sgg. c.c., nonchè omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo del giudizio; censura la sentenza per avere ritenuto che la delega alla contrattazione collettiva L. n. 56 del 1987, ex art. 23, era collegata a limiti temporali; deduce il difetto di motivazione in ordine alla affermata vigenza dell’accordo integrativo del 25.9.1997 e degli accordi successivi soltanto fino al 30.4.1998 e l’omesso esame del successivo accordo del 18.1.2001, che interpretava autenticamente la volontà delle parti sindacali in ordine al periodo precedente; con il terzo motivo si denuncia violazione di legge e vizi di motivazione per avere il giudice del gravame errato a ritenere che il contratto a termine in controversia stipulato anche per fare fronte alla necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie fosse illegittimo a causa della mancata indicazione del lavoratore sostituito;

che tali censure sono fondate per le ragioni già reiteratamente esposte da questa Corte in fattispecie analoghe (da ultimo v. Cass. n. 6765 e 7673 del 2016), atteso che, con riferimento in particolare all’assunzione a termine per sostituire lavoratori in ferie, la contrattazione collettiva ha stabilito (C.C.N.L. 26 novembre 1994, art. 8, comma 2) che “in attuazione di quanto specificamente previsto dall’art. 23 punto 1) della L. 26 febbraio 1987, n. 56 che l’Ente potrà valersi delle prestazioni di personale con contratto a termine, oltre che nelle ipotesi già previste dalle leggi, nei seguenti casi: necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno settembre”; che con il successivo accordo dei 25 settembre 1997, nell’aggiungere l’ipotesi delle “esigenze eccezionali”, è stata confermata la volontà congiunta delle parti stipulanti di ritenere ancora legittimamente operanti le altre ipotesi, tra cui quella dell’assenza per ferie, previste dal C.C.N.L. del 1994, art. 8; che tale volontà ha trovato conferma nell’accordo del 27 aprile 1998, che ha esteso al mese di maggio, limitatamente all’anno 1998, il periodo di ferie di cui all’art. 8 del c.c.n.l. del 1994, (inizialmente fissato al periodo giugno – settembre); che l’operata estensione dimostra l’implicito riconoscimento dell’operatività dell’ipotesi legittimante la stipulazione di contratti a termine per necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie anche per i successivi mesi estivi del 1998 e per i successivi periodi feriali, a prescindere da ulteriori accordi autorizzatori, non essendo previsti altri limiti temporali; che pertanto l’ipotesi legittimante la stipulazione di contratti a termine per necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie ha conservato la propria vigenza anche dopo la data (31 dicembre 1997) di scadenza del c.c.n.l. 26 novembre 1994, ed è rimasta pienamente applicabile, anche per i periodi feriali successivi, fino alla stipulazione del nuovo contratto collettivo avvenuta nel gennaio 2001; che tale contratto, laddove all’art. 25 ha reiterato la previsione della possibilità di stipulare contratti a termine per la “necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze per ferie nel periodo giugno-settembre”, ha confermato il perdurare della volontà delle parti collettive di autorizzare tale causale, che resta quindi in definitiva operante in virtù della L. n. 56 del 1987, art. 23, sino alla scadenza del CCNL del 2001 (e cioè al 31.12.2001), ai sensi della norma transitoria contenuta nel D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 11, (v. ancora in proposito Cass. n. 654 del 2015, n. 2734 del 2015, Cass. ord. n. 6097 del 2014). che, pertanto, respinto il primo motivo di ricorso, vanno accolti il secondo e terzo, assorbita ogni altra questione proposta con gli altri motivi successivi in ordine logico, con cassazione della sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvio al Giudice designato in dispositivo, che procederà a nuovo esame conformandosi agli indicati principi di diritto e provvederà altresì sulle spese del giudizio;

PQM

 

La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo e terzo, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte di Appello di Firenze, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale del 23 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2017

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