Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16327 del 26/07/2011

Cassazione civile sez. II, 26/07/2011, (ud. 09/06/2011, dep. 26/07/2011), n.16327

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

B.G., rappresentata e difesa, in virtù di procura

speciale a margine del ricorso, dall’Avv. Iossa Francesco Paolo,

elettivamente domiciliata nello studio dell’Avv. Foscari Clemente in

Roma, piazza Antonio Mancini, n. 4;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI ROMA, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e

difeso, in forza di procura speciale a margine del controricorso,

dall’Avv. Sabato Nicola, elettivamente domiciliato presso gli Uffici

dell’Avvocatura comunale in Roma, via del Tempio di Giove, n. 21;

– controricorrente –

avverso la sentenza del Tribunale di Roma n. 21183 del 28 ottobre

2008;

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 9

giugno 2011 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. VELARDI Maurizio, che ha concluso per

l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che il Giudice di pace di Roma, con sentenza in data 20 febbraio 2007, ha annullato, su ricorso di B.G., la cartella di pagamento n. (OMISSIS), notificata alla ricorrente dal Comune di Roma, compensando tra le parti le spese del giudizio;

che il Tribunale di Roma, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 28 ottobre 2008, ha rigettato l’appello, interposto dalla B., sul capo relativo alla compensazione delle spese e ha a sua volta compensato tra le parti le spese del giudizio di secondo grado;

che per la cassazione della sentenza del Tribunale la B. ha proposto ricorso, con atto notificato il 10 dicembre 2009, sulla base di due motivi;

che l’intimato Comune ha resistito con controricorso;

che in prossimità dell’udienza la ricorrente ha depositato una memoria illustrativa.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione semplificata;

che, preliminarmente, va dichiarata l’inammissibilità del controricorso, in quanto avviato alla notifica il 21 gennaio 2010, oltre il termine di quaranta giorni dalla notifica del ricorso, avvenuta il 10 dicembre 2009;

che il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 91, 92 c.p.c., all’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, all’art. 118 disp. Att. c.p.c., comma 2, e all’art. 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5;

che il secondo mezzo è rubricato “violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 cod. proc. civ. e dell’art. 24 Cost. in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5”;

che i motivi che prospettano violazione o falsa applicazione di norme di legge sono privi del quesito di diritto, prescritto, a pena di inammissibilità, dall’art. 366-bis cod. proc. civ., ratione temporis applicabile;

che questa Corte ha in più occasioni chiarito che i quesiti di diritto imposti dall’art. 366-bis cod. proc. civ. – introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6 secondo una prospettiva volta a riaffermare la cultura del processo di legittimità – rispondono all’esigenza di soddisfare non solo l’interesse del ricorrente ad una decisione della lite diversa da quella cui è pervenuta la sentenza impugnata ma, al tempo stesso e con più ampia valenza, anche di enucleare il principio di diritto applicabile alla fattispecie, collaborando alla funzione nomofilattica della Corte di cassazione; i quesiti costituiscono, pertanto, il punto di congiunzione tra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio giuridico generale, risultando, altrimenti, inadeguata e, quindi, non ammissibile l’investitura stessa del giudice di legittimità (tra le tante, Cass., Sez. Un., 6 febbraio 2009, n. 2863; Cass., Sez. Un., 14 febbraio 2008, n. 3519; Cass., Sez. Un., 29 ottobre 2007, n. 22640);

che il quesito di diritto non può essere desunto per implicito dalle argomentazioni a sostegno della censura, ma deve essere esplicitamente formulato, diversamente pervenendosi ad una sostanziale abrogazione della norma (Cass., Sez. Un., 17 aprile 2009, n. 9153);

che anche con riguardo alle censure che articolano il vizio di motivazione non è stato osservato l’onere, imposto dal citato art. 366-bis cod. proc. civ., del quesito di sintesi;

che, invero, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, allorchè nel ricorso per cassazione si lamenti un vizio di motivazione della sentenza impugnata in merito ad un fatto controverso, l’onere di indicare chiaramente tale fatto e le ragioni per le quali la motivazione è omessa, insufficiente o contraddittoria, imposto dall’art. 366-bis cod. proc. civ., deve essere adempiuto non già e non solo illustrando il relativo motivo di ricorso, ma anche formulando, all’inizio o al termine di esso, una indicazione riassuntiva e sintetica, che costituisca un quid pluris rispetto all’illustrazione del motivo, e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità del ricorso (Cass., Sez. 3^, 7 aprile 2008, n. 8897; Cass., Sez. 1^, 8 gennaio 2009, n. 189;

Cass., Sez. 1^, 23 gennaio 2009, n. 1741);

che non rileva che il ricorso sia stato notificato quando la L. 18 giugno 2009, n. 69, era già stata pubblicata ed entrata in vigore;

che, invero, alla stregua del principio generale di cui all’art. 11 preleggi, comma 1, secondo cui, in mancanza di un’ espressa disposizione normativa contraria, la legge non dispone che per l’avvenire e non ha effetto retroattivo, nonchè del correlato specifico disposto della L. n. 69 del 2009, art. 58, comma 5 in base al quale le norme previste da detta legge si applicano ai ricorsi per cassazione proposti avverso i provvedimenti pubblicati a decorrere dalla data di entrata in vigore della medesima legge (4 luglio 2009), l’abrogazione dell’art. 366-bis cod. proc. civ. (intervenuta ai sensi della citata L. n. 69 del 2009, art. 47) è diventata efficace per i ricorsi avanzati con riferimento ai provvedimenti pubblicati successivamente alla suddetta data, con la conseguenza che per quelli proposti – come nella specie – contro provvedimenti pubblicati antecedentemente (e dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40) tale norma è da ritenere ancora applicabile (Cass., Sez. 1^, 26 ottobre 2009, n. 22578; Cass., Sez. 3^, 24 marzo 2010, n. 7119);

che, pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

che, attesa l’inammissibilità del controricorso, e non essendovi stata ulteriore attività difensiva da parte del Comune, non vi è luogo a statuizione sulle spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile della Corte suprema di Cassazione, il 9 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2011

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