Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16323 del 10/06/2021

Cassazione civile sez. VI, 10/06/2021, (ud. 23/03/2021, dep. 10/06/2021), n.16323

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FERRO Massimo – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26411-2019 proposto da:

A.M. SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUIGI CALAMATTA, 16,

presso lo studio dell’avvocato FEDERICO ROSSI, rappresentata e

difesa dall’avvocato PAOLO VIOZZI;

– ricorrente –

contro

CURATELA DEL FALLIMENTO (OMISSIS) SRL, in persona del Curatore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO CONTI ROSSINI

13, presso lo studio dell’avvocato PAOLO PARISI, rappresentata e

difesa dall’avvocato MICHELE CARNEVALE;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di BARI RG. N. 6223/2018,

depositata il 09/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. EDUARDO

CAMPESE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La A.M. s.p.a. ricorre per cassazione, affidandosi a tre motivi, contro il decreto del Tribunale di Bari del 9 luglio 2019, n. 3865, reiettivo della sua opposizione ex art. 98 L. Fall., avverso la mancata ammissione al passivo del Fallimento (OMISSIS) s.r.l. del proprio preteso credito di Euro 60.000,00 in chirografo, oltre Euro 558,86 in privilegio, insinuato sulla base di un decreto ingiuntivo reso provvisoriamente esecutivo ex art. 642 c.p.c., poi opposto e rimasto privo, anteriormente al fallimento, della esecutività ex art. 647 c.p.c.. Resiste, con controricorso, la curatela fallimentare.

1.1. Per quanto qui ancora di interesse, quel tribunale ha motivato la decisione assunta mediante il richiamo all’indirizzo di legittimità secondo cui l’acquisizione dell’efficacia di giudicato sostanziale poteva afferire al decreto ingiuntivo solo se munito della decretazione di esecutività ai sensi della citata disposizione e con data anteriore alla dichiarazione di fallimento. Ha ritenuto, inoltre, insussistente qualsivoglia altra prova del credito suddetto, attesa la inidoneità delle fatture, quali atti di provenienza unilaterale, a documentarlo in sede di verifica dello stato passivo.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I formulati motivi denunciano, rispettivamente:

I) “In relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione dell’art. 307 c.p.c., commi 3 e 4, degli artt. 647,653 e 654 c.p.c., nonchè della L. Fall., artt. 43 e 52, per avere il Tribunale di Bari ritenuto insussistente la pretesa creditoria della A.M. s.p.a., documentata dal decreto ingiuntivo del Tribunale di Fermo n. 901 del 2015, sul rilievo che esso sarebbe inopponibile alla procedura fallimentare perchè non munito del provvedimento ex art. 647 c.p.c., anteriormente alla sentenza dichiarativa di fallimento, nonchè in relazione all’art. 96 L. Fall., comma 2, n. 3, per non avere ammesso, quantomeno con riserva, il credito della M. s.p.a.”;

II) “In relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione degli artt. 52 e 89 L. Fall., nonchè degli artt. 2697,2709 e 2710 c.c., per avere il Tribunale di Bari affermato che il creditore opposto debba partecipare al concorso con gli altri creditori, previa riproposizione della domanda di ammissione al passivo fallimentare con i relativi conseguenti oneri probatori, e statuito, nonostante la rituale presentazione di domanda di ammissione tempestiva con produzione di documentazione giustificativa del credito, che la pretesa creditoria fondata sulla fattura n. (OMISSIS) fosse inidonea, “com’è noto” a provare il credito in sede di verifica senza alcuna motivazione”;

III) “In relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., per avere il Tribunale di Bari ingiustamente ritenuto soccombente la A.M. s.p.a., condannandola al pagamento delle spese di lite in favore della curatela fallimentare (OMISSIS) s.r.l.”, in conseguenza delle erronee ed illegittime statuizioni impugnate con i superiori motivi.

2. La prima di tali doglianze è inammissibile, ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1, essendosi la decisione impugnata conformata alla giurisprudenza di questa Corte, nè l’esame della censura offre elementi per modificare il quadro giustificativo cui hanno riguardo i precedenti cui si ispira il principio per cui “il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato formale e sostanziale solo nel momento in cui il giudice, dopo averne controllato la notificazione, lo dichiari esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c.. Tale funzione si differenzia dalla verifica affidata al cancelliere dall’art. 124 o dall’art. 153 disp. att. c.p.c., e consiste in una vera e propria attività giurisdizionale di verifica del contraddittorio che si pone come ultimo atto del giudice all’interno del processo d’ingiunzione ed a cui non può surrogarsi il giudice delegato in sede di accertamento del passivo. Ne consegue che il decreto ingiuntivo non munito, prima della dichiarane di fallimento, del decreto di esecutorietà non è passato in cosa giudicata formale e sostanziale e non è opponibile al fallimento, neppure nell’ipotesi in cui il decreto ex art. 647 c.p.c., venga emesso successivamente, tenuto conto del fatto che, intervenuto il fallimento, ogni credito, deve essere accertato nel concorso dei creditori ai sensi dell’art. 52 L. Fall.” (cfr. Cass. n. 21583 del 2018; Cass. n. 18733 del 2017, Cass. n. 17865 del 2017, Cass. n. 16322 del 2017, Cass. n. 16177 del 2017, Cass. n. 16176 del 2017, Cass. n. 15953 del 2017, Cass. n. 14692 del 2017, Cass. n. 14691 del 2017, Cass. n. 14690 del 2017, Cass. n. 6595 del 2017, Cass. n. 6524 del 2017, Cass. n. 684 del 2017, Cass. 23392 del 2016, Cass. n. 16215 del 2015, Cass. n. 2112 del 2014, Cass. n. 1650 del 2014, riguardante un decreto ingiuntivo, reso con clausola di provvisoria esecuzione, non opposto e munito di decreto ex art. 647 c.p.c., dopo il fallimento del debitore ivi ingiunto, 23202/2013, 28553/2011, 6198/2009).

2.2. Più specificamente, Cass. n. 5657 del 2019, ha opportunamente puntualizzato che: i) qualora l’estinzione del processo di opposizione avverso il decreto ingiuntivo, ancorchè verificatasi ope legis, non possa essere dichiarata con ordinanza resa a norma dell’art. 653 c.p.c., comma 1, come si verifica nell’ipotesi di cancellazione/interruzione dal ruolo della relativa causa e di estinzione per mancata riassunzione nel termine perentorio di legge, alla parte che ha richiesto ed ottenuto il provvedimento monitorio deve riconoscersi la facoltà di far valere la suddetta estinzione mediante istanza di declaratoria di esecutorietà dell’ingiunzione, rivolta, ai sensi dell’art. 654 c.p.c., comma 1, allo stesso giudice che ha emesso l’ingiunzione; ii) il decreto ingiuntivo acquista efficacia di giudicato sostanziale, idoneo a costituire titolo inoppugnabile per l’ammissione al passivo, solo nel momento in cui il giudice, dopo averne controllato la ritualità della notificazione, lo dichiari, in mancanza di opposizione o di costituzione dell’opponente, esecutivo ai sensi dell’art. 647 c.p.c., laddove, in caso di opposizione, come si evince dal coordinato disposto degli artt. 653 e 308 c.p.c., basta che il relativo giudizio si sia estinto e che, al momento della sentenza di fallimento, sia decorso il termine di dieci giorni per proporre reclamo avverso l’ordinanza di estinzione (cfr. Cass. n. 3987 del 2016); iii) il decreto ingiuntivo che sia stato opposto dal debitore poi fallito è opponibile alla massa fallimentare, a condizione che sia stata pronunciata sentenza di rigetto dell’opposizione ovvero ordinanza di estinzione, divenute non più impugnabili – per decorso del relativo termine – prima della dichiarazione di fallimento, restando irrilevante che con i detti provvedimenti sia stata dichiarata l’esecutorietà del decreto monitorio, ex art. 653 c.p.c., ovvero sia stato pronunciato, prima dell’apertura del concorso tra i creditori, il decreto di esecutività di cui all’art. 654 c.p.c. (cfr. Cass. n. 9933 del 2018).

2.3. Infine, Cass. n. 21583 del 2018, ha chiarito che non rileva che il decreto ingiuntivo sia stato dichiarato provvisoriamente esecutivo dal giudice che lo ha emesso, a norma dell’art. 642 c.p.c., giacchè il passaggio in giudicato del provvedimento non si compie prima della spendita dell’attività giurisdizionale di cui all’art. 647 c.p.c., la quale – come è del tutto evidente – risulta necessaria anche nel caso in cui il provvedimento monitorio sia stato reso esecutivo in via provvisoria. E’, del resto, incontestabile che il decreto provvisoriamente esecutivo non sia equiparabile alla sentenza non ancora passata in giudicato (di cui all’art. 96 L. Fall., comma 2, n. 3), la quale viene pronunciata nel contraddittorio delle parti: come tale esso è totalmente privo di efficacia nei confronti del fallimento (cfr. Cass. n. 11811 del 2014, riferita proprio all’ipotesi di dichiarazione di fallimento sopravvenuta nel corso del giudizio di opposizione). Pertanto, neppure era ipotizzabile, nella specie, un’ammissione con riserva.

3. Il secondo motivo è infondato.

3.1. Invero, gravando sul creditore l’onere della prova dei fatti costitutivi del credito, la società opponente, a fronte della ritenuta inopponibilità del decreto ingiuntivo a tal fine prodotto, avrebbe dovuto dimostrare con altri mezzi l’esistenza e la consistenza del credito invocato.

3.2. Al riguardo, correttamente il tribunale ha escluso l’utilizzabilità della fattura (OMISSIS) depositata dall’odierna ricorrente, atteso che, come già sancito dalla giurisprudenza di legittimità, “la fattura commerciale, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale ed alla funzione di far risultare documentalmente elementi relativi all’esecuzione di un contratto, si inquadra fra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione indirizzata all’altra parte di fatti concernenti un rapporto già costituito” (cfr. Cass. 15383 del 2010, richiamata, in motivazione, dalla più recente Cass. n. 23414 del 2019). Pertanto, quando tale rapporto sia contestato fra le parti, la fattura non può costituire un valido elemento di prova delle prestazioni eseguite.

3.2.1. A tanto va solo aggiunto che, come ancora recentemente ribadito da Cass. n. 5657 del 2019, “al curatore fallimentare, che agisca non in via di successione in un rapporto precedentemente facente capo al fallito ma nella sua fun5zione di gestione del patrimonio di costui, non è opponibile l’efficacia probatoria tra imprenditori, di cui agli artt. 2709 e 2710 c.c., delle scritture contabili regolarmente tenute, senza che tale inopponibilità, in sede di accertamento del passivo, resti preclusa ove non eccepita, trattandosi di eccezione in senso lato – e, dunque, rilevabile d’ufficio in caso di inerzia del curatore – poichè non si riconnette ad una a5zione necessaria dell’organo ma al regime dell’accertamento del passivo in sè, nel cui ambito il curatore, quale rappresentante della massa dei creditori, si pone in posizione di terzietà rispetto all’imprenditore fallito” (cfr. pure, Cass. n. 14054 del 2015; Cass. SU, n. 4213 del 2103, nel senso che il curatore non può essere annoverato tra i soggetti considerati dall’art. 2710 c.c., norma “operante soltanto tra imprenditori che assumano la qualità di controparti nei rapporti d’impresa”).

4. Il terzo motivo, assolutamente privo di propria autonomia, segue la sorte negativa dei primi due, rivelandosi la decisione impugnata, in punto di statuizione sulle spese processuali, affatto coerente al principio di soccombenza ex art. 91 c.p.c..

5. In conclusione, il ricorso della A.M. s.p.a. deve essere respinto, restando le spese di questo giudizio di legittimità regolate dal principio di soccombenza e liquidate come in dispositivo, altresì dandosi atto, – in assenza di ogni discrezionalità al riguardo (cfr. Cass. n. 5955 del 2014; Cass., S.U., n. 24245 del 2015; Cass., S.U., n. 15279 del 2017) e giusta quanto recentemente precisato da Cass., SU, n. 4315 del 2020 – che, stante il tenore della pronuncia adottata, sussistono, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, i presupposti processuali per il versamento, da parte della società ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto, mentre “spetterà all’amministrazione giudiziaria verificare la debenza in concreto del contributo, per la inesistenza di cause originarie o sopravvenute di esenzione dal suo pagamento”.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la A.M. s.p.a. al pagamento, in favore del Fallimento controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 6.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 100,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della medesima società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, giusta lo stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta sezione civile della Corte Suprema di cassazione, il 23 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA